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TERRA TERRA
30.11.2006

  • Il Venezuela in missione solare
    E' normale che un paese importatore di combustibili fossili cerchi di adottare energie alternative e promuovere il risparmio energetico - non foss'altro per ridurre la bolletta energetica; eppure molti stentano a farlo e l'atmosfera generale è tuttora da ballo sulla tolda del Titanic.
    E' notevole invece che a perseguire la «rivoluzione energetica» sia il Venezuela, quinto esportatore mondiale di petrolio. Eppure è proprio così. Come informa l'agenzia stampa argentina Argenpress, il 17 novembre il presidente Hugo Chávez ha ufficialmente lanciato la Misión Revolución Energética, affidata al Ministero dell'Energia, che là è anche - ovviamente - dicastero del petrolio. Note sono le misiones sociali finanziate con i proventi dell'oro nero, liberati dal giogo delle multinazionali: programmi ad ampio raggio, a volte con la collaborazione di esperti di altri paesi latinoamericani (i medici cubani, il Movimento Sem Terra del Brasile) che affrontano un determinato problema educativo, sanitario, produttivo, civile investendo somme di denaro in progetti che avviano una trasformazione strutturale e poi dovrebbero stare in piedi da soli. Un'altra caratteristica delle missioni è che, per non dare pubblicamente per eseguito quel che è solo un'idea, prima cominciano a lavorare in sordina, poi, quando hanno conseguito un certo numero di risultati, vengono annunciate pubblicamente e formalizzate, appunto, come «missioni».
    La missione energetica ha questo obiettivo: usare i proventi del petrolio per finanziare progetti di fuoriuscita dal petrolio. Vi partecipano oltre 3.600 lavoratori sociali che dovranno sensibilizzare le comunità sull'importanza del risparmio energetico e dell'uso razionale di questo bene comune.
    Il governo sostiene che l'illuminazione elettrica pubblica di tutto il paese dovrà diventare solare. Il progetto pilota è partito pochi giorni fa nella Avenida Bolívar, al centro di Caracas, ora illuminata al 50 per cento con il fotovoltaico: «Questa energia non spreca un grammo di combustibile» ha precisato il presidente, «e dà a tutti un buon esempio di grande valore educativo intergenerazionale». Accanto al solare si punterà sulla generazione di energia elettrica eolica. Per adesso i pannelli solari sono importati, ma si prevede il decollo di un'industria locale: l'obiettivo della diversificazione dell'economia, da quella monocoltura petrolifera che era il Venezuela, è perseguito sia in campo industriale che agricolo.
    Altri progetti della missione energetica consisteranno nel sostituire il diesel con il metano per autotrazione, nell'ampliamento della rete del gas per uso residenziale e nella promozione di lampadine a risparmio energetico, che in un primo momento saranno regalate a tutti i cittadini. L'obiettivo è di arrivare a cambiare 52 milioni di lampadine nelle case venezuelane. Entro la fine di dicembre ne saranno stati sostituiti 17 milioni in sei stati del paese: Nueva Esparta (rispetto alla quale il ministro, Rafael Ramirez, aveva tempo fa lamentato una grande crescita dei consumi elettrici; là è prevista la sostituzione di tutte le lampadine «in servizio»), Zulia, Falcon, Mirando, Carabobo e Distrito Capital. Como avviene in questi casi, lo stato finanzia la quasi totalità dell'opera. La messa in opera è affidata, oltre che ai sensibilizzatori di cui sopra, alle Mesas Técnicas de Energía, o tavoli tecnici sull'energia: come quelli sull'acqua, sono organismi presenti a livello locale abbastanza capillarmente e chiamati a risolvere le questioni locali con la partecipazione di istituzioni locali, esperti e cittadini che si incontrano periodicamente.
    Cinquanta milioni di lampadine sono tanti. Il nostro paese, grande importatore di petrolio, stenta a prendere la strada del risparmio energetico, delle energie rinnovabili e di un modello basato sul decentramento e sull'autonomia. Dovrebbe forse assumere come consulente qualche venezuelano della Mesas Técnicas de Energía: cooperazione tecnica Sud-Nord.
    A proposito: nell'ambito della solidarietà-Sud, finanziata dal Venezuela in diversi paesi dell'America Latina, sta facendo capolino anche il solare. Riferisce il giornale cubano Granma che la Bolivia ha ottenuto - insieme alla collaborazione tecnica di diversi esperti cubani e venezuelani per avviare la campagna nazionale di alfabetizzazione - migliaia di pannelli solari da installare in zone non raggiunte dall'elettrificazione. Un progetto che molto probabilmente sarà esteso ad altri paesi.
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