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TERRA TERRA
21.03.2006
  • | di MARINELLA CORREGGIA
    L'acqua «comunitaria» di Clavellino
    Un'intricata contesa è corsa per anni in Venezuela: si tratta del sistema idrico Clavellino il quale, attingendo acqua da un importante bacino situato a nord del massiccio orientale, rifornisce la città di Carupano nello stato di Sucre e diversi paesi per poi arrivare alle isole Margarita e Coche attraverso una tubatura sottomarina. L'acquedotto non bastava per tutti gli usi: quello irriguo riduceva la disponibilità di acqua per gli usi a valle. Ma i contadini dicevano: «Chi se ne importa dei gringos». I gringos sono i turisti (non solo statunitensi) nelle due isole. Fra turisti e contadini tiferemmo certamente per i secondi, i quali oltretutto avevano occupato e fatto fruttare terre incolte sottratte al latifondo. Ma la storia è un po' più complicata. Intanto, anche gli abitanti di Carupano erano danneggiati dall'irrigazione a monte. Inoltre, i contadini in questione si procuravano l'acqua grazie a prelievi «autogestiti» con perforazioni nelle condutture, e la utilizzavano con metodi nient'affatto parsimoniosi. E ancora: l'acqua, clorata per l'uso potabile, accumulandosi nei terreni irrigati li degradava. Ma il sistema idrico era stato costruito tempo fa soprattutto per l'agricoltura, quando gli agglomerati urbani e turistici a valle erano molto più piccoli: e i contadini così si riprendevano quello che era stato loro «scippato». E' andata avanti così per anni. Finché a gestire il problema è arrivato il «Consiglio comunitario del Clavellino». Lo spiega Santiago Arconada, che lavora a Hidroven (l'agenzia nazionale venezuelana per l'acqua e la depurazione) ed è consigliere della «Direzione educazione ambientale e partecipazione comunitaria» al Ministero dell'Ambiente. Un suo intervento è nel libro Reclaiming Public Water , del Transnational Institute, una rassegna internazionale di casi positivi e lotte in corso, pubblicato in Italia con il titolo Acqua , a cura di Abruzzo Social Forum e Wwf e il contributo della regione Abruzzo. In Venezuela i consigli comunitari dell'acqua sono formati da: a) le comunità locali organizzate nei Tavoli tecnici dell'acqua ( Mesas tecnicas de agua ), b) rappresentanti dell'azienda idrica dell'area (in Venezuela sono tutte pubbliche e di diritto pubblico), c) eletti delle istituzioni locali (sindaci, consiglieri, giunte di quartiere). Sono aperti a tutti e periodici, cioè si tengono regolarmente in orario e luogo conosciuto senza bisogno di convocazioni. Questa gestione dal basso e partecipata è cominciata nel 1999 (poco dopo l'insediamento del governo bolivariano) nella grande Caracas e a partire dal coinvolgimento di attivisti sociali nel processo che doveva portare alla gestione comunitaria di Hidrocapital, l'impresa idrica e pubblica della capitale. Come scrive Santiago Arconada, che ha raccontato la sua esperienza al recente Forum dei movimenti per l'acqua tenutosi a Roma, «la relazione fra le comunità e Hidrocapital si era limitata fino ad allora a manifestazioni popolari di protesta che paralizzavano la città e occupavano gli uffici a causa dell'incapacità dell'impresa di fornire acqua potabile. Con il Tavolo tecnico dell'acqua si realizzava la risposta organizzata delle cittadine e dei cittadini ai loro problemi idrici». Era il primo giugno 1999. Poi i Tavoli si sono moltiplicati. E via via, dal problema del rubinetto le comunità sono arrivate a un approccio più generale che considera tutto il bacino idrografico in cui (e grazie al quale) vivono. Un fondo nazionale ad hoc finanzia progetti idrici comunitari, gestito dalla Mesa tecnica de agua. E i lavori di gestione e manutenzione sono affidati a cooperative, «per estromettere totalmente lo scopo del profitto dalla depurazione e distribuzione dell'acqua». Com'è poi andata al Clavellino? Il Consiglio comunitario si riunisce tutti i secondi sabati del mese a Caviaco. Mentre proseguono i lavori di riabilitazione strutturale dell'intero sistema è stato raggiunto un accordo per regolare le esigenze dei fruitori. Ad esempio l'Instituto Nacional de la Tierra sperimenta con i contadini forme di irrigazione sostenibili...e nelle isole dei turisti si ricicla l'acqua.
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