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TERRA TERRA
26.05.2005
  • | di MARINA FORTI ,
    Lo scandalo delle tigri scomparse
    La carovana di jeep si è mossa all'alba: il primo ministro indiano Manmohan Singh, accompagnato dalla moglie e da una dozzina di guardie, si è addentrato nel Parco nazionale di Ranthambhore, nello stato occidentale del Rajasthan, celebrato per la sua popolazione di tigri. Durante la visita, riferiscono le agenzie, Singh è riuscito a vedere un esemplare del grande felino: la tigressa Lady of the Lake, la Signora del lago. Ormai capita solo ai visitatori più fortunati... La visita di Singh però non è stata una parentesi turistica. Il premier dell'Unione indiana sta cercando di affrontare quella che ormai è diventata una crisi politica con risvolti internazionali. La crisi è scoppiata un paio di mesi fa quando un team del Wildlife Institute of India, l'istituto nazionale che addestra esperti conservazionisti, non ha trovato neppure una tigre in un'altra riserva naturale del Rajasthan, il parco Sariska. La notizia ha suscitato scandalo: la tigre una delle specie più a rischio e anche la più celebrata in India, una sorta di simbolo. Tanto che negli anni `80 l'allora premier Indira Gandhi aveva lanciato il programma di protezione Project Tiger, un sistema di parchi e riserve naturali su cui il governo ha fatto un grande investimento di immagine: Sariska appartiene appunto al Project Tiger (come anche Ranthambhore). Scoppiato lo scandalo, sono cominciate le polemiche. Il governo ha istituito una commissione d'inchiesta federale. Questa ha comprovato che di tigri a Sariska non ce ne sono proprio più e che le ultime devono essere state uccise nell'ultimo anno, perché l'ultimo avvistamento certo risale all'autunno del 2004. E' risultato che le guardie forestali da tempo gonfiavano i numeri per nascondere il declino della popolazione felina. Poi, che nella zona sono attive almeno due o tre bande di cacciatori di frodo. Molti hanno accusato le guardie forestali di complicità. Queste hanno scaricato le responsabilità sui villaggi che circondano la riserva: ai primi di aprile Down to Earth, autorevole quindicinale di ambientalismo sociale pubblicato a New Delhi, riferiva casi di persone picchiate e arrestate in raid brutali della polizia: «Paesani che vivono nella riserva o vicino dicono che alcuni addetti del Dipartimento forestale, complici dei bracconieri, adesso se la prendono con loro per salvarsi la pelle». E' presa di mira in particolare la comunità bawaria, una sottocasta di cacciatori tradizionali: ma è troppo comodo farne il capro espiatorio, scrive Down to Earth: «Come le tigri uccise possano essere state portate fuori dal parco senza che le guardie forestali se ne accorgessero è un mistero». La sorte degli umani che vivono attorno al parco è una delle chiavi del problema: «Escludere le comunità locali dai progetti di conservazione non solo impedirà di raccogliere le informazioni necessarie contro il bracconaggio ma spongerà queste comunità impoverite a sostenere i cacciatori di frodo, per denaro», fa notare Sunita Narain, del Centre for Science and Ecology di Delhi (all'agenzia Ips).

    Tra le specie minacciate, la tigre la «sfortuna» di essere molto richiesta, per la pelliccia e per le varie parti - peli, ossa, pene - usate nella medicina tradizionale cinese. La settimana scorsa il ministero dell'ambiente ha diffuso dati che descrivono un problema generalizzato: almeno 122 tigri sono state uccise nelle aree protette indiane tra il 1999 e il 2003, e altre 62 morti sono definite «innaturali». Sulla popolazione totale resta l'incertezza: il ministero dell'ambiente stima che in tutta l'India siano rimaste 3.600 tigri (nelle riserve), contro 4.000 a fine anni `80, ma molti dicono che sono molte meno. Ora il governo ha avviato un censimento.

    Sul piano interno, tutto questo chiama in causa il Project Tiger: i più noti esperti conservazionisti indiani ormai dicono che è fallito. Lo scandalo poi ha un risvolto internazionale: l'India è un paese firmatario della Convenzione sul commercio di specie minacciate, Cites, e potrebbe essere accusata di non aver preso le misure necessarie a reprimere il traffico illegale di tigri, una specie tra le più protette. Ed è questo che ha spinto a Ranthambore il primo ministro Singh.

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