domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
08.11.2005
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| di KARIMA ISD,
Il traffico osceno di animali esotici
«Gli uccelli selvatici non sono la prima causa dell'influenza aviaria. Lo sono invece i volatili introdotti illegalmente in Russia; essi hanno trasmesso il virus agli uccelli selvatici, e non il contrario», ha affermato il veterinario dello zoo di Mosca Valentin Kozlitine, secondo il quale il 99% dei pappagalli venduti nel paese - dove la fauna esotica spopola - fanno parte del mercato nero e non sono stati sottoposti a controllo veterinario. Per questo, continua l'esperto, «le raccomandazioni di abbattere gli uccelli selvatici che sorvolano gli allevamenti avicoli sono poco intelligenti». Ha invece molto senso rafforzare i controlli sul commercio internazionale di specie esotiche, il cui giro d'affari globale, mettendo insieme l'import-export di specie ammesse e quello di specie proibite o disciplinate è stimato, dalla sezione Traffic del Wwf inglese, intorno ai 160 miliardi di dollari l'anno. Un (capo)giro secondo solo alla droga; e il Fish and Wildlife Service degli Stati uniti documenta come un terzo della cocaina sequestrata nel paese arrivi insieme ad animali o parti di animali illegalmente esportati. Indubbiamente si tratta di un commercio più degli altri guidato da una domanda di tipo «ludico» e futile: sarà banale, ma se le persone smettessero di volere l'iguana, il pappagallo e altri esotici in salotto, tutto ciò si sgonfierebbe. Però il traffico risponde anche ad altri consumi: alimentari, medicinali, collezionistici. In alcuni paesi - mittenti e riceventi - tutto passa senza problemi e i contrabbandieri non hanno nemmeno bisogno di metodi creativi per sfuggire alla legge; in altri i controlli sono più rigidi e allora è un proliferare di metodi creativi per passare le frontiere di aria, terra e mare.
Dal punto di vista della biodiversità, la vendita di specie in via di estinzione o minacciate viola la Cites, Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie protette (www.cites.org). Dal punto di vista della sofferenza, sono milioni e milioni gli animali - volatili, serpenti, tartarughe, iguane, molto di moda - catturati senza scrupoli o allevati all'uopo, trasportati di nascosto per mezzo mondo (i viaggi provocano un'elevata mortalità per soffocamento, stenti e stress; nove uccelli su dieci muoiono prima di arrivare a destinazione), e infine rinchiusi in gabbie e perfino bacheche nelle case dei paesi non esotici.
Alla fine di ottobre un incontro a Londra fra esperti e funzionari europei addetti alla repressione dei crimini contro la vita selvatica e la biodiversità si è concluso con l'impegno di rafforzare i controlli sul traffico illegale. Negli stessi giorni a Bangkok, i rappresentanti dei dieci governi membri dell'Asean (associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico: Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia) hanno costituito una rete regionale per combattere il fenomeno, che minaccia la biodiversità della regione. I cui stessi abitanti sono ormai un crescente mercato per le specie selvatiche e rare, da «compagnia» o da piatto.
Adesso ci si mette l'influenza aviaria. La recente decisione dell'Unione europea di vietare l'importazione quantomeno degli uccelli esotici - dopo la morte in quarantena di un pappagallo del Suriname - arriva in ritardo, ha denunciato in Italia la Lav (Lega anti-vivisezione); «uccelli malati potrebbero già essere spediti in tutto il mondo». Già all'inizio del 2004, Europa e Stati uniti avevano vietato ma per pochi mesi l'importazione di uccelli selvatici da Cambogia, Indonesia, Giappone, Laos, Pakistan, China (Hong Kong compresa), Sud Corea, Thailandia e Vietnam. Singoli temporanei provvedimenti erano stati presi per la Corea del Nord e Taiwan. Quest'ultimo paese esporta di tutto, dagli uccelli alle farfalle, e non fa parte dei paesi aderenti alla Convenzione di Washington. Può fare quello che vuole anche come intermediario. Giorni fa a Taiwan, un carico di 1000 uccelli provenienti dalla Cina è stato trovato infetto dal virus H5N1.
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