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TERRA TERRA
22.04.2005
  • | di MARINA FORTI,
    Un far-west petrolifero in Alaska
    Cari senatori, le aziende petrolifere vi stanno ingannando. Questo, più o meno, è il senso della lettera ricevuta qualche giorno fa dal senatore degli Stati uniti Pete Domenici, presidente della commissione energia e risorse naturali del Senato - al centro della battaglia attorno alla Energy Bill, la legge sull'energia che il Congresso Usa sta discutendo e dovrebbe approvare il mese prossimo. La lettera è firmata da Chick Hamel, un attivista per la difesa dei diritti dei lavoratori industriali in Alaska, che ha speso gli ultimi 15 anni a occuparsi in particolare degli incidenti causati dall'industria petrolifera e tenuti nascosti. L'Alaska è uno dei nodi più controversi del piano energetico in discussione, tutto improntato a incentivi per espandere la produzione petrolifera: cosa che in effetti l'amministrazione Bush ha cominciato a fare con una serie di nuove concessioni dal golfo del Messico al Texas. In Alaska vorrebbe aprire a nuove perforazioni petrolifere un'importante zona protetta all'interno dell'Arctic National Wildlife Refuge. Si tratta di zona costiera pianeggiante nota come Area 1002, non molto grande (in termini relativi: sono 800 chilometri quadrati) ma importante dal punto di vista ambientale: il progetto finora non è passato, ma l'amministrazione ha segnato una vittoria (politica) nell'ultima finanziaria, dove nelle entrate per il 2006 sono inclusi i proventi delle concessioni per petrolio e gas dell'Area 1002. Chick Hamel si rivolge dunque al senatore Dominici, grande sostenitore dei nuovi pozzi nel parco naturale in Alaska. Nella lettera (di cui dà notizia il Financial Times, 15 aprile) Hamel segnala che solo nelle ultime tre settimane ci sono stati tre incidenti con dispersione di greggio in diversi impianti petroliferi in Alaska. Inoltre BP, concessionaria dei pozzi di Prudhoe Bay nella «North slope» (versante nord) dell'Alaska - il più grande sito di campi petroliferi di tutto il nord America - all'inizio di aprile è stata accusata di non aver segnalato alle autorità altri due incidenti recenti, in violazione delle norme, e ora è sotto inchiesta. «Lei è probabilmente inconsapevole delle violazioni di alcuni produttori e di alcune aziende di perforazioni», dice la lettera a Dominici, che in marzo aveva guidato un «sopralluogo» di senatori in Alaska: Hamel fa notare che gli hanno «orchestrato» un bello show, ma non gli hanno fatto vedere «il mondo reale delle operazioni, pericolose e deregolamentate, dello Slope». Prosegue: una fonte interna all'industria gli ha appena segnalato di un altro incidente tenuto nascosto, avvenuto nel 2003, in cui l'azienda Pioneer Natural Resources e una ditta di perforazioni sua appaltante, Nabors, hanno riversato circa 8.000 litri di scarti fangosi tossici in mare, sotto i ghiacci, «per risparmiare sul costi di una discarica secondo le regole sulla terraferma». L'inquinamento è la routine dell'industria petrolifera, «non esiste un'adeguato controllo sulle regolamentazioni».

    Le implicazioni sono evidenti: una zona ecologicamente molto delicata rischia un inquinamento selvaggio. Hamel conclude chiedendo al capo della commissione energia del Senato una migliore valutazione delle operazioni industriali esistenti, prima di approvarne nuove. L'ufficio del senatore ha risposto che sta «studiando» la lettera. Certo è che la denuncia del signor Hamel porterà nuovi argomenti ai senatori che si oppongono al progetto di nuovi pozzi nel parco naturale in Alaska - che del resto non è l'unico elemento controverso della Energy Bill. Un altro sono le deroge concesse ai produttori di un additivo per la benzina, l'etere metil-tert-butil (Mtbe), usato perché fa bruciare il gas in modo più «pulito» - ma i cui residui impregnano terreni e falde acquifere, tanto che venti stati l'hanno vietato.

    Le ultime notizie dicono che i deputati repubblicani si apprestano ad approvare in aula una versione «ridotta» del piano energetico iniziale, dopo che la commissione ha approvato capitoli di spesa per 8 miliardi di dollari in 10 anni - tutti destinati a incentivi alla produzione per «ridurre la dipendenza petrolifera degli Stati uniti». Poi la palla passerà al Senato: il duello continua.

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