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TERRA TERRA
17.10.2006
  • | di Marinella Correggia
    Texas, dilemmi al carbone
    Certamente durerà molto più a lungo del petrolio e più a lungo del metano. Ma puntare sul carbone come «fossile del futuro» (un ossimoro) pone problemi giganteschi. Non solo perché bruciarlo produce ancora più gas serra che bruciare petrolio, ma anche perché trasformare il mondo in un'immensa miniera è una prospettiva quantomeno inquietante dal punto di vista del lavoro, dell'ambiente e della salute. Ma chi se ne preoccupa?
    Prendiamo gli Stati Uniti. Quel paese, che più di ogni altro al mondo potrebbe - e dovrebbe - anzitutto puntare sul risparmio energetico (visto il livello paradossale dello spreco), continua invece a cercare famelico fonti energetiche sul suolo patrio o all'estero. Negli States c'è boom nella costruzione di nuove centrali a carbone: 154 progetti presentati all'approvazione, in 42 Stati, con una notevole concentrazione in Texas e Illinois. Gli analisti energetici dicono che il risorgere del carbone è dovuto a una domanda che non accenna a rallentare, ai prezzi volatili del gas naturale e a un mercato favorevole agli investimenti. Mentre la main mise di Washington sull'altrui petrolio è assai problematica e la produzione interna di oro nero è scarsa, il paese ha le maggiori riserve di carbone al mondo: con beneficio di inventario sarebbero sufficienti per i prossimi 200 anni. Già ora questo combustibile fossile rappresenta il 50 per cento dell'energia prodotta nel paese. Nel 2030 la percentuale dovrebbe salire al 57 per cento, secondo le previsioni del Dipartimento dell'Energia.
    Ma la corsa al carbone, spiega un servizio dell'Associated Press, sta ponendo politici, ambientalisti e compagnie energetiche di fronte a un nuovo dilemma. Ovvero: si deve permettere la costruzione di impianti a carbone vecchio stile, più inquinanti ma collaudati e meno costosi? Oppure si deve obbligare i produttori a costruire i muovi modelli, meno inquinanti ma più costosi e fondati su tecnologie nuove, ancora da mettere alla prova, tutto sommato poco affidabili? La risposta avrà implicazioni che dureranno decenni.
    Gli interessi in conflitto giocano con forza soprattutto in Texas, dove la domanda di energia cresce a ritmi tali da richiedere - se non ridimensionata - la costruzione di due nuove centrali ogni anno; e dove dunque le compagnie hanno avanzato piani per sedici nuove centrali a carbone. Undici sono proposte dalla Txu Corp. di Dallas (la «numero uno» dello Stato); che ha reso pubbliche le sue intenzioni tempisticamente nell'aprile scorso dopo che un black-out aveva interessato la maggior parte dello stato. Txu decanta le doti delle nuove centrali: si darà slancio all'economia delle cittadine circostanti e si avrà cura di ridurre le emissioni tossiche. C'è chi dice sì: ad esempio a Colorado City, 4mila abitanti, le istituzioni locali appoggiano la Txu: «per dare uno slancio a questa sonnacchiosa cittadina del Texas occidentale» ha detto il sindaco Jim Baum; tanto, certo non faranno nulla che possa danneggiare l'ambiente...la madre e gli amici d'infanzia del vicepresidente Txu vivono ancora là.
    Ma i critici rispondono: la compagnia vuol solo far profitti, altro che proteggere l'ambiente; non per niente si è sempre data da fare contro la minaccia di norme federali più stringenti in materia di emissioni di anidride carbonica. Il Texas già produce più gas serra di ogni altro stato, e quanto all'inquinamento atmosferico, i sindaci delle città che si trovano sottovento rispetto agli impianti proposti non sembrano affatto appoggiarli; il sindaco di Dallas, Laura Miller, e quello di Houston, Bill White, hanno formato una coalizione di 17 sindaci che si oppongono agli impianti prospettati. Environmental Defense, un gruppo ambientalista, ha calcolato che se la Txu procederà alla costruzione delle sue 11 centrali, le emissioni annuali dello stato cresceranno dai 55 milioni di tonnellate del 2004 a 133 milioni nel 2011: sarà come mettere per strada 10 milioni di Cadillac in più.
    Lo scontro arriverà alla corte federale. Infatti il procuratore di Dallas, Rick Addison, ha di recente annunciato l'intenzione di portare in giudizio la Txu, per violazione della legge federale antinquinamento, il Clean Air Act. Sindaci, gruppi cittadini, procuratori chiedono alla Txu di costruire centrali nuovo tipo, meno inquinanti, con l'impianto di gassificazione. Ma sono meno affidabili, non ancora sperimentate, oltre che più costose, replicano alla Txu.Il punto è che nessuno propone l'alternativa del risparmio energetico spinto. E il sistema di produzione e consumi obeso ammalato di troppa energia e convinto di averne invece un bisogno vitale continua come se niente fosse.
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