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TERRA TERRA
10.11.2004
  • | di MARINELLA CORREGGIA ,
    Lo scimpanzè innovativo
    Un'interessante scoperta etologica non sarebbe mai avvenuta senza l'inedita alleanza fra un'organizzazione scientifica (la newyorkese Wildlife Conservation Society o Wcs), una compagnia svizzera di legname (di cui non facciamo il nome perché ha fatto solo il suo dovere) e funzionari di un governo (della Repubblica del Congo). Da alcuni anni, riferisce l'agenzia di informazione ambientale Environment News Service (Ens), questa triade collabora per proteggere una foresta pluviale in Centrafrica chiamata Goualougo. Quattro anni fa, la non nominata compagnia svizzera aveva in animo di estrarvi legname su una superficie di 200 chilometri quadrati. La Wcs ritenne l'operazione inaccettabile e coinvolse nel progetto di salvezza il governo congolese e la compagnia stessa. Ora l'area è stata compresa nel parco nazionale Nouabalé-Ndoki, area protetta dal 1993. Se le operazioni di «estrazione del legname» fossero andate avanti, non avrebbe avuto futuro la comunità di scimpanzé Moto che vivono nella foresta e che, questa è la scoperta, fabbricano e poi utilizzano strumenti atti a procurarsi cibo. Le videocamere telecomandate a distanze del National Geographic hanno ripreso gli animali mentre si procuravano e usavano bastoncini di diversa forma e grandezza, a seconda delle operazioni, per raggiungere i nidi delle termiti. Gruppi di scimpanzé allo stato selvatico all'opera con strumenti «inventati» erano già stati visti in altre aree, fra cui l'Africa Orientale ma, secondo lo studio pubblicato nel numero di novembre della rivista The American Naturalist, quelli di Goualougo «lavorano» in modo più complesso e mai osservato in precedenza. Intanto, è significativa la molteplicità degli strumenti: per usarne uno, dunque, l'animale lo deve scegliere come il più adatto all'uopo. Colpisce poi l'uniformità di lunghezza e diametro degli attrezzi adibiti allo stesso uso. Insomma, gli individui si muniscono del materiale necessario, prelevato anche decine di metri più in là da diversi tipi di piante; una volta vicini al nido, con denti e mani preparano così sulle due zampe una spazzoletta per prelevare le prede, e la usano in combinazione con i bastoncini-sonda, dopo aver perforato i tumuli con altri e appositi rami. Scrive la rivista: «L'area protetta intorno al fiume Sangha nel nord del Congo dà una delle ultime possibilità di documentare i processi di diffusione tecnologica all'interno di una popolazione di scimmie allo stato selvatico».

    La scoperta è una ragione di più per proteggere le foreste che rimangono nel bacino del Congo dopo anni di distruzioni e guerre, e per sostenere la validità del Gap o «Progetto grandi scimmie antropomorfe» (www.greatapeproject.org), un'iniziativa internazionale partita dieci anni fa da un libro-manifesto di Peter Singer e Paola Cavalieri. Esso propone qualcosa di rivoluzionario. In considerazione della vicinanza estrema fra gli esseri umani e queste scimmie, si tratterebbe di comprenderli in parte nella «comunità di eguali», accordando loro un minimo di protezione morale e legale: il diritto alla vita (a non essere uccisi se non per autodifesa), a non essere privati della libertà personale (cosa che avviene nelle gabbie), a non essere torturati (cosa che avviene in diversi esperimenti). L'unico paese ad aver riconosciuto il progetto è la Nuova Zelanda.

    Per il resto, lo sfruttamento dei questi grandi, evoluti primati percorre trasversalmente paesi e settori economici. In Africa la carne dei miti gorilla è considerata una prelibatezza e pare che il suo consumo abbia contribuito alla diffusione del micidiale virus Ebola. Nei paesi del Nord, i primati sono sottoposti a esperimenti, e tuttora le loro spoglie sono oggetto di importazione clandestina a titolo di «souvenir».

    Commentando il recente rapporto del Gap «Recognition for the Uncounted», che censisce i 3.100 gorilla, scimpanzé, oranghi e bonobo presenti negli Usa, il filosofo Peter Singer ha così commentato: «In questi dieci anni c'è stato un notevole cambiamento nel pensiero di molte persone rispetto alle grandi scimmie antropomorfe, ma le leggi e la realtà non lo riflettono ancora».

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