mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
09.08.2006
-
| di Marina Forti
Vietnam, i contadini e gli «squali»
La terra sembra proprio uno dei beni più contesi del moderno Vietnam: sgomberi forzati, proteste e denunce di appropriazione indebita si moltiplicano, anche se di rado arrivano alle cronache internazionali. «Via via che questo paese comunista apre la sua economia al mondo esterno, assiste a strani fenomeni: appropriazione indebita di terre da parte di potenti funzionari, e sgomberi di massa di contadini e povera gente dai loro luoghi in nome dello sviluppo», dice un servizio pubblicato ieri dall'agenzia Inter Press Service: così, «le proteste di contadini sgomberati dalle loro terre sono ormai ricorrenti nelle grandi città di Ho Chi Minh City e Hanoi».
Il corrispondente della Ips cita ad esempio gli abitanti di un quartiere periferico della cittadina di Thanh Xuan, che il 19 luglio sono andati a manifestare davanti al Consiglio del popolo (l'assemblea legislativa, o parlamento) nella capitale Hanoi: chiedono risarcimenti per i terreni che le autorità locali gli vogliono espropriare. Sono in agitazione da quando all'inizio di giugno è arrivato l'ordine improvviso: le case della loro via saranno sgomberate per fare posto a una nuova strada tangenziale, la «road-belt no. 3». L'ordinanza non parlava di eventuali risarcimenti. Così gli abitanti hanno cominciato un sit-in, durato un mese, sfidando il divieto di «assembramenti illegali». Dicono (alla Ips) che vivono in quel quartiere dal '93, e che da allora quel terreno è registrato per usi residenziali: ma quando le autorità hanno infine promesso di risarcirli hanno offerto di compensare la terra come agricola. La differenza è rilevante: i risarcimenti ufficiali ammontano a 13 milioni di Dong (circa 820 dollari Usa) per metroquadro di terreno edificabile, contro 225mila Dong (14 dollari) per metroquadro coltivabile. Le autorità locali di Thanh Xuan dicono, per difendersi, che quella strada era nel piano regolatore fin dal 1981; gli abitanti ribattono che il piano regolatore è sempre stato segreto. E ora loro rischiano di restare senza casa in cambio di quattro soldi.
E' solo un esempio. «Le dispute sui risarcimenti e la corruzione attorno ai trasferimenti di terre sono diventati una questione critica che può facilmente sfociare in disordini sociali estesi», nota ancora il corrispondente dell'Ips. Viene alla mente un famoso caso di ormai una decina d'anni fa, contadini della parte settentrionale del paese che occupano le risaie contro lo sgombero forzato (in quel caso la terra doveva trasformarsi in un resort turistico con campi da golf).
Ma è la frequenza di casi simili che ora richiama l'attenzione, insieme alle proteste quotidiane davanti agli uffici del Partito Comunista Vietnamita a Hanoi, e le sessioni di «incontra il popolo» in via Xuan Thuong, luogo divenuto famoso nel 2005 dopo che un'anziana donna si è data fuoco (e uccisa) per protestare contro l'ingiustizia subìta dalla sua famiglia a opera di alcuni funzionari. La Ips elenca: in aprile, migliaia di persone delle tre province meridionali di Can Tho, An Giang e Kien Giang hanno scritto una lettera aperta al Partito e al governo accusando le autorità locali di essersi appropriate delle loro terre. Questioni di terre sono state discusse il primo giorno dell'assemblea legislativa di Ho Chi Min City all'inizio di agosto, dove alcuni deputati hanno detto che normative complicate forniscono «terreno fertile» a funzionari corrotti. Sembra che negli ultimi 5 anni circa 1.300 funzionari siano stati arrestati per diversi scandali legati alla terra; nella metà dei casi sono stati incriminati dopo la denuncia delle loro vittime. Il giornale Lao Dong («Lavoro») scriveva il 24 giugno che funzionari della provincia di Tay Ninh si sono spartiti centinaia di ettari di terre dello stato.
Di corruzione e appropriazioni indebite di terre ha discusso anche una conferenza tenuta di recente a Ho Chi Min City per magnificare le opportunità di investimenti privati nell'isola di Phu Quoc, località turistica che le autorità vietnamite vorrebbero trasformare in una concorrente a simili isole thailandesi. All'inizio di quest'anni parecchi dirigenti dell'amministrazione di Phu Quoc sono stati arrestati per aver ilegalmente venduto ampie zone di costa e spiaggia (pubbliche) a speculatori. Il direttore generale di Saigontourist, la prima azienda nazionale di hotel, dice che gli risulta difficile ottenere le licenze per due complessi turistici con campi da golf, e che il sospetto che le terre siano state vendute indebitamente blocca i potenziali investitori. In effetti il Vietnam è all'ultimo posto di un indice internazionale di «trasparenza del mercato immobiliare (si chiama Reti, «real estate transparency index»). Certo, gli imprenditori turistici hanno più speranza di farsi valere dei poveri contadini espropriati...
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