domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
03.11.2006
-
| di Marina Zenobio
Agricoltori e serpenti nella «secca» australiana
Un'ondata di siccità, forse la più grave degli ultimi 100 anni, sta devastando le regioni rurali dell'Australia, nazione che - come gli Stati uniti - non ha mai voluto ratificare il Protocollo di Kyoto per il controllo delle emissioni di gas serra nell'atmosfera. Eppure, secondo un rapporto del Wwf, nella siccità vissuta in questo momento in Australia si può osservare chiaramente l'impatto del riscaldamento globale causato dall'uomo.
Destino emblematico per un continente che nel 1959 fu protagonista del film L'ultima spiaggia, dove l'Australia era l'ultimo lembo di terra in cui potevano rifugiarsi i sopravvissuti di un disastro nucleare che aveva distrutto il resto del pianeta.
Negli ultimi cinque anni è piovuto sempre meno, le alte temperature hanno provocato un aumento senza precedenti dell'evaporazione dal suolo, dai corsi d'acqua, dalla vegetazione: la conseguente siccità sta gettando sul lastrico migliaia di famiglie di agricoltori. E come accade per i contadini in India - questi però dissanguati dalle varie banche - anche in Australia si parla in termini di emergenza del fenomeno dei suicidi tra gli agricoltori, nell'ordine di uno ogni quattro giorni.
Per fronteggiare la grave situazione e aiutare agricoltori ed allevatori di bestiame ridotti alla disperazione dalla mancanza di acqua, il governo Howard ha stanziato 350 milioni di dollari australiani (circa 260 milioni di euro), un'enorme quantità di denaro che verrà utilizzato non solo per sostenere un'economia sull'orlo del collasso - i prezzi dei prodotti alimentari sono triplicati - ma anche per l'assistenza psicologica di oltre 300 mila farmers caduti in depressione nel vedere le loro coltivazioni avvizzire, i pascoli verdi per il loro bestiame trasformarsi in sterpaglia, le loro terre riempirsi di crepe.
Con la siccità che ormai ha colpito tre quarti del territorio australiano, rigore e austerità sono le parole d'ordine: nella Gold Coast e a Sidney si stanno realizzando progetti per desalinizzare l'acqua dell'oceano; gli abitanti nella città di Toowoomba, nel Queensland, hanno indetto un referendum sul possibile riciclaggio delle acque reflue; Brisbane sta lavorando alla realizzazione di un sistema di dighe per raccogliere l'acqua piovana; a Melbourne, dove le precipitazioni sono calate del 90%, le risorse idriche sono state razionate.
Le previsioni future per il settore agropecuario non promettono nulla di buono e il direttore del Centro nazionale per il clima di Sydney, Michael Coughlan, ha inviato al primo ministro John Howard un allarmante bollettino meteo per segnalare che «all'andamento attuale, che si trascina ormai da cinque anni, si sta per aggiungere l'impatto del Niño», evento meteorologico nuovamente in formazione nel Pacifico, che contribuirà negativamente sulla già eccezionale siccità che ha colpito il paese. A ottobre in Australia esplode la primavera, ma quest'anno le temperature erano già elevatissime e, quale effetto collaterale della siccità, gli incendi divampano mentre contadini ed agricoltori si preparano ad affrontare una terribile estate.
Per gli abitanti del centro del continente poi si aggiunge un'altra minaccia, quella rappresentata dai serpenti velenosi, sempre più attivi alla ricerca di cibo. Rex Neindorf, direttore del Reptile Center con una linea di emergenza nella regione di Alice Springs attiva 24 ore su 24, sta ricevendo decine di telefonate che denunciano avvistamenti di serpenti. Diversi esemplari di Pseudonaja textilis - uno dei rettili più veloci e aggressivi presenti in Australia - sono già stati catturati e trasferiti in località sicure. Anche se i serpenti non hanno bisogno di bere perché non sudano, hanno comunque bisogno di cibo per mantenere i fluidi del corpo: ma questo scarseggia a causa della lunga siccità, e per cercarlo i serpenti possono avvicinarsi pericolosamente ai centri abitati. È tale la minaccia che ai residenti si raccomanda di memorizzate il numero della linea di emergenza del Reptile Centre sul proprio cellulare o di tenerlo in evidenza vicino al telefono.
Il più giovane dei continenti, abitato da circa 20 milioni di persone, sembra destinato a trovarsi in prima linea sul fronte di una catastrofe annunciata come quella del riscaldamento globale.
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