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| di Matteo Alviti
Germania, sapore di pesticidi (illegali)
I dati diffusi martedì da Greenpeace Germania lasciano un sapore amaro in bocca: quello dei pesticidi. Stando ai risultati dell'inchiesta condotta dall'associazione ambientalista nel sud del paese, undici commercianti di prodotti agricoli avrebbero venduto circa 100 chili di pesticidi vietati - e li hanno venduti a membri di Greenpeace sotto mentite spoglie. Tra questi l'E 605, la bifentrina, il malathion e il diethion, che in Germania non sono mai stati ammessi o il cui uso è stato vietato ormai da molti anni.
«Agricoltori senza scrupoli», ha dichiarato l'esperto del settore chimico di Greenpeace Manfred Krautter, hanno acquistato e spruzzato su frutta e verdura pesticidi illegali, vietati dalla legge tedesca e dall'Ue. «Siamo sconcertati - ha aggiunto Krautter - che ci sia un'intera rete di commercianti che vende prodotti velenosi e cancerogeni, dannosi per il sistema nervoso centrale e la fertilità».
L'inchiesta è partita dai risultati, pessimi, delle analisi effettuate su campioni di ortaggi o frutta acquistati in sei importanti catene commerciali tedesche - tra cui Rewe, Edeka e Lidl. Nell'88% dei casi era stata rilevata la presenza di pesticidi. Residui consistenti erano stati rinvenuti nel 30% dell'uva spina e del ribes, oltre che nel 15% delle ciliegie. Gli «investigatori» tedeschi di Greenpeace si erano dunque messi sulle tracce dei veleni, girando in lungo e in largo il sud della Germania per sei mesi, per capire come i pesticidi vietati potessero essere finiti sulle tavole dei consumatori.
Svelare il mistero non è stato complicato. Per entrare in possesso delle sostanze proibite bastava chiedere ad alcuni rivenditori di prodotti agricoli. Chi non li forniva direttamente era pronto a spiegare come procurarli: un salto al di là della vicina frontiera con la Francia e il gioco è fatto. Anche lì, alcuni pesticidi proibiti, non solo in Germania ma in tutta l'Unione Europea, sono venduti senza difficoltà e ci sono commessi che parlano un tedesco fluente, pronti a servire senza fare domande. Per Martin Hofstetter, membro dell'ong ambientalista, i crimini accertati sarebbero «solo la punta di un iceberg».
Del caso si è occupato mercoledì sera anche Frontal 21, il settimanale d'inchiesta giornalistica del secondo canale pubblico tedesco Zdf. I telespettatori-consumatori hanno potuto così assistere per esempio all'acquisto del Birlane della Basf, vietato dal 2003 in tutta l'Ue, presso un rivenditore francese. Manfred Krautter di Greenpeace, interrogato dal giornalista della Zdf, ha affermato che lo stesso smercio avverrebbe tra il nord della Germania e la Polonia. Recentemente le autorità incaricate dei controlli hanno scoperto tracce di veleno su rucola e lollo rosso anche in Bassa Sassonia.
L'aspetto particolarmente grave della vicenda è che quattro degli undici rivenditori illegali smascherati da Greenpeace fanno parte dell'Associazione dei coltivatori tedeschi. Rolf Meyer, segretario generale dell'associazione, ha promesso punizioni severe, stigmatizzando però la carente armonizzazione legislativa nell'Ue in tema di commercio e uso di pesticidi.
Greenpeace Germania ha chiesto al ministro dell'agricoltura Horst Seehofer di intervenire rafforzando i controlli e di inasprire le pene per chi infrange la legge: ritiro della licenza di vendita, o coltivazione, e la sospensione delle sovvenzioni. Attualmente solo i casi più gravi vengono puniti con una multa. L'ong ha inoltre reso noto di voler intraprendere un'azione legale contro i commercianti, per violazione della legge di protezione delle piante e per illeciti fiscali. Nella maggior parte dei casi, infatti, la vendita è avvenuta dietro pagamento di contanti e senza ricevuta fiscale. Ma non tutti sono stati così previdenti: in alcuni casi i rivenditori si sono premurati di emettere ricevuta. Greenpeace ha documentato le vendite con foto e telecamere nascoste.
Da parte sua, il ministro dell'agricoltura della Renania-Palatinato (regione coinvolta nello smercio), il socialdemocratico Hendrick Hering, ha dichiarato che dai controlli effettuati nel 2005 e nel 2006 dalle autorità incaricate non sono emersi illeciti. Hering non ha apprezzato le immagini di uomini con maschere a gas e tute protettive che tenevano fra le braccia frutta e verdura «avvelenata». Il fatto, ha però ammesso il ministro, è che i 400 controlli all'anno su 16mila aziende non possono tenere completamente sotto controllo il fenomeno dello smercio di pesticidi illegali.RETTIFICA
L'articolo pubblicato ieri sotto il titolo «Venezuela in missione solare» era firmato da Marinella Correggia.
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