mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
08.04.2006
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| di PAOLA DESAI
Florida, pomodoro a «prezzo equo»
I raccoglitori di pomodoro della Florida si sono dati appuntamento lo scorso fine settimana davanti al primo dei ristoranti McDonald's di Chicago, la «bandiera» dell'azienda di fast food (che ha la casa madre a Oak Brook, Illinois, alle porte di Chicago): sono andati per protestare, perché i loro salari negli ultimi trent'anni sono rimasti stagnanti. Protagonisti della lunga trasferta sono i braccianti agricoli della Coalition of Immokalee Workers, Coalizione dei lavoratori della zona di Immokalee, in Florida, e delle località vicine. Chiedono un aumento di un centesimo di dollaro per una libbra (circa mezzo chilo) di pomodori raccolti, e vogliono che la McDonalds finanzi l'aumento pagando di più i pomodori che acquista. La moderazione della richiesta fa capire che stiamo parlando di paghe da miseria, e a cottimo.
La Coalizione dei lavoratori di Immokalee organizza circa 3.500 braccianti ed è sostenuta da una rete di gruppi simpatetici, studenti e gruppi per la giustizia sociale. La Coalizione fa un semplice ragionamento. Un raccoglitore di pomodori guadagna circa 7.500 dollari all'anno. Invece, la McDonald's e le altre catene di fast food hanno fatturato in un anno oltre 135 miliardi di dollari, secondo i dati dell'organizzazione di categoria (la National Restaurants Association). Con un mercato di quelle dimensioni, le aziende di fast food hanno un gran potere contrattuale quando trattano con i fornitori. Mentre i raccoglitori di pomodori, per lo più immigrati, hanno potere contrattuale nullo quando trattano con i loro datori di lavoro, che sono gli agricoltori benestanti o le aziende agricole della Florida (dove l'industria del pomodoro è importante: fornisce circa il 90% dei pomodori freschi consumati negli Stati uniti d'inverno, e il 45% del totale generale, secondo i dati del Florida Tomato Council, associazone di categoria). Dunque, la Coalizione dei lavoratori di Immokalee ha scelto come «controparte» nella sua battaglia per aumenti di salario le grandi catene di fast food, cioè i grandi compratori dei pomodori che loro raccolgono. Finora ha avuto ragione. Negli ultimi quattro anni ha fatto pressione sulla catena Taco Bell (o meglio, la sua casa madre Yum! Brands Inc), con sit-in, cartelli, marce, fino alla campagna per il boicottaggio dei prodotti Taco Bell, mobilitando un ampio sostegno. Finché l'ha spuntata: lo scorso marzo la Yum! Brands ha accettato di chiedere ai propri fornitori di pagare ai braccianti un cent in più per ogni libbra di pomodoro raccolto. La Coalizione ha anche trovato degli azionisti «socialmente responsabili» che hanno presentato all'assemblea annuale degli azionisti dell'azienda una serie di proposte a favore dei lavoratori agricoli.
Il fatto è che la paga dei raccoglitori di pomodoro resta una miseria, anche con quel cent per libbra in più: a conti fatti, calcola la Coalizione, a metà degli anni '70 prendevano per libbra 1,25 cent, oggi 1,4 cent. Questo fa 5 dollari e 15 centesimi in un'ora, per un lavoro stagionale.
Così ora tornano alla carica, e stavolta l'obiettivo è la McDonald's. In questo caso la Coalizione non ha fatto appello a boicottare il noto fast food, perché l'azienda di Chicago ha già riconosciuto la condizione miserabile dei raccoglitori di pomodoro e si è già dichiarata disponibile a prendere misure per correggere la situazione - se uno studio indipendente che ha commissionato confermerà quello che i lavoratori dicono. La McDonald's vanta diverse iniziative «filantropiche» (così le intende), ad esempio nei suoi oltre 600 locali del New England e di New York serve caffé del circuito del «commercio equo».
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