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TERRA TERRA
15.09.2005
  • | di MARINA ZENOBIO,
    I «parenti selvatici», una ricchezza
    In natura esistono specie vegetali geneticamente affini alle piante coltivate. Sono i loro «parenti selvatici»: nascono spontaneamente, costituiscono una parte considerevole della flora mondiale e hanno un alto valore sociale. E' importante quindi la ricerca di queste varietà selvatiche e la loro conservazione. L'innesto tra una pianta coltivata e un suo «parente selvatico» può trasmettere alla prima caratteri vantaggiosi, migliorandone la resistenza ad agenti patogeni o aumentando la resa nel raccolto. Aumentare e migliorare la produzione agricola di una pianta, ad esempio una di quelle essenziali all'alimentazione umana, può contribuire a combattere la fame ed elevare la qualità della vita.

    L'Istituto internazionale per le risorse fitogenetiche (Ipgri) che dal 1974 si occupa esclusivamente della conservazione e dell'utilizzo delle risorse fitogenetiche, può fornire alcuni esempi. Le varietà selvatiche hanno fornito molti geni utili alle parenti coltivate, e quasi tutte le varietà moderne in circolazione contengono geni provenienti da quelle selvatiche. Nel caso del virus della patate e del rachitismo del riso, incrociare le specie coltivate con geni dei loro «parenti selvatici» ha aumentato la resistenza alla malattia. L'incontro del frumento con la specie originaria Aegilops tauschii ha dato al grano maggior resistenza alla siccità, al calore, alla salinità, oltre ad aver aumentato il valore nutrizionale (maggior contenuto proteico nel grano duro ereditato dal Triticum dococcoides).

    Un progenitore selvatico di broccolo originario della Sicilia ha permesso ai ricercatori di selezionare una nuova varietà del vegetale che contiene una concentrazione ben 100 volte maggiore di un composto chimico che, agendo come antiossidante, distrugge molecole che possono nuocere al nostro Dna creando una barriera preventiva al cancro.

    Selezionare significa scegliere, ma per scegliere bisogna avere più opzioni. Se si perdono le varietà originarie delle piante si perde anche la possibilità di selezione. Più volte su questa rubrica abbiamo ricordato l'importanza di proteggere le varietà originarie delle piante, quelle che Vavilov identificò in aree o «centri» del mondo e che oggi prendono il suo nome. L'Ipgri ha dato il suo contributo proteggendo la biodiversità vegetale ex situ, in banche di germoplasma, al fine di creare una «riserva» per il miglioramento genetico delle varietà coltivate, fondamentale per lo sviluppo di una agricoltura sostenibile. Ma i suoi ricercatori hanno anche lavorato a fianco dei contadini affinché potessero utilizzare e conservare la diversità disponibile in situ, sui campi coltivati. Sulla terra ci sono circa 250.000 piante differenti, di cui 80.000 specie commestibili. Ne abbiamo finora utilizzate appena 5000, di cui solo 4 (grano, riso, patata e mais) contribuiscono per il 75% all'alimentazione della popolazione umana. Il potenziale di utilizzo resta incalcolabile. Per quanto riguarda l'Italia, le ricerche dicono che da noi crescono il 29% delle specie selvatiche europee e che la sola Sicilia, considerata un importante centro di biodiversità, ne ospita 1.741, ben l'11% del totale europeo. Nel mondo vegetale, le specie selvatiche o spontanee da cui si sono evolute le attuali piante coltivate, rappresentano un'autentica miniera di risorse genetiche, utili oggi ed ancor più in futuro.

    Per sensibilizzare i decisori politici, ancora troppo distanti da queste tematiche, l'Ipgri in collaborazione con l'Università di Birmingham, l'Istituto sperimentale per la frutticoltura di Roma e la Regione Sicilia, tiene in questi giorni ad Agrigento la prima «Conferenza internazionale sulla conservazione e l'utilizzo dei parenti selvatici»: 23 rappresentanti di 21 paesi europei tenteranno di produrre e divulgare una serie di documenti che aiutino l'Unione europea e ciascuno dei suoi stati membri a realizzare i propri obblighi di conservazione della biodiversità, come richiesto dalla Convenzione di Berna. Nonché proporre una strategia - globale ed europea - per la conservazione delle piante.

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