mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
15.07.2005
-
| di KARIMA ISD,
L'agricoltura bio può essere global?
E' molto di più di una semplice produzione salutistica: l'agricoltura biologica ha valenze ambientali (conserva il territorio, la biodiversità, perfino non ammazza le rondini con i pesticidi), sociali (solo con quella percentuale in più molti agricoltori riescono a sopravvivere in aree marginali), perfino climatiche (si abbatte il contributo che il settore agroalimentare dà all'effetto serra... purché le cipolle bio italiane non siano vendute in Argentina e viceversa, come avviene, con grande spreco di carburante). Dunque l'agricoltura biologica - certificata o meno - è fondante per la qualità della vita in un paese, anche di chi non mangia bio. La qualità e l'ecosostenibilità hanno un costo e dovrebbero essere incoraggiate, tanto più che le Linee guida comunitarie per lo sviluppo rurale 2007-2013 (in via di definizione) ne fanno un settore strategico. Ma l'economia italiana del biologico è in crisi (quella mondiale continua a crescere al ritmo del 10% annuo); sulle cause e sul futuro si sono interrogati ieri mattina a Roma gli operatori del settore in un convegno organizzato dalla Fiao (Federazione italiana agricoltura organica).
Anzitutto i numeri, indicati dagli esperi dell'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) e dell'Inea (Istituto nazionale di economia agraria). Dopo anni di rapido sviluppo, con aumento delle aziende, delle aree, dei consumi e delle stesse esportazioni, sembra che nel 2001 il settore sia giunto al suo picco; da allora sono calate aziende (soprattutto le piccole) e superfici coltivate nei principali settori, cereali, olio, vino, agrumi, frutta, ortaggi (aumentano invece la zootecnia biologica e le relative colture foraggere, e in generale un modello estensivo più continentale che mediterraneo). Molti agricoltori sono economicamente insoddisfatti, non vedono vantaggi, non riuscendo ad arrivare al mercato a prezzi decenti; d'altra parte sono entrati in scadenza diversi contributi europei (a eccezione di alcune regioni, dove è bio-boom, come in Basilicata).
Guardando a valle della zolla si capisce il perché della crisi: mentre i consumi interni sono scesi del 4% all'anno nel 2004 (i consumatori guardano di più al prezzo), la trasformazione e la commercializzazione tengono, le aziende di importazione aumentano. Ed è lì che si fanno i guadagni. La globalizzazione, eccola: le imbattibili Nestlé, Mars e Unilever entrano nel settore; si importano perfino prodotti mediterranei (e intanto esportiamo più che vendere in casa); la Grande distribuzione organizzata o Gdo inaccessibile dai piccoli contadini fa la parte del leone insieme ai supermercati del bio; si fanno strada i consumisti prodotti «di quarta gamma» (il fresco preparato e confezionato) con materie prime estere.
Che fare? La Germania, primo mercato bio in Europa, punta ai bassi costi con i discount, importando dall'estero (soprattutto nuovo Est europeo, Mediterraneo, resto del mondo) «dove il costo del lavoro è di due dollari l'ora, imbattibile», ha ricordato ieri Gino Girolomoni dell'Amab. L'Italia dovrebbe fare diversamente, «se non vogliamo una situazione in cui a più consumi corrisponda meno produzione nazionale», ha ammonito Fabio Lunati di Nomisma. Si parla di un marchio «bio italiano»: ma l'Ue lo boccerebbe? Tutti d'accordo che occorra lavorare sui prezzi e sulla filiera corta: i due anelli deboli della catena - i piccoli produttori e i consumatori - sono perdenti; dovrebbero allearsi con le vendite dirette (in effetti i gruppi di offerta e domanda, come i gruppi d'acquisto hanno un piccolo boom), con le campagne per il consumo «in casa», cioè nell'Italia del Sud, con l'ingresso nelle mense scolastiche dove si forma il consumatore di domani. E perché non riattivare i consorzi agrari facendone dei supermercati per l'accesso diretto dei produttori ai consumatori? E' un momento chiave per le trattative politiche sul biologico: nei prossimi sei mesi si potrebbe decidere il futuro della politica agricola italiana.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










