mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
29.04.2005
-
| di MARINA FORTI
,
E ChevronTexaco zittisce la critica
Con gesto imperioso, il presidente-amministratore delegato (Coe) di Chevron Texaco ha spento i microfoni mentre un oratore stava parlando, e ha dichiarato chiusa l'assemblea annuale degli azionisti. E' successo mercoledì a San Ramon, California: il Ceo della multinazionale petrolifera, David O'Reilly, aveva aperto l'assemblea annunciando che il 2004 è stato fantastico per l'azienda, con profitti record (aiutati anche dall'aumento del prezzi di vendita dei prodotti petroliferi): dal punto di vista sia finanziario sia operativo, aveva detto, l'anno più forte nei 125 anni di storia della compagnia. Forse il signor O'Reilly non voleva che quest'aura positiva fosse turbata da questioni più controverse, come la politica ambientale tenuta dall'azienda in Ecuador. L'oratore zittito d'autorità era in effetti Atossa Soltani, direttore di Amazon Watch, gruppo indipendente che lavora con gruppi di abitanti delle regioni amazzoniche dove Texaco ha lavorato tra il 1960 e il '92, lasciandosi dietro un'eredità di inquinamento, tumori e altre malattie. E' della regione di Lago Agrio, provincia di Sucumbio, nel nord-est dell'Ecuador, dove decine di villaggi hanno subìto un danno ambientale e umano di cui ora si stanno occupando i tribunali: il processo che vede ChevronTexaco come imputato, e 30mila cittadini (di 5 tribù e 80 comunità) come parte lesa, è cominciato nell'ottobre del 2003 proprio a Lago Agrio. E il direttore di Amazon Watch stava accusando la direzione di ChevronTexaco di aver fatto dichiarazioni pubbliche fuorvianti, falsamente assolutorie verso l'azienda.
Il processo in corso in Ecuador è per molti aspetti straordinario: è la prima volta che gli abitanti di una foresta remota riescono a costringere un'azienda così potente a sottoporsi alla giurisdizione del loro paese. L'accusa è di aver scaricato 18 miliardi di galloni (circa 68 miliardi di litri) di rifiuti oleosi in fosse aperte, da cui sono percolati nel terreno e nei corsi d'acqua, in aggiunta a 16 milioni di galloni di greggio disperso da pozzi e oleodotti: questo è andato avanti dal `72 quando i pozzi della Texaco sono diventati operativi fino al `92 quando sono stati chiusi, dopo aver estratto 1,5 miliardi di barili di buon greggio.
La compagnia si è difesa dicendo che si è attenuta alle norme dell'epoca, e che ha speso oltre 40 milioni di dollari per chiudere quelle fosse di scarico e finanziare scuole e ambulatori nella comunità. Soltani, prima che gli spegnessero il microfono, stava però citando analisi compiute dalla stessa azienda, secondo cui acqua e terreno analizzati attorno a una di quelle pozze (la Sacha-53) avevano rivelato tossine in valori superiori ai limiti.
L'assemblea degli azionisti del resto aveva appena respinto tre proposte riguardanti questioni ambientali: in particolare, che «il consiglio d'amministrazione prepari iniziative per affrontare le questioni specifiche di salute e ambiente delle comunità danneggiate dall'inquinamento causato nelle aree dove Texaco ha operato in Ecuador», e che riferisca sulle attività della compagnia in zone protette o ecologicamente delicate. Le proposte erano state avanzate da azionisti «minori», tra cui tre fondi pensione che insieme detengono oltre 2 miliardi di dollari in azioni della ChevronTexaco (sono il New York Common Retirement Fund e due fondi californiani: Calpers che è il più grande fondo pensione negli Usa, e Calsters).
L'assemblea aveva anche rifiutato di ascoltare la testimonianza di Carmen Perez, madre di sei figli e assistente sanitaria in uno dei villaggi della provincia di Sucumbio: era stata invitata da Amnesty International, intervenuta all'assemblea annuale in quanto azionista. Aveva ascoltato però Humberto Piaguaje, un leader della comunità indigena Secoya che vive nella zona inquinata: «La jungla una volta era per noi una grande università, un mercato, un ospedale. Da quando è arrivata ChevronTexaco tutto questo è svanito. Sono qui per trovare una soluzione a questa crisi». Il consiglio d'aministrazione della compagnia petrolifera deve aver deciso che aveva ascoltato fin troppo: e ha chiuso la questione.
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