mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
16.06.2006
-
| di Marina Zenobio
Il Paraguay e le terre del malcostume
Sembra che in Paraguay valga più la soia che la vita delle comunità contadine e indigene del paese. E' il risulta del lavoro di una commissione congiunta, interna alla Campagna globale per la riforma agraria, effettuata da Via Campesina e Fian internacional (Food First Information and Action Network) - organizzazione per i diritti umani, in particolare per il diritto all'alimentazione. I risultati di questa missione, condotta in Paraguay dal 26 maggio al 2 giugno, sono stati inviati a diversi organismi tra cui il Consiglio per i diritti umani dell'Onu.
L'accusa rivolta al governo del presidente Nicanor Duarte Frutos, è di gravi violazioni del diritto all'alimentazione conseguente al pessimo utilizzo delle risorse messe a disposizione per il varo di una vera riforma agraria. La distribuzione della terra, dice Sofìa Monsalve, coordinatrice del Fian international, «è l'asse principale della riforma agraria e, in caso di forte interesse sociale, può essere usato anche lo strumento dell'espropriazione delle terre».
Solo 351 grandi famiglie di latifondisti - tra cui politici, diplomatici, militari o ex, eredi dei vecchi amici della dittatura fascista di Stoessner - detengono quasi 11 milioni di ettari, che risultano corrispondere al 30 per cento dell'intero territorio nazionale, tutte terre di alta qualità e utilizzate per la coltivazione intensiva di soia da esportare. Alla quasi totalità dei contadini invece manca persino un'appezzamento che gli garantisca l'autosufficienza alimentare. D'altronde è un antico rito del potere quello della spartizione delle terre tra chi governa il paese. Questa tradizione viene denunciata anche dalla ong paraguayana Seija (Servicio jurídico integral para el desarrollo agrario), che insieme ad associazioni, movimenti rurali ed indigeni del paese, ha commissionato l'indagine.
Le chiamano terre malhabidas o del mal costume, e ne chiedono la restituzione ai veri proprietari, i contadini. Hanno una lista di nomi di «trafficanti e faccendieri» che all'epoca della dittatura di Stroessner sono stati beneficiari di una riforma agraria di cui invece dovevano godere altri, considerando che il Paraguay è il paese latinoamericano col più alto numero di popolazione contadina del continente: il 43 per cento contro la media degli altri paesi che è del 27%, sempre secondo i dati di Seija.
La legge di riforma agraria paraguayana prevederebbe l'acquisto da parte dello Stato delle terre malhabidas, ma i latifondisti si oppongono con tutte le forze ad una compravendita che non vede lo Stato poi così interessato; neanche a parlare dell'ipotesi di espropri. Le grandi monocolture di soia, esportata a livello internazionale, rendono molto di più ai latifondisti, molti dei quali hanno concesso in affitto le loro terre a imprese brasiliane specializzate nella produzione di soia. Ecco dunque che alle migliaia di contadini - quasi il 30 per cento della popolazione rurale paraguayana vive in uno stato di estrema povertà - di fronte alla non attuazione della riforma agraria, non resta altro che esercitare il proprio diritto all'alimentazione con atti di disobbedienza civile, cioè occupando le terre malhabidas. Una pratica alla quale il governo sta rispondendo in forma sempre più violenta. Via Campesina e Fian international denunciano che negli ultimi tre anni sono aumentati gli sgombri forzati di comunità contadine che hanno occupato latifondi meno produttivi. Nel 2005 sono state fatte smobilitare migliaia di persone che avevano occupato oltre duemila ettari di terre sufficienti a produrre una parte di alimenti per l'autoconsumo e una parte da immettere sul mercato: impedire ai contadini persino la coltivazione di sussistenza significa ridurli alla fame.
Nelle comunità di Yryvukuà a San Pedro, Paraje Pukù di Caaguazù o Arroyito nel distretto di Mbuyapey la commissione ha raccolto testimonanze che raccontano di abusi, torture, arresti illegali da parte delle forze di sicurezza alle quali Duarte Frutos ha lasciato mano libera. Qui le due organizzazioni hanno potuto verificare direttamente che i gruppi più vulnerabili - indigeni, donne, bambini e anziani -vivono con gravi problemi di salute causati della denutrizione. Dal 2003 ad oggi si stanno inoltre sempre più evidenziando, tre le comunità, gli effetti nocivi causati dalla sproporzionata coltivazione di soia, soprattuttodell'utilizzo di pesticidi che avvelenano acqua terra e aria. Mentre l'ambiente si deteriora, masse di contadini e indigeni sfollano verso i centri urbani ormai saturi.
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