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TERRA TERRA
18.02.2006
  • | di NICOLA SCEVOLA,
    Un futuro «oil-free» per la Svezia?
    Mentre la maggior parte degli stati occidentali sembrano ancora disposti ad andare in guerra per il petrolio, la Svezia si prepara dichiarare guerra totale all'oro nero. Secondo un ambizioso piano annunciato dal governo, entro il 2020 il paese diventerà completamente indipendente dal carburante fossile - senza per questo dover ricorrere all'energia nucleare. Il progetto, oltre che da scrupoli di tipo ambientale, è dettato anche da una volontà pragmatica di slegare la propria economia dal destino incerto degli approvvigionamenti di petrolio. «La nostra dipendenza dai carburanti fossili deve finire entro il 2020», ha dichiarato il ministro svedese per lo sviluppo sostenibile Mona Sahlin a inizio febbraio. Fin da quando la sua economia rimase colpita duramente dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta, Stoccolma ha rivisto la sua strategia energetica, riducendo notevolmente la percentuale di energia prodotta attraverso l'oro nero, che è passata dal 77% del 1970 al 32% del 2003. I problemi ambientali emersi negli ultimi anni legati al rilascio di anidride carbonica prodotta dalla combustione dei carburanti fossili e il timore di un ulteriore incremento del prezzo del greggio, però, hanno convinto il governo svedese a sostituire con fonti alternative anche la piccola percentuale di petrolio utilizzato oggi. «Una Svezia libera dalla dipendenza dai carburanti fossili ci darebbe enormi vantaggi, non ultimo riducendo l'impatto delle fluttuazioni del prezzo del petrolio», ha sottolineato Sahlin in un intervista con il quotidiano britannico Guardian. Negli ultimi dieci anni, infatti, le quotazioni del greggio sono triplicate, e la situazione geopolitica odierna non sembra prefigurare alcun cambiamento di tendenza. Al momento, Stoccolma ricava la maggior parte dell'elettricità che serve a muovere la sua economia da centrali idroelettriche e nucleari. La maggior parte dei sistemi di riscaldamento del paese sono alimentati con energia geotermica prodotta e il petrolio è relegato quasi elusivamente al settore dei trasporti. Un referendum del 1980 ha però stabilito che anche le centrali atomiche dovranno essere smantellate. Tolti greggio e uranio, rimarranno quindi solo energie rinnovabili a disposizione. Ma il governo è convinto che queste saranno sufficienti per continuare a sostenere i bisogni dei 9 milioni di svedesi che vivono nel paese. E per supportare con dati scientifici quest'ambizioso progetto ha commissionato ad un gruppo interdisciplinare d'esperti uno studio di fattibilità. Studio che dovrebbe indicare nell'incremento dello sfruttamento del combustibile biologico generato dalle gigantesche foreste del paese e nello sfruttamento del vento e delle onde le vie preferenziali per reperire energia.

    Nel tentativo di potenziare le sue fonti alternative, la Svezia parte avvantaggiata rispetto al resto d'Europa. Sono anni che Stoccolma punta allo sviluppo di questo tipo di energia, e già dal 2003 il 26% dei consumi vengono coperti da fonti rinnovabili. Gradualmente, gli edifici pubblici stanno abbandonando gli impianti di riscaldamento a cherosene e i proprietari privati sono incentivati a fare altrettanto con agevolazioni fiscali. Il governo sta lavorando con le industrie automobilistiche Saab e Volvo per sviluppare macchine a etanolo. E l'industria del legname e della carta, due voci importanti dell'economia svedese, utilizzano scarti delle piante per generare l'elettricità necessaria a far funzionare i macchinari. Certo, per diventare un esempio esportabile, il progetto di una Svezia oil-free dovrà dimostrare la sua reale sostenibilità. Anche prima di questo, però, il tentativo del governo di Stoccolma rimane un gesto coraggioso da ammirare.



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