mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
30.07.2005
-
| di KARIMA ISD,
Junk food junkies junking
Come scioglilingua non è male: junk food junkies junking - abbreviamolo in Jfjj - è un'espressione coniata da ecologisti inglesi per definire l'azione di gettare per terra (junking) involucri, cartacce, barattoli o bottigliette, insomma i rifiuti (junkies) prodotti da cibo e bevande «spazzatura» dal ben scarso potere nutritivo, quando non francamente nocive (junk food). Tale maleducazione civica, ambientale, alimentare, sanitaria richiede soldi pubblici per pulire i marciapiedi che altrimenti sarebbero lastricati di sporcizia e untume (non ci si riesce che in parte, peraltro); 150 milioni di sterline se ne vanno annualmente per sradicare le palline di chewing-gum gettate a terra o appiccicate qui e là (un sito di proposte ecosociali, We Are What We Do, piazza la cicca atterrata fra le 50 cose da non fare assolutamente). Certo, in questo campo le multe gioverebbero... Comunque maestra in materia è la cinquantenaria campagna inglese Kbt - Keep BritainTidy (www.encams.org). E' focalizzata: non si occupa di una generale opera di riduzione dei rifiuti prodotti, chiede giusto che non vadano a finire per terra e nell'ambiente. Tempo fa ha fatto trasmettere nei cinema brevi spot che evidenziavano i collegamenti fra i residui di cibo e l'imperversare dei topi, fra gli untumi da raschiar via e lo spreco di denaro pubblico; la British Pest Control Association ha poi sostenuto la stampa di un buon numero di adesivi che sono stati incollati sui cestini per l'immondizia stradali. Poi la Kbt ha trasmesso uno spot su una tv-satellite per due settimane di fila. Dieci squadre di calcio hanno trasmesso le esortazioni sugli schermi prima delle partite. Il resto l'hanno fatto stampa e tv.
L'ultima iniziativa in ordine di tempo è la campagna mirata ad adolescenti e giovanissimi, i principali sporcaccioni per via delle scorie del fast food (compreso il famigerato, notissimo fish&chips) e del fast drink. Con scritte vivaci sui vassoi della birra, poster nei pub, nei club, la campagna andrà avanti almeno per tutto l'anno; quella condotta nel 2003 a base di poster umoristici, ha mostrato un tasso di «conversione» dell'8%, contro il 20% atteso. C'è una verifica dei risultati anche per un'altra campagna di Kbt: quella che incoraggiava gli autisti e i passeggeri a non gettare rifiuti e oggetti vari dal finestrino (già, non succede solo in Italia). I colpevoli sono soprattutto giovani maschi fa i 18 e i 25 anni, dunque a loro era rivolto il messaggio («il lancio di rifiuti fa schifo a chi vi vede») con spot alla radio letti da una voce famosa e conosciuta e con poster in punti strategici delle stazioni di servizio. Anche qui si è rivelato cruciale il sostegno di partner «del settore», come l'agenzia autostrade (Highways Agency). Altra ottima copertura stampa e radiotelevisiva, nazionale e locale. Apparentemente i cigli delle strade, esaminati «prima e dopo», sono risultati più puliti.
In febbraio è stata lanciata la campagna contro l'abbandono delle cicche di sigaretta, per strada, in campagna, al mare sotto la sabbia. Ci sono state anche: una hotline per vittime del rumore, esortazioni contro l'abbandono delle cacche di cane (con riduzione annua di quasi il 30%!), iniziative contro il «volo a terra» dei volantini pubblicitari. Utilissimo un progetto «veicoli abbandonati» (la cui rimozione costa allo stato 24 milioni di sterline): con la collaborazione di centinaia di enti locali, la campagna ha ottenuto la consegna volontaria di oltre 10.000 automobili in pochi mesi.
In Italia cosa si fa di vivace e accattivante? «Fermati! Tu attenti alla decenza della città e alla salute dei tuoi figli!»: su una cartolina, bel disegno su intenso fondo giallo, un bambino in divisa scolastica ammonisce la donna che rovescia la pattumiera per strada. Iniziativa delle scuole di Napoli e del comune: ogni scolaro firmava sul retro della propria cartolina l'impegno a tener puliti i luoghi e la mandava al sindaco con tanto di francobollo. Di lire 15: era il 1965.
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