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TERRA TERRA
01.06.2005
  • | di FULVIO GIOANETTO ,
    Perù, la rivolta della patata
    Le Ande peruviane mantengono tecniche agricole e metodi di colture agricole nelle Ande peruviane, compreso l'addomesticamento di decine di specie e di varietà di patate locali , adattate e adattatasi al mosaico dei microclimi locali e alla diversità dei suoli andini. Ma tutto questo rischia di andare disperso. Spesso sembra che per le autorità e gli incaricati di sviluppo economico rurale la ricchezza varietale e culturale delle patate siano un noioso disturbo ai modelli di mercato e una eresia rispetto ai nuovi programmi di sviluppo rurale. La standardizzazione del mercato vuole che le patate siano tutte della stessa varietà, solamente di due pezzature («così chiede il mercato d'esportazione») e i produttori andini devono adeguarsi alle norme di innocuità alimentare. Quindi meglio continuare a importare per il mercato peruviano patate dal Cile, di bassa qualità alimentare ma meno care di quelle colorate, anomali nelle forme e dal sapore più dolce del mercato nazionale. I produttori delle province andine di Andahuaylas e Chincheros (regione di Aguinas) stanchi di tante promesse di «aiuto allo sviluppo rurale» e di programmi costruiti in beneficio esclusivo degli importatori, hanno organizzato una rivolta. All'inizio di maggio 30.000 persone, fra produttori, contadini e cittadini hanno bloccato le tre strade nazionali d'accesso alla capitale Abancay e preso d'assalto l'areoporto internazionale di Andahuaylas. Alla protesta si sono aggiunti 10.000 produttori di cotone locali, i quali hanno annunciato che bloccheranno la strada Panamericana Sur.

    Dopo una settimana di battaglie campali, con il saldo di diversi feriti fra produttori e polizia, il governo ha dovuto cedere. Comprerà ai piccoli produttori l'eccedente di circa 5000 tonnellate di patate locali e costruiranno due magazzini per stoccare la produzione di 25.000 tonnellate annuali delle tante varietà locali di patate, per permettere di evitare i troppi intermediarismi.

    Diversi specialisti e agronomi ricordano agli specialisti federali incaricati di questi nuovi programmi che sono in effetti le specie silvestri di patata andina (circa 200 specie delle 4000 consevate dal Ciap, il «Centro interregionale di artigiani del Perù» che riunisce una ventina di organizzazioni, in maggioranza indie, per valorizzare i prodotti e le colture locali e le comunità che ne vivono), fra cui la celebre Solanum ajanhuini (resistente alle gelate), che hanno dato origine alle 8 specie più coltivate nel mondo. I produttori andini continuano a piantare specie e varietà locali perché più resistenti e produttive, come la Solanum andigena che con i suoi innumerevoli cultivar ha una produzine abbondante, è resistente ad alcuni virus e funghi patogeni e ha un'alta qualità culinaria; certamente i tubercoli sono piccoli e tardano 6 mesi per svilupparsi, ma sono millenni che le popolazioni si sono abituate e conoscono queste varietà. Dicono «magari raccogliamo meno, ma sempre raccogliamo. Le specie che vogliono farci piantare sono care, necessitano molti fertilizzanti e chimici e non le conosciamo». Sono altrettanto sospettosi verso gli organismi genetocamente modificati, come la nuova patata transgenica commercializzata in Bolivia, alla quale è stata introdotta la proteina cistatina dal riso per aumentare la resistenza ad alcuni nematodi. Tralasciando il fatto che diverse popolazioni di nematodi sono diventate resistenti in seguito all'applicazione generalizzata di insetticidi sistemici che hanno distrutto i loro predatori naturali, esistono prodotti ecologici (a base di chitina e di microrganismi benefici) e tecniche di controllo organico (rotazione, sovesci e pacciamature con piante nematicide) ben sperimentati e accessibili ai produttori per controllare questi parassiti della patate. Nel mercato sudamericano inoltre si trovano già varietà commerciali resistenti al nematodo Heterodera rostachiensis , ottenute attraverso un incrocio agronomico fra la patata comune (S.tubersoum) e la varietà silvestre andina S. sucrense. Tutti buoni motivi per meglio conservare e sviluppare questo patrimonio di varietà e de tecniche agricole tradizionali.



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