domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
24.02.2007
-
| di Marizen
Baltic Pipeline: gas che puzza di mostarda
Il progetto per la costruzione del Nord-Stream, il gasdotto che attraversando il Mar Baltico collegherà la Russia alla Germania, preoccupa molto i paesi del nord Europa: per i potenziali rischi sull'ambiente, certo, ma anche per questioni di sicurezza. Si tratta di 1200 chilometri di condutture: partendo dalla cittadina russa di Vyborg raggiungerà la città portuale tedesca di Greifswald, costeggerà la Finlandia per 369 chilometri, sfiorerà il relitto del traghetto Estonia - abbandonato dopo il naufragio del '94, col suo carico di morte (852 vittime, 757 corpi dispersi), passerà vicino all'isola svedese di Gotland (sulla quale esiste un parco eolico che fornisce energia alla terra ferma attraverso cavi sottomarini) a 40 km dalla quale, secondo il progetto Nord-Stream, dovrebbe sorgere una piattaforma di distribuzione di gas larga 900 metri e alta 35, e lambirà l'isola danese di Bornholm. Il costo previsto per la costruzione dell'opera è di 4 miliardi e 600 mila euro, finanziati per il 51% dal colosso russo Gazprom e per il 25% da una cordata tedesca formata da Eon e Wintershal, affiliata al gigante della chimica Basf.
Dal 2010, ogni anno la pipeline dovrebbe pompare 20 miliardi di metri cubi di gas verso la Germania, con la possibilità di innalzare il già consistente volume fino a 55 miliardi. Il progetto originale della pipeline prevedeva la costruzione di un sub-corridoio terrestre che avrebbe attraversato anche la Polonia, ma la forte opposizione politica del paese ha costretto la Russia a rivedere il percorso, optando per il Mar Baltico.
Ora sono Danimarca, Finlandia e soprattutto la Svezia a preoccuparsi per il timore di una catastrofe ecologica, con l'impatto che il Nord-Stream potrebbe avere sui fondali del Mar Baltico, un ambiente ecologicamente fragile perché pieno di materiali pesanti, altamente tossici, vecchie mine e munizioni abbandonate dai soldati alla fine della seconda guerra mondiale. Secondo un'informativa della Commissione di Helsinki sulla protezione dell'ecosistema marino (Helcom) si calcola che sui fondali del Mar Baltico siano depositati container contenenti fino a 40 mila tonnellate di armi chimiche, come l'iprite, detto anche gas mostarda per il suo caratteristico odore, un vescicante molto potente con una spiccata tendenza a legarsi alle molecole organiche. Iposolubile, l'iprite penetra in profondità nello spessore della pelle lasciando per un po' gli strati superiori apparentemente sani. Solo dopo il ricambio fisiologico delle cellule cutanee colpite se ne vedono gli effetti, con l'apertura di piaghe devastanti. L'eventualità che durante la costruzione del gasdotto russo-tedesco i container possano essere danneggiati non è peregrina; i possibili e gravissimi danni ambientali dovrebbero indurre l'intera Unione Europea a mobilitarsi.
Per il momento sembra che il problema riguardi solo i tre paesi nordici, Danimarca, Finlandia e Svezia, che hanno rinviato al prossimo autunno decisioni in merito alle autorizzazioni necessarie per la costruzione del gasdotto russo-tedesco. Lo scorso gennaio, durante una visita a Berlino, il primo ministro svedese, John Fredrik Reinfeldt, ha reso ufficiali le preoccupazioni del suo paese dichiarando la «massima vigilanza» sull'attuazione del progetto, mentre la Commissione svedese di tutela ambientale pretende dalla cordata Gazprom-Eon-Wintershal uno studio dettagliato sul progetto, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione di incidenti anche in fase di costruzione. La Svezia, che può porre condizioni ma non proibire il progetto, si preoccupa anche di possibili rischi alla sua sicurezza, paventando operazioni di spionaggio russo da quando Mosca ha detto chiaramente che la sua flotta avrà un ruolo centrale nella difesa degli «interessi economici nazionali» e pattuglierà un raggio di 400 metri di acque attorno alle condutture. Infine, ma non di secondaria importanza, le preoccupazioni dei pescatori che vedono a rischio la loro attività nel Mar Baltico.
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