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TERRA TERRA
06.08.2005
  • | di KARIMA ISD ,
    La protezione sociale dei raccolti
    Molti raccolti in Africa, America Centrale e Asia orientale sono devastati dalla mancanza di piogge; l'Africa è l'area che preoccupa di più, perché diverse aree stanno subendo il terzo o quarto anno consecutivo di siccità, ed è questa ricorrenza a essere allarmante. I paesi più colpiti sono Niger (con un'emergenza pesantissima in corso) Sudan, Etiopia, Zimbabwe (dove la crisi alimentare ha esacerbato una situazione politica già deteriorata) Malawi, Eritrea, Zambia, Gibuti. Secondo il gruppo ambientalista britannico Working Group on Climate Change and Development, sarà quel continente, e chi là dipende dall'ambiente naturale per la propria sopravvivenza - cioè la maggioranza degli africani - a subire maggiormente le conseguenze dell'effetto serra; senza quasi esserne causa. Il cambiamento climatico potrebbe anche indurre l'espansione dei deserti; un rapporto pubblicato da Nature prevede l'avanzata delle dune del Kalahari. Nel 2099, di questo passo, sterili sabbie caratterizzeranno il paesaggio di estese parti del Botswana, dell'Angola, dello Zimbabwe e dell'Ovest dello Zambia. Siccità persistenti colpiscono anche aree tradizionalmente verdi come Cuba, Cambogia, Vietnam, Guatemala, e poi Afghanistan, Australia, Marocco, Honduras, Nicaragua. Secondo il sistema di allerta contro la carestia delle Nazioni unite, 16 paesi fra i quali anche Perù, Ecuador, Lesotho si trovano di fronte a «prospettive sfavorevoli» per l'attuale raccolto. Anche in Europa una siccità da record ha colpito Spagna e Portogallo dimezzando i raccolti. Diversi rapporti indicano un generale inaridimento dei suoli e la crescita della desertificazione nella regione mediterranea, in questi ultimi venti anni.

    La Fao e il governo Usa, entrambi assidui - per ragioni diverse - nel monitoraggio delle crisi alimentari a livello globale, sono d'accordo nell'affermare che 34 paesi sono colpiti attualmente da siccità e penuria e altri potrebbero aggiungersi presto alla lista. Ma la molle conclusione statunitense è che per decine di milioni di persone occorrerà assistenza alimentare (un buon modo per smaltire le eccedenze cerealicole di Washington, mentre sarebbe assi più opportuno che il sistema di aiuti internazionali acquistasse le derrate in paesi del sud del mondo eccedentari); e si lascia senza risposta la causa principale del consolidamento di tale crisi: i cambiamenti climatici.

    Simili, quotidiane emergenze rendono evidente come la protezione della fertilità del suolo sia condizione per preservare non solo la natura ma anche la società, la civiltà addirittura; e come d'altra parte per mantenere la fertilità delle zolle occorra un impegno politico, di civiltà addirittura. Questa «etica del suolo» - quanto mai disattesa - fu alla base del pensiero e degli scritti di uno scienziato, il pedologo Giovanni Haussmann, nato nel 1906 a Pietroburgo e stabilitosi in Italia fino alla morte nel 1980 a Lodi, dove per decenni diresse la Stazione sperimentale di praticoltura. La terra come placenta è l'azzeccato titolo del «testamento» di questo scienziato umanista, pubblicato di recente dalla Libreria editrice fiorentina.

    La visione di Haussmann, i cui studi pedologici hanno valenze storiche in grado di dedurre le evoluzioni nel futuro, contesta «una mentalità soggiogata da ideali di arricchimento e di benessere materiale», di cui le risorse naturali sono solo nel ruolo di chi ne fa le spese. Una mentalità di cui sono portatori non solo l'invadente mondo urbano ma lo stesso odierno agricoltore perfettamente industrializzato; quanto ai coltivatori dei paesi depressi, sono «condannati dalla miseria a pensare solo alla sopravvivenza». E quanto alla scienza, essa è servita «tanto a procurare mezzi efficacissimi per la prosperità materiale della società, quanto ad approntarne altri destinati alla distruzione del consorzio umano».

    E dove si reimpara un'etica in grado di ridirezionare agricoltura e società? Per Haussmann, non c'è che un mezzo: il perfezionamento interiore.

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