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TERRA TERRA
16.12.2006

  • Una «rivoluzione verde» per l'Africa?
    Le fondazioni Gates e Rockefeller hanno deciso di unire le forze in una nuova alleanza per una rivoluzione verde in Africa. E' la prima volta in campo agricolo per l'impero Microsoft di Bill & Melinda Gates, che investiranno in questo progetto 100 milioni di dollari; i Rockefeller co metteranno «solo» la metà - ma anche una lunga esperienza «sul campo». Fu proprio la Fondazione statunitense, infatti, a nutrire l'offensiva della rivoluzione verde degli anni '60, descritto come un progetto di sviluppo agricolo fondato su nuove varietà vegetali che rispondessero meglio a fertilizzanti, pesticidi e irrigazione, e che avrebbero permesso di moltiplicare la produttività delle coltivazioni e risolvere il problema della fame nel mondo. Il contesto è sempre importante. La «rivoluzione verde» degli anni '60 si sviluppò in un momento nevralgico della Guerra fredda, e fu uno degli strumenti per controarrestare la minaccia della «rivoluzione comunista rossa» che attraversava le zone rurali in gran parte di Asia e America latina. Con un input moltiplicato di fertilizzanti, pesticidi e acqua i raccolto in effetti aumentarono: ma i risultati, soprattutto per le popolazioni contadine per i piccoli agricoltori e per l'ambiente di quelle aree, furono devastanti; nessuno ormai nega che a distanza di anni la produttività dei terreni è calata, la salinizzazione aumentata, e che gli unici a beneficiarne furono le grandi aziende multinazionali che controllano il mercato internazionale di sementi e agrichimici.
    Adesso è il turno dell'Africa, dove l'iniziativa Gates/Rockefeller si propone di introdurre almeno 200 nuove varietà «migliorate» di piante ad alto rendimento entro i prossimi cinque anni; agli agricoltori africani saranno elargiti finanziamenti e crediti per organizzarsi in reti di piccoli gestori agrari «che agiscano - si legge nel progetto - da canale di distribuzione di semi, fertilizzanti e agrochimici» prodotti dalle multinazionali del settore. Un remake impressionante della prima rivoluzione verde. Tanto denaro fresco che finirà per indebitare fino all'usura i contadini e che danneggerà ecosistemi già compromessi dalla mancanza di ogni tipo di controllo ambientale, ma che darà grande impulso alle strategie economiche delle multinazionali nel continente nero.
    Sembra incredibile che nonostante tanti anni di dibattito sulle conseguenze negative della Rivoluzione verde, c'è ancora qualcuno che cerca di farla passare per un progetto umanitario. Senza neanche prendere in considerazione i danni ambientali, già noti, che questo modello di sviluppo agrario provocherà anche in Africa. Le sementi migliorate per crescere hanno bisogno di grandi quantità di acqua, risorsa che vale più dell'oro; l'utilizzo abbondante di pesticidi e fertilizzanti sintetici brucerà la terra e l'erosione del suolo minaccerà l'agricoltura autoctona. Le comunità locali, i loro sistemi tradizionali di riprodurre e conservare semi, le loro antiche e tramandate conoscenze in campo agricolo non esistono. Invece di progettare uno sviluppo che parta da questi basi e dall'immenso tesoro di biodiversità disponibile nelle comunità agricole locali, Gates e Rockefeller hanno deciso di rimpiazzare tutto con varietà migliorate. E' sempre la stessa ricetta: nuovi semi e più fertilizzanti. Per il momento il progetto non prevede l'utilizzo di semi transgenici, o meglio, non fa alcun riferimento a questa eventualità, quindi neanche si può escludere. In fondo tanto la Fondazione Gates che la Rockefeller sono tra coloro che appoggiano attivamente lo sviluppo dell'ingegneria genetica in Africa.
    Di fatto sta crescendo la tendenza di certe Fondazioni di rilevare e assumersi il compito di elaborare programmi pubblici per lo sviluppo. Mentre la cooperazione ufficiale allo sviluppo sta diminuendo, aumentano i capitali privati e la necessità di «donare» fondi attraverso istituzioni filantropiche impresariali. Numerose grandi fondazioni private hanno messo gli occhi sugli agricoltori africani. Lo scorso ottobre, una settimana dopo che Gates e Rockefeller hanno presentato la loro iniziativa, la fondazione guidata da George Soros ha promesso 50 milioni di dollari per il progetto Millenium villages project, destinato alle comunità rurali in Africa. Poi ci sono fondazioni caritatevoli create ad hoc da imprese come Dupont, Syngenta e Monsanto, che da tempo si stanno infiltrando nel sistema internazionale di ricerche agropecuarie. E di caritatevole non hanno nulla, perché nella mentalità di questo tipo di istituzioni, il progresso è guidato dalla visione e dal'interesse delle imprese trasnazionali, non dalla saggezza collettiva delle comunità rurali.
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