mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
17.03.2006
-
| di MARINA FORTI
Un atlante del «sangue della terra»
La geografia del petrolio è fatta di linee rette e di «blocchi» numerati. Il blocco è una creazione astratta: preso l'insieme del territorio con giacimenti petroliferi accertati o potenziali, lo stato tira linee sulla mappa e disegna i «blocchi» da offrire in concessione. E' una geografia che ignora le linee frastagliate: comunità umane, territori indigeni, aree naturali protette, centri abitati. Il reticolo dei «blocchi» è la prima cosa che colpisce, a sfogliare l'Atlante del petrolio in Ecuador realizzato dall'ecuadoriana Acción Ecologica, una delle più significative organizzazioni ecologiste latinoamericane. L'Ecuador è una sorta di «caso di studio» per capire l'industria dell'estrazione petrolifera: sia perché i primi pozzi nell'Amazzonia ecuadoriana risalgono agli anni '60 e dunque il loro impatto nel lungo termine ormai è visibile. Sia perché il paese è relativamente piccolo (circa la superficie dell'Italia) ed è molto popolato, «tanto che quasi accanto a ogni pozzo c'è qualche abitante», spiega Esperanza Martinez, una delle fondatrici di Acción Ecologica e attivista della rete internazionale Oilwatch, che l'altro giorno era a Roma per presentare l'edizione italiana dell'Atlante (Il sangue della terra. Atlante geografico del petrolio. Multinazionali e resistenze indigene nell'Amazzonia ecuadoriana, editore DeriveApprodi, con il contributo dell'associazione A Sud). E' lei a spiegare il titolo: il sangue della terra, dice, «è la percezione che le popolazioni indigene hanno del petrolio: ciò che palpita nelle vene della terra». L'Atlante del petrolio in Ecuador «è un invito a percorrere il paese, parlare con le popolazioni, e rendersi conto come l'estrazione petrolifera ha cambiato la geografia amazzonica», spiega Esperanza Martinez. E' ciò che gli attivisti di Acción Ecologica fanno da dieci anni: hanno raccolto denunce, registrato sversamenti di greggio, dato sostegno a comunità cacciate ai margini delle loro terre, sostenuto le battaglie di villaggi inquinati (a volte finite in tribunale: famoso il caso Texaco). Alla fine, l'Atlante è «simile ai rapporti sulle violazioni dei diritti umani, collettivi e individuali, perché descrive nei dettagli le violazioni delle leggi, indica i responsabili e sistematizza dati non disponibili fino a questo momento», si legge nell'introduzione. Un lavoro minuzioso («le imprese petrolifere hanno molto potere, sono capaci di fare pressioni enormi sulle popolazioni locali e sui governi, e abbiamo verificato molto bene ogni notizia per non esporci a ritorsioni », spiega Martinez). Per ogni blocco sono elencate le caratteristiche generali, l'eventuale presenza di riserve naturali, la popolazione, i popoli nativi colpiti. Poi la storia delle concessioni (spesso le compagnie petrolifere hanno identità cangianti, si fondono, cambiano nomi: l'Atlante ricostruisce dunque anche la storia delle imprese) e le altre attività economiche presenti nel blocco - di cosa vivono le popolazioni indigene, ad esempio. Ecco ad esempio il Blocco 23, dove l'impresa argentina Cgc ha cominciato prospezioni ma si scontra con la resistenza della comunità indigena Sarayacu. O il Blocco 15, della Occidental Petroleum: produce circa 100mila barili di greggio al giorno, e per ogni barile estratto ce ne sono 3,7 di acque salate di formazione non completamente reiniettati nel terreno ma vanno a contaminare i territori abitati. E quello 16, che prende gran parte del Parco Nazionale Yasuni e della riserva degli indigeni Huaorani. Blocco per blocco, ecco «il vero impatto del petrolio»: dice Esperanza Martinez, che tiene a sfatare due «miti »: «Il primo sono le tecnologie di punta, che in realtà sono tali solo nella pubblicità delle imprese, perché sul terreno restano inquinanti. L'altro è che le aziende europee siano migliori di quelle statunitensi, o che le grandi multinazionali siano più responsabili e affidabili delle imprese pubbliche e "corrotte" di paesi come la Nigeria o il Venezuela: in realtà, sul terreno, si comportano tutte allo stesso modo. Noi l'abbiamo provato ».
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










