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TERRA TERRA
22.12.2004
  • | di NICOLA SCEVOLA,
    L'iceberg che minaccia i pinguini
    La vita dei cuccioli di pinguino in Antartide è dura fin dal momento della nascita, tra predatori e temperature che superano i 40° sotto zero. Quest'anno però c'è una nuova minaccia: un gigantesco iceberg, la più grande piattaforma di ghiaccio galleggiante al mondo si è frapposta fra i pinguini e la loro riserva di cibo naturale, il mare. B15A, com'è stato battezzato questo iceberg grande circa 3000 chilometri quadrati, navigava sospinto dal vento lungo le coste antartiche all'altezza dello stretto di McMurdo. Negli scorsi giorni, però, questa massa di ghiaccio e neve grande come la Val d'Aosta si è incastrata fra la terra ferma e una piccola isola, Franklin Island, bloccando l'accesso al mare agli uccelli in cerca di cibo. Secondo gli esperti, dei pulcini che usciranno a breve dalle uova deposte dai 6000 pinguini che vivono a Cape Royds, quasi nessuno riuscirà a sopravvivere. Gli adulti devono affrontare un viaggio di 180 chilometri per raggiungere il mare in cui trovare i pesci e tornare a nutrire i propri piccoli - troppo anche per questi infaticabili uccelli. «I pinguini possono conservare cibo nello stomaco per parecchi giorni prima di restituirlo ai pulcini», spiega Roberto Meloni, capo spedizione della campagna oceanografica italiana in partenza per l'Antartide. «Dopo aver camminato così tanto, però, quasi certamente avranno digerito tutto e non avranno più niente con cui sfamare i piccoli». I pinguini, uccelli che non sanno volare ma nuotano come delfini, trascorrono la maggior parte del tempo in acqua. Nel periodo della gestazione, però, si riuniscono in grandi branchi e si rifugiano sulla terra ferma dove depongono le uova al sicuro dai predatori.

    Oltre a quella di Cape Royds, un'altra, più numerosa colonia di pinguini è in serio pericolo. I 50.000 esemplari che vivono a Cape Bird sono costretti da B15A a marciare per oltre 90 chilometri per raggiungere l'oceano aperto e tornare alla base. E gli esperti prevedono che questo rischia di rivelarsi fatale per il 90% delle loro nidiate.

    L'origine dell'iceberg che sta mettendo a dura prova la fauna antartica è da ricercare in un blocco ancora più grande che si staccò dalla terra ferma nel 2000. Nel settembre 2003 quell'enorme piattaforma chiamata B15 si divise ulteriormente dando origine a B15A, considerato il più grande oggetto galleggiante sul pianeta. Oltre a costituire un problema per chi da terra vorrebbe raggiungere il mare, l'iceberg blocca anche i pochi che vorrebbero compiere il percorso in senso contrario. Fermando i venti e le correnti calde che in questi mesi di estate antartica solitamente sciolgono parte della banchisa, B15A rischia di impedire il passaggio alle navi in transito. Approfittando della stagione, quattro cargo avrebbero dovuto attraccare in quell'area il mese prossimo per rifornire di cibo e carburante due basi scientifiche. Ma il freddo sembra perdurare e i rompighiaccio potrebbero non riuscire ad aprire una via per far passare le imbarcazioni che trasportano i rifornimenti.

    Contrariamente ai pinguini, però, gli scienziati che vivono nelle basi non rischiano di morire di fame. Ogni stazione di ricerca è, infatti, attrezzata per resistere almeno un anno in isolamento e potrebbe comunque essere rifornita via aerea. La situazione, invece, rimane critica per gli `uccelli in frac'. Secondo Meloni, il difficile accesso al mare rappresenta un serio pericolo per i pinguini della zona. «Probabilmente ci sarà un'intera generazione di pinguini mancanti». E anche se ci sono buone speranze che le due colonie sopravvivano, il numero dei loro membri potrebbe diminuire fino al 70%. Un vero problema, se si considera che il numero di pinguini in Antartide, era già in diminuzione. La crescente presenza umana in questa terra ghiacciata e l'accumulo di sostanze tossiche ha già ridotto di molto la presenza di questa specie di pinguino. E il nuovo iceberg, con tutte le sue conseguenze, non è un buon auspicio per il nuovo anno che sta per arrivare.

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