mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
18.03.2005
-
| di MARINELLA CORREGGIA,
Prendiamo il rospo per la mano
«Aiutereste un rospo terrorizzato ad attraversare la strada? Se sì, venite a raggiungere fra marzo e maggio le nostre pattuglie di soccorso notturno». Organizzazioni come le britanniche Wildlife Trust, Cumbria Wildlife, Froglife e l'italiana Lega anticaccia (Lac), affiancata a livello locale da Una, Wwf e Gev, invitano adulti e bambini ad aiutare i rospi (Bufo Bufo) che si risvegliano dal letargo e nelle sere di primavera partono alla volta dei loro stagni natali, dove si riprodurranno. La loro migrazione nuziale segue antiche e talvolta lunghe rotte e qualcosa di simile avviene per rane, salamandre e raganelle. Ma in tantissimi non arriveranno mai: finiscono schiacciati dai veicoli sull'asfalto che cercano di attraversare. I volontari agiscono appunto negli «incroci» fra le rotte anfibie e le strade usate dagli umani: con l'aiuto di secchielli trasportano gli animali dall'altra parte della strada; piantano segnali che chiedono ai guidatori di rallentare; dirottano gli anfibi verso speciali sottopassi (quando esistono, abbinati a barriere); identificano le rotte. E' consigliata la partecipazione di figli piccoli e scolaresche: in un bambino che ha provato l'ebbrezza di salvare decine di animaletti in poche ore, la sensibilità verso i piccoli e l'attitudine al soccorso sono in seguito garantite. In Gran Bretagna agiscono ogni anno nei mesi di primavera almeno 300 squadre di attivisti salva-anfibi. Le relative organizzazioni mantengono un registro delle strade attraversate (aggiornato anche sulla base delle segnalazioni da parte di cittadini), sperando che il dipartimento dei trasporti si decida a chiuderle alcune per alcune ore, per alcune sere; le amministrazioni locali appongono segnali appositi per i guidatori.
Anche in Italia sono in aumento i volontari, autorganizzati a livello locale là dove esiste il problema (per saperne di più, per partecipare, per segnalare luoghi a rischio. www.abolizionecaccia.it e www.lacveneto.it). I dati dei salvataggi sono incoraggianti per gli ultimi anni; in alcune aree, l'operazione Salvarospi detta anche Save the king Bufo Bufo ha tratto in salvo quasi il 90% dei rospi migranti, insieme a rane, raganelle e ricci. Ma occorrerebbero interventi strutturali da parte delle autorità provinciali e locali. Ad esempio, il posizionamento di tubi sotto la strada, a creare dei tunnel detti anche rospodotti; in Gran Bretagna ce ne sono circa 600, un certo numero in Svizzera, in Italia di meno. Vanno abbinati a reti di protezione che convoglino gli animali nei tratti più a rischio. Ma i rospodotti proteggono solo brevi tratti e non impediscono numerosi schiacciamenti. Ecco perché ogni anno i gruppi ambientalisti reiterano gli appelli alle amministrazioni provinciali e comunali affinché chiudano ai mezzi motorizzati per pochi giorni alcuni tratti delle strade nelle ore serali e notturne, ridirezionando il traffico verso strade limitrofe; tanto più che, ad esempio, una legge regionale del Piemonte dà a province e comuni licenza di procedere a simili chiusure «qualora sia ritenuto opportuno a fini di tutela ambientale». Richieste mai accolte; ben vengano, dunque, folti gruppi di volontari.
I rospi sono parzialmente protetti a livello internazionale dall'Appendice III della Convenzione di Berna che chiede agli stati di assicurare la conservazione della flora e della fauna selvatica e dei loro habitat naturali. In particolare, sarebbero vietati la cattura, l'uccisione, la raccolta di uova, la detenzione e il commercio di tutte le specie indicate negli allegati. Animali di per sé longevi (possono arrivare ai 50 anni di età), indicatori dello stato di salute dell'ambiente, affrontano oltre al traffico diverse minacce che hanno portato la specie a un declino numerico. Evidenti la scomparsa e l'inquinamento chimico degli stagni selvatici in cui le femmine depongono le uova. Perciò, fra i comportamenti suggeriti per la tutela dell'animaletto, si suggerisce a chi abita in campagna di costruire uno stagno. Mentre le istituzioni dovrebbero conservare o ripristinare i punti d'acqua naturali.
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