domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
26.01.2007
-
| di Marinella Correggia
Rivoluzione energetica un sogno possibile
La road map per come fornire energia sufficiente a tutti nel mondo senza incendiare il clima è indicata nel rapporto Energy (R)evolution: A sustainable World Energy Outlook, lanciato ieri in tutto il mondo. L'ha elaborato Greenpeace (www.greenpeace.org/international/press/reports/energyrevolutionreport), insieme all'European Renewable Energy Council (ombrello europeo di associazioni ci ricerca e industrie operanti nel settore delle rinnovabili). La sfida è titanica. La «rivoluzione nella politica energetica ed evoluzione nell'uso dell'energia» è necessaria per arrivare nel 2050 a dimezzare le emissioni di CO2 (rispetto a quelle del 1990, sempre prese a riferimento) riuscendo al tempo stesso a fornire energia a prezzi abbordabili - mentre l'epoca dei fossili a buon mercato è finita - a tutti i paesi, e a quei due miliardi di persone che non hanno accesso all'elettricità. La via maestra per questo obiettivo di equità e sostenibilità è come una ferrovia, ha due binari paralleli e indispensabile: a) l'efficienza energetica (un vero giacimento a cui attingere per ridurre la domanda di energia primaria), b) le energie rinnovabili (che dovranno arrivare al 35 per cento del fabbisogno totale nel 2030 e al 50 per cento nel 2050). Cinque i principi chiave: soluzioni pulite e il più possibile decentrate (che evitano sprechi nella conversione e nella distribuzione; e sono più democratiche), rispetto dei limiti naturali dell'ambiente, fine delle fonti energetiche più pesanti, maggiore equità nell'uso, disaccoppiamento dello sviluppo (o come lo si vuol chiamare, veramente il rapporto in inglese parla di growth) dal consumo di combustibili fossili.
Contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, soglia oltre cui il processo rischia di diventare irreversibile, si può. Pioniere del cambiamento possibile il settore dell'elettricità, che nel 2050 potrebbe essere coperto al 70 per cento dalle rinnovabili (ma la stima comprende anche il grande idroelettrico). Nel settore termico, il contributo delle rinnovabili potrebbe crescere del 65 per cento, in particolare puntando sul solare, sul geotermico e sulle biomasse sostenibili. Sarà più dura con i trasporti: lì si tratterà soprattutto di allargare il più possibile l'efficienza (che comprende la fuoriuscita da sprechi ed eccessi d'uso), mentre i cosiddetti biocarburanti dovranno essere guardati con molta cautela.
Il rapporto di Greenpeace ed Erec demolisce l'ineluttabilità del tristo scenario «business as usual» proposto dalle proiezioni dell'International Energy Angecy, secondo le quali nel 2050 le emissioni di CO2 saranno raddoppiate per via dell'aumento della domanda mondiale di energia; nello scenario della (r)evolution, invece, esse si ridurranno dai 23 miliardi di tonnellate nel 2003 a 11,5 nel 2050, il che, tenuto conto della crescita demografica, significherà passare dalle quasi 4 tonnellate pro capite di adesso a 1,3. A questo scopo Europa, Stati Uniti ed economie in transizione dovrebbero tagliare la CO2 di oltre il 70 per cento (l'80 per cento almeno i paesi Ocse), mentre Cina, India e Sud America potranno fermarsi al 35 per cento di tagli rispetto ai livelli del 1990, punando sul rinnovabile per coprire la crescente domanda di energia.
Ma c'è un ma: bisogna agire subito, i prossimi dieci anni saranno cruciali. Infatti i paesi in via di sviluppo stanno rapidamente costruendo nuove infrastrutture energetiche (e si pensi a quelle in America Latina, che se pure fanno parte di un piano di «liberazione energetica del continente» messa in atto dai governi popolari, dall'altro rischiamo di perpetuare la dipendenza dai fossili). E i paesi industrializzati si troveranno a dover sostituire molti degli impianti, ormai vecchi (e magari ripeteranno gli errori di sempre).
Chi deve agire e come? Il rapporto sottolinea che l'obiettivo è tecnicamente fattibilissimo senza nemmeno grande evoluzione nelle tecnologie, ma è cruciale la volontà politica dei singoli governi e internazionale. Ai politici, Greenpeace e i suoi partners fanno richieste necessariamente perentorie. Eliminare qualunque sussidio ai combustibili fossili e all'energia nucleare, e anzi internalizzare i loro costi (ambientali e sociali) esterni (questo renderebbe subito molto convenienti le fonti pulite). Porre obiettivi alti e vincolanti per la crescita delle rinnovabili. Fissare standard di efficienza per tutto ciò che consuma energia, dalle macchine alle case ai veicoli.
In questo contesto, Greenpeace Italia chiede a un paese sprecone e dipendente dall'import energetico di «porre obiettivi vincolanti per le rinnovabili al 2020 e potenziare l'efficienza: con l'attuale modello energetico i grandi impianti centralizzati sprecano oltre i due terzi dell´energia prodotta».
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