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TERRA TERRA
07.12.2006
  • | di Paola Desai
    Una nuvola scura sull'Asia meridionale
    Già da qualche anno scienziati di diversi paesi studiano la «nuvola scura dell'Asia»: è chiamata così una massa di fumo, ceneri, aerosol, acidi e particelle tossiche che grava su un'ampia regione dell'Asia meridionale, risultato combinato degli incendi appiccati a foreste e boscaglie per fare largo a nuove piantagioni, e delle emissioni di un numero crescente di veicoli, stabilimenti industriali, centrali termiche e milioni di fornelli domestici sparsi in agglomerati urbani e industriali dall'India settentrionale all'Indocina alla Cina meridionale.
    Ormai quattro anni fa l'Unep (il Programma delle Nazioni unite per l'ambiente) ha pubblicato uno studio assai ampio su questo fenomeno, in sé noto già dalla metà degli anni Ottanta0: avvertiva che la «foschia bruna asiatica» è una minaccia «regionale e globale» che sta danneggiando l'agricoltura, modificando la piovosità e il sistema dei monsoni, e mettendo a rischio la salute umana di milioni di persone (The Asian Brown Cloud: Climate and Other Environmental Impacts, Unep/Centre for Clouds, Chemistry and Climate, agosto 2002).
    Erano le prime conclusioni a cui erano giunti gli oltre 200 scienziati che hanno partecipato al programma di ricerca chiamato Indian Ocean Experiment, o Indoex, con il complemento di immagini satellitari e modelli computerizzati. Avvertivano, oltretutto, che l'impatto della nuvola si aggraverà nei prossimi trent'anni, quando la popolazione asiatica avrà raggiunto i 5 miliardi di persone...
    Lo studio pubblicato pochi giorni fa sui «Proceedings of the National Accademy of Science» degli Stati uniti aggiunge un nuovo allarme. Dice che la «nuvola scura» dell'Asia meridionale ha un impatto negativo sulla produzione agricola, in particolare sui raccolti di riso. Anzi, suggerisce che proprio quello strato di particelle e smog è una delle cause del declino della produzione agricola che l'India sperimenta ormai dagli anni Novanta0. La «nuvola» infatti interferisce con il clima a livello locale perché impedisce a parte delle radiazioni solari di raggiungere il suolo (il rapporto Unep quantificava: tra il 10 e il 15% di luce solare in meno arriva al suolo), creando condizioni di temperature più fresche; allo stesso tempo, assorbe calore e sta considerevolmente riscaldando la parte bassa dell'atmosfera. La combinazione tra raffreddamento sulla superfice e riscaldamento della bassa atmosfera sta alterando l'andamento del monsone invernale, col risultato di una drastica diminuzione delle piogge. Sull'India nord-occidentale, Pakistan, Afghanistan, Cina occidentale e le regioni dell'Asia centrale la nuvola riduce la piovosità tra il 20 e il 40%.
    Lo studio è stato condotto da un gruppo di scienziati guidati da Maximilian Auffhammer, dell'Università di California a Berkeley. Usando modelli computerizzati per simulare gli effetti di diverse condizioni atmosferiche, e i dati storici sui raccolti di riso in India, il gruppo conclude che la nuvola scura di smog ha determinato un declino nella produzione di riso dell'11% circa tra il 1985 e il 1998 - dicono che le temperature meno calde sarebbero un beneficio per il riso, ma la diminuzione delle piogge ha vanificato il beneficio e prodotto un effetto negativo. Lo studio riguarda le regioni settentrionali del subcontinente indiano dove l'agricoltura dipende dalle piogge - dove esistono sistemi irrigui il risultato può essere diverso.
    Giorni fa un'altra rete di scienziati aveva lanciato un altro allarme: dicono che bisogna trovare varietà di riso, grano e delle altre specie di base dell'alimentazione umana adattate a temperature più calde, cioè adattate al prevedibile futuro cambiamento del clima - o altrimenti l'umanità dovrà affrontare nuove carestie. In questo caso di tratta del Consultative Group on International Agricolture Research (Cgiar), che collega una quindicina di istituti di ricerca in tutto il mondo - uno dei suoi centri più importanti, Irri, è nelle Filippine e si occupa del riso, un altro in Messico e studia il grano. É la rete di centri di ricerca che negli anni Sessanta0 aveva lanciato le varietà ibride «ad alto rendimento» alla base della cosiddetta Rivoluzione verde, e che in tempi più recenti caldeggia una «rivoluzione biotecnologica». É anche una delle reti di ricerca più forti nel campo agricolo, e conviene sempre ascoltarla: è un fatto, alcune delle regioni più fertili del mondo subiscono l'impatto del clima che si trasforma, con regimi di piogge stravolti e temperature in aumento.
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