mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
09.09.2005
-
| di MARINA FORTI,
Per un pugno di semi
Il parlamento indiano sta cominciando a discutere una «legge sui semi», le sementi usate in agricoltura: e sarà un dibattuto interessante, che tira in ballo gli interessi della popolazione rurale e quelli dell'industria privata delle sementi, la salvaguardia della biodiversità, il commercio internazionale... Tra le parti in causa ci sono dunque in primo luogo gli agricoltori - circa metà del miliardo di abitanti dell'India. Il quindicinale Down to Earth, nota voce dell'ambientalismo indiano, ricorda che solo un quinto degli agricoltori indiani compra regolarmente le sue sementi da aziende, private o pubbliche. Gli altri si arrangiano altrimenti: comprano semi una volta, li scambiano, li conservano da un raccolto all'altro. Si capisce dunque perché uno dei punti più discussi della nuova legge è il diritto consuetudinario degli agricoltori all'accesso alle sementi. Altro soggetto, è ovvio, sono le industrie che producono sementi, ovvero che selezionano («creano») varietà e/o ibridi, e li mettono sul mercato. La bozza di legge in discussione dovrebbe bilanciare i diversi interessi: prevede l'obbligo di registrare le varietà, e stabilisce regole precise su chi può condurre i test e certificare le sementi (centri pubblici di ricerca agronomica, università e centri di ricerca privati riconosciuti). Istituisce un registro nazionale delle varietà, regolamenta l'import-export delle sementi. Regolerà anche le varietà transgeniche e bandisce i semi «terminator» (quelli che diventano sterili dopo il primo raccolto). Agli agricoltori permette di usare, scambiare e mettere da parte semi, condividerli o venderli senza registrazione. E però è sotto un fuoco di critiche: i partiti della sinistra (che sostengono l'attuale maggioranza di governo) promettono battaglia in parlamento perché, dicono, la bozza di legge non tutela abbastanza i diritti dei contadini. Sono scesi in campo gruppi sociali, ambientalisti, o sindacati agricoli . Dicono che la nuova legge si occupa solo del diritto a vendere sementi. Uno dei massimi esperti indiani di agricoltura, il biologo M. S. Swaminathan, ha pronunciato le critiche più aspre, nelle sua qualità di presidente della Commissione nazionale sugli agricoltori (organismo consultivo del governo). Dice che la bozza di legge «non riconosce il sistema dei semi usato dai nostri contadini, che pure copre l'80% della domanda di sementi, e non riconosce il ruolo degli agricoltori come coloro che selezionano, conservano e migliorano le varietà. E poi lascia troppe ambiguità sui semi geneticamente modificati, anche se impedirà che siano diffusi senza autorizzazione». In un intervista a Down to Earth attacca: cosa bisogna fare per l'agricoltura indiana? «Applicare la legge del 2001 sulla "protezione delle varietà di piante e i diritti degli agricoltori": la legge sui semi invece sembra fatta per affossarla». E poi, «riconoscere formalmente il sistema di uso e scambio dei semi tra contadini; questo aiuterà a rendere le sementi accessibili e a creare lavoro nei villaggi, soprattutto tra le donne, nella raccolta e conservazione dei semi». L'illustre biologo si riferisce alle infinite microesperienze di banche dei semi di cui l'India rurale offre esempio.
Per la verità, neppure le piccole aziende produttrici di sementi sono molto contente della bozza di legge ora in discussione: dicono che permetterà alle grandi compagnie di dominare il mercato. Timore comprensibile. Il mercato globale delle sementi è tra i più concentrati al mondo, dopo una serie recente di «acquisitioni e fusioni»: le prime 10 multinazionali delle sementi controlla oltre metà delle vendite mondiali di semi, rivela uno studio diffuso proprio questa settimana dal Gruppo Etc (rete di ricercatori e attivisti per la difesa della biodiversità). Si pensi: Monsanto, la prima multinazionale della sementi, controlla il 41% del mercato mondiale del mais e un quarto di quello della soja. E' seguita da Dupont/Pioneer e Syngenta: guardacaso, sono anche le aziende leader della produzione di pesticidi per l'agricoltura. I semi sono in fondo la base della «sicurezza alimentare». Si capisce così l'importanza di quella legge sui semi discussa dal parlamento indiano.
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