mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
06.07.2006
-
| di Marina Zenobio
Una moderna arca di Noé
L'arcipelago delle Svalbard dista meno di mille chilometri dal Polo nord. Ci abitano circa duemila persona, per lo più ricercatori scientifici, e ospita la più grande comunità di orsi polari della terra, circa 5 mila esemplari. Proprio nelle profondità glaciali di una montagna della Spitsbergen, l'isola più grande dell'arcipelago delle Svalbard, sono iniziati da qualche settimana gli scavi per la costruzione di un bunker sotterraneo in cui saranno conservati, congelati, tutti (o quasi) i semi delle specie di piante conosciute. In altre parole, diventerà la più grande banca di germoplasma del pianeta che, in caso di catastrofe naturale o di apocalisse nucleare - vista l'aria che tira, e non solo da un punto di vista climatico, bisogna prepararsi a tutto - permetterà di far risorgere comunque l'agricoltura e ricostruire le coltivazioni essenziali in tutta la loro bio-diversità.
Il progetto per questa moderna «arca di Noé» vegetale, o «cassaforte del giudizio universale» come è stata definita ad Oslo, è partito con un finanziamento iniziale di tre milioni di dollari elargito dal governo norvegese, paese di cui le Svalbard fanno parte, e patrocinato dal Global Crop Diversity Trust (Gcdt) - una fondazione senza scopo di lucro impegnata nella protezione delle varietà delle colture a livello internazionale. Il cervello di questa idea è proprio il responsabile del Gcdt, Cary Flower, un americano che si è trasferito da tempo in Norvegia, preoccupato per le migliaia di varietà vegetali scomparse dal nostro pianeta nell'arco di questi ultimi due secoli. Un terzo di ciò che resta rischia poi di estinguersi entro il 2050, a causa dei cambiamenti climatici e dell'espansione di organismi vegetali geneticamente modificati che risultano devastanti per la bio-diversità.
Buona parte delle banche di germoplasma sparse nel mondo si trovano in paesi in via di sviluppo, molte sotto controllo di multinazionali, altre minacciate da mancanza di finanziamenti, comunque tutte a rischio di catastrofi causate dall'uomo o dalla natura. Secondo le stime della Fao, nel corso del tempo sono state utilizzate, per l'alimentazione umana e l'agricoltura, oltre 10 mila varietà di piante. Oggi invece il 90 per cento degli alimenti a base vegetale consumati nel mondo vengono garantiti solo da 120 specie, e solo tre - riso frumento e mais - contribuiscono a fornire oltre il 60 per cento delle calorie consumate dagli esseri umani.
Questa specie di caveau iperprotetto, scavato nella montagna e immerso a 50 metri di profondità del permafrost nel remoto arcipelago artico delle Svalbard, sarà «l'arca» in cui saranno conservate, ad una temperatura costante di 18-20 gradi sotto zero, tre milioni di campioni, buste contenente centinaia di semi di specie diverse provenienti da ogni ambiente, clima e angolo del pianeta e da tutte le colture agricole del mondo. Saranno però messi in circolazione solo ed esclusivamente nel caso in cui tutte le altri fonti siano andate distrutte o perse. Almeno questo nell'idea di Cary Flower. Per proteggere i semi e le spore per centinaia o migliaia di anni, il caveau refrigerato sarà rinforzato da un guscio di calcestruzzo dello spessore di un metro e da porte blindate d'acciaio dello stesso spessore, con l'ingresso difeso, oltre che dall'impervio clima artico, dai guardiani naturali, gli orsi polari. Se gli impianti di refrigerazione dovessero fallire ci vorrebbero mesi, forse anni, prima che la temperatura nel caveau si avvicini solo ai -3,5 gradi centigradi del permafrost circostante. Anche se l'investimento iniziale è garantito solo dalla Norvegia, che considera il progetto di importanza internazionale e unico nel suo genere, il premier del paese scandinavo, Stoltenberg, ha assicurato che i semi resteranno di proprietà dei paesi di origine; al Gcdt l'arduo incarico di trovare paesi donatori per una cifra di 260 milioni di dollari necessari al completamento del progetto, previsto per settembre 2007, e per il futuro mantenimento del deposito.
«Questa struttura - ha spiegato Cary Flower - fornirà i mezzi pratici per reimpiantare le colture distrutte da catastrofi di primo ordine», come una guerra nucleare, una catastrofe naturale, oppure eventuali «errori di gestione» che rischiano di far estinguere specie vegetali essenziali. Durante l'inaugurazione del progetto, il capo del Gcdt ha ricordato la fine che hanno fatto le banche di germoplasma di Iraq o Afghanistan, distrutte dalla guerra e dalle «bombe intelligenti», con tutto il loro prezioso contenuto che doveva essere patrimonio di un'umanità sempre meno intelligente.
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