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TERRA TERRA
10.02.2007
  • | di Marina Forti
    Le foreste scompaiono, e anche gli orangutan
    La sorte degli orangutan è indissolubilmente legata a quella delle foreste di Sumatra e del Borneo: così, quando un rapporto delle Nazioni unite parla del pericolo di estinzione del grande primate asiatico sta parlando anche della scomparsa di quello che si usa definire il secondo «polmone verde» del pianeta (dopo la foresta amazzonica, anche quella dicretamente minacciata).
    Sumatra e il Kalimantan (la parte indonesiana del Borneo) sono le due più grandi isole che compongono l'Indonesia, hanno dimensioni paragonabili alla somma di Francia e Spagna, e sono da decenni guardate dalla classe dirigente indonesiana come una grande riserva di materie prime: il legname tropicale pregiato delle sue foreste pluviali, le miniere del sottosuolo, la terra da denudare di alberi per farne piantagioni commerciali. Il risultato è che quelle foreste stanno scomparendo sotto i colpi del taglio illegale degli alberi fin dentro alle aree protette, gli incendi forestali appiccati per «ripulire» i terreni, l'avanzare delle piantagioni. E il ritmo della deforestazione, avverte ora l'Unep (il Programma dell'Onu per l'ambiente) sulla base dei dati dati governativi e delle immagini riprese dai satelliti, è del 30% più veloce di quanto si pensava (e non si può dire che le stime precedenti non fossero già allarmanti). Così nel rapporto diffuso giovedì l'Unep avverte: in mancanza di misure urgenti, il 98% della popolazione degli orangutan sarà scomparsa entro il 2022 - con gravi conseguenze per il resto della flora e fauna inclusi rinoceronti, tigre asiatica ed elefanti, oltre che per le popolazioni umane che vivono della terra e delle foreste (The last stand of the orangutan: State of emergency. «L'ultima resistenza degli oranguran: stato d'emergenza», vedi www.unep.org).
    La popolazione di orangutan di Sumatra, classificato come «minacciato in modo critico», è stimata in non oltre 7.300 individui, mentre il cugino orangutan del Borneo conta tra 45mila e 69mila individui (ed è solo «minacciato»). E' una popolazione quasi dimezzata in pochi anni, dicono alcuni. E il rapporto sugli orangutan parla della scomparsa delle foreste perché a minacciare il grande primate è proprio la perdita dell'habitat in cui vive, prima e più della caccia o altra minaccia fisica diretta. E il grande assalto alle foreste indonesiane non risparmia le aree protette che in teoria dovrebbero salvaguardare gli orangutan e le altre specie la cui sopravvivenza dipende dall'esistenza delle foreste. Da almeno sei o sette anni è noto che l'Indonesia lavora e/o esporta ogni anno quasi il doppio del volume di legname che produce, ovvero che viene tagliato in regolari e legali concessioni forestali o piantagioni: ovvero, gran parte è tagliato illegalmente. Ora il rapporto dell'Unep quantifica: il 73% del legname di valore commerciale tagliato illegalmente in Indonesia proviene da aree protette, i grandi parchi nazionali di Kalimantan e di Sumatra. Per la precisione, 37 dei 41 parchi nazionali subiscono l'assalto dei tagliatori illegali, ha riconosciuto il ministro dell'ambiente indonesiano, Rachmar Witoelar, durante la presentazione del rapporto Unep a Nairobi (dove ha sede l'agenzia ambientale dell'Onu). E i tagliatori di frodo non sono povera gente, contadini impoveriti dei dintorni ma reti commerciali ben organizzate. E ben ammanicate: il taglio e export illegale di legname è un affare che muove parecchi soldi e ha complicità a tutti i livelli, dalle autorità locali a quelle doganali ai «piani alti» di Jakarta. E poi, a volte il governo indonesiano ha mobilitato l'esercito per confiscare carichi di legname di frodo e sloggiare i tagliatori abusivi. Ma per lo più le guardie forestali sono pochi uomini poco equipaggiati e male armati - mentre i tagliatori di frodo sono spesso protetti da milizie mercenarie.
    «Facciamo appello alla coscienza del mondo intero: non comprate legno non certificato», ovvero di provenienza illegale, ha detto a Nairobi il ministro Witoelar. Un mese fa Jakarta e l'Unione europea (terzo mercato mondiale del legno indonesiano, dopo Usa e Cina). E' ora di assumersi qualche responsabilità...
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