domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
01.07.2006
-
| di Marina Forti
India, la crisi del cotone diventa politica
Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha cominciato ieri una visita di due giorni in una regione rurale del Maharashtra, lo stato dell'India occidentale che ha per capitale Mumbai (Bombay). E' la regione di Vidarbha, zona di coltivazione del cotone, che ha conquistato una triste notorietà sulla stampa indiana (e ormai anche internazionale) per via dei suicidi: nell'ultimo anno almeno 745 contadini si sono tolti la vita, e sembra che siano 1600 dal 2001. E sebbene le ragioni di un gesto così estremo sono sempre personali e imponderabili, una cosa in comune queste persone l'avevano: erano agricoltori schiacciati dai debiti e perseguitati dagli usurai. Per questo il premier indiano ha cominciato la sua visita annunciando un pacchetto di misure straordinarie per i circa 3,2 milioni di coltivatori di cotone di quella regione in crisi.
La visita del premier ha messo sotto i riflettori la crisi dell'India rurale. Le ragioni della crisi sono molte: una è la siccità. Il 60% della superfice coltivata in India non è irrigata ma dipende dalle piogge, e nel subcontinente indiano la quasi totalità della pioggia annuale cade in 4 mesi, tra fine maggio e settembre. Un monsone scarso significa cattivo raccolto, in un paese dove l'agricoltura concorre ormai solo per un quinto del reddito nazionale, ma occupa e nutre il 70% della popolazione indiana. Quest'anno, almeno fino ad ora, il monsone è arrivato debole - in una regione già da qualche anno in preda alla siccità.
Regioni come Vidarbha, che vive del cotone, risentono poi di fattori specifici. Primo: il prezzo del cotone è sceso. In particolare, nel 2005 per attenersi alle regole volute dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) lo stato del Maharashtra ha smesso di comprare il cotone dai coltivatori; questi per la prima volta hanno venduto i loro raccolti sul «mercato libero», cioè a grossisti che hanno dato prezzi molto più bassi dei 60 dollari a quintale offerti dal governo (e oltretutto spesso hanno pagato in ritardo). Così il reddito dei coltivatori è sceso in modo considerevole. Sono saliti invece i costi, soprattutto da quando sul mercato predominano le sementi geneticamente modificate, e da quando le sovvenzioni su fertilizzanti e sementi sono state tagliate. Il fatto è che gran parte degli agricoltori in India sono piccoli, anzi piccolissimi , lavorano proprietà anche solo di un ettaro. Non hanno grandi margini: per comprare sementi e tutto il resto si indebitano.
L'agenzia di stampa indiana Pti riferisce che Manmohan Singh ieri ha visitato villaggi come Dhamangaon, una volta importante mercato del cotone, dove ha ascoltato i racconti dei familiari di agricoltori suicidi: per lo più vedove che ora sono sole a sostentare i figli. «Hanno citato come ragioni principali della disperazione la mancanza di sistemi di irrigazione, gli interessi enormi chiesti dalle banche cooperative, il fatto che le banche sono riluttanti a rifinanziare i debiti in sofferenza», riferisce l'agenzia. Quando la banca chiude la porta non restano che i sahukars, prestadenaro, che arrivano a pretendere interessi del 25%. A volte si tratta di somme che possono sembrare piccole, 100 o 200 dollari, altre volte si tratta di qualche migliaio di dollari: ma il meccanismo è lo stesso, chi non riesce a restituire le rate alla banca e si rivolge ai prestadenaro, e il debito arriva presto a raddoppiare o triplicare. Nell'insieme, la regione di Vidarbha è indebitata per l'equivalente di 880 milioni di dollari con le banche, e il 90% dei contadini ora sono insolventi, spiegava (alla Bbc) l'attivista di una organizzazione rurale.
Il premier Singh era accompagnato nella sua visita dal chief minister (capo del governo statale) del Maharashtra e dal ministro dell'agricoltura dell'Unione, Sharad Pawar, che è di Bombay: è lui che ha fatto da interprete al premier nel suo dialogo con le famiglie dei coltivatori (Singh è originario del Punjab e la lingua locale, maharata, appartiene a un ceppo linguistico completamente diverso sia dal punjabi sia dal hindi che prevale nell'India settentrionale).
Pare che Singh sia rimasto molto impressionato dai racconti ascoltati. «Abbiamo cercato di capire le cause di tanti suicidi», ha detto. Ha annunciato aiuti straordinari per 10,7 miliardi di rupie (circa 185 milioni di euro). Le misure d'emergenza comprendono crediti senza interesse per rifinanziare i debiti personali, distribuzione gratuita di sementi, e programmi per diversificare le attività (allevamento, orticoltura, prodotti caseari). Ha promesso programmi di investimenti nei sistemi di irrigazione e altre infrastrutture rurali. Importante, anche perché la crisi si estende ad altre regioni dell'India (come l'Andhra Pradesh, altra zona di cotone e di suicidi). E ha assunto una dimensione politica evidente.
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