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TERRA TERRA
26.04.2006
  • | di MARINELLA CORREGGIA
    L'Argentina si butta nel «bio» diesel
    L'agricoltura ha da sempre due nobilissime funzioni: nutrire il genere umano; mantenere integro il territorio. Ma da tempo la stessa funzione nutritiva dei suoli - che sono limitati - è spesso surclassata da altre destinazioni d'uso. Ad esempio si parla di feed-food competition: la concorrenza fra produzione di cibo e produzione di mangimi per animali allevati. E a questa si sta aggiungendo la food-fuel competition: la concorrenza fra produzione di alimenti per gli umani e produzione di carburanti. Mentre il territorio è sempre meno integro.
    Prendiamo l'Argentina. E' il terzo produttore mondiale di soia (dopo Usa e Brasile), esportata come mangime anche per gli allevamenti intensivi europei. La soia è la coltura più diffusa nel paese e copre oltre il 50% della superficie agricola. Con una legge passata pochi giorni fa - ne riferisce l'agenzia stampa internazionale Inter Press Service - l'agricoltura argentina si candida a nutrire non più solo le stalle ma anche le automobili. Il Senato del paese ha infatti approvato un pacchetto di incentivi a favore di chi produce oli vegetali per farne biodiesel e di canna da zucchero o mais da trasformare in etanolo, senza dimenticare chi trasforma rifiuti organici per produrre biogas. Oltre alle esenzioni fiscali è garantito un accesso al mercato dei combustibili: per quattro anni le stazioni di rifornimento saranno obbligate a fornire benzina contenente il 5% di etanolo e gasolio contenente il 5% di biodiesel. Un altro potente incentivo sarà la domanda da parte dell'Unione Europea, che si è posta l'obiettivo del 5,7% di biocarburanti entro il 2010.
    I grandi produttori di soia argentini lamentano la mancanza di sussidi e il fatto che sarà lo stato a decidere chi ha diritto alle esenzioni fiscali, favorendo aziende piccole e medie, agricoltori, economie regionali. Eppure questi destinatari nella partita rischiano di perdere più che di guadagnare. Così come l'ambiente.
    Il Segretariato argentino all'Ambiente ha spiegato che il biodiesel rilascia all'incirca la stessa quantità di anidride carbonica del diesel, ma poiché produrlo significa aumentare le coltivazioni di proteaginose, le piante contribuiranno ad assorbire una parte di queste emissioni. Considerando anche la differenza fra l'energia generata dai biocarburanti e quella spesa per produrli (mica sonocoltivazioni biologiche senza concimi di sintesi e a basso consumo di combustibili fossili!), le emissioni si ridurrebbero a un terzo delle attuali, se l'uso del biodiesel si generalizzasse - dice il ministro. Una stima ottimistica.
    Gli ambientalisti argentini sostengono invece che gli effetti ambientali dei biocarburanti non saranno così positivi. La soia argentina, in gran parte transgenica e coltivata su estensioni gigantesche che hanno preso il posto di ogni altra coltura, già minaccia la biodiversità e l'agricoltura su piccola scala, nonché lo stesso tessuto sociale rurale. Nell'ultimo decennio l'espansione di questa monocoltura (che è a bassa intensità di lavoro, facendo ampio uso di macchinari) ha provocato un esodo di braccianti stagionali e piccoli coltivatori verso le città, aumentando la concentrazione della proprietà fondiaria. E la sezione argentina di Greenpeace ha lanciato diverse campagne per protestare contro la deforestazione di un territorio ricco di biodiversità, a opera dei grossi piantatori di soia.
    Ora per fornire il biodiesel, la superficie a soia dovrebbe ulteriormente aumentare di un 10%. Secondo il Gruppo di riflessione rurale, la legge sui biodiesel aumenterà la «soificazione» del paese e ne peggiorerà la capacità agricola, sostituendo altre colture e riducendo la rotazione. Ci sarà anche un altro effetto: poiché l'80% della soia è farina (a uso mangimistico) e il 20% olio, la maggiore domanda di olio (da autotrazione in questo caso) creerà un grande surplus di farina, con conseguente caduta dei prezzi. O forse stimolerà l'aumento degli allevamenti intensivi distribuiti sul pianeta?
    In ogni caso, nonostante la crescita dei prezzi del petrolio, i nuovi biocarburanti - oli vegetali o alcol - sono costosi da produrre e devono essere sussidiati. Con soldi pubblici.
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