mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
01.03.2007
-
| di Marinella Correggia
terra terra
Senza brevetto, contro la malaria
Dndi (Drugs for Neglected Diseases Initiative) è un progetto avviato nel 2003 da Médecins sans Frontières (Msf) con 5 istituti di ricerca pubblici (di Brasile, India, Kenya, Malaysia, Francia) e con il Programma speciale di ricerca e formazione in malattie tropicali. Il compito di Dndi è «sviluppare nuovi trattamenti sicuri, efficaci, economici e accessibili per pazienti che soffrono di malattie dimenticate»: quelle dei popoli impoveriti. Uno dei principi guida è il «desiderio di sviluppare farmaci che siano beni pubblici», ovvero non coperti da brevetto. Il progetto non fa ricerca per conto proprio, ma capitalizza e alimenta le esistenti e frammentate capacità di R&D (ricerca e sviluppo), soprattutto nei paesi impoveriti.
Oggi a Parigi Dndi presenta ufficialmente un «farmaco-bene pubblico», l'Asaq, che promette di diventare importantissimo nella lotta contro la malaria. Questa malattia dimenticata è presente in 100 paesi, minaccia metà della popolazione mondiale e uccide ogni anno un milione di esseri umani, in gran parte bambini dell'Africa sub-sahariana. Il tasso di mortalità infantile per questa patologia è raddoppiato dal 1990 al 2002; ne muore un bambino africano sotto i 5 anni ogni 30 secondi, dunque circa 3000 l'anno secondo il World Malaria Report dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Malaria e povertà si alimentano in un circolo vizioso comune in tanti paesi impoveriti; lo stesso costo economico per i paesi colpiti, in termini di mancata capacità lavorativa, è stimato in 12 miliardi di dollari l'anno.
La resistenza agli antimalarici (la clorochina, ad esempio, è ormai inefficace nel 90% delle aree africane) è una sfida globale. I pazienti in paesi dove la malaria è endemica hanno bisogno di farmaci a basso prezzo, efficaci e adatti alle situazione sul terreno. L'Oms dal 2001 raccomanda la Artemisin-based Combination Therapy (Act), ovvero l'uso concomitante - e formulato in una singola pasticca - di due antimalarici fra i quali un derivato dell'artemisina, estratto dalla pianta artemisia le cui proprietà terapeutiche sono da tempo conosciute dai cinesi.
Asaq, combinazione di artesunato (As) e amodiachina (Aq), è uno dei 4 farmaci antimalarici Act raccomandati dell'Oms per l'Africa nelle sue «Guidelines for the treatment of malaria del 2006»; 20 paesi su 41 dell'Africa sub-sahariana l'hanno scelto come trattamento di prima linea. La combinazione, adatta ai pazienti di qualunque età (a dosi diverse), efficace, di facile somministrazione e ben tollerata (oltre che curata perfino nella confezione, che deve essere il più possibile piccola e leggera per minimizzare i costi di trasporto e stoccaggio), è stata messa a punto dai partner del Dndi nel dicembre 2004. Dal 2007 inizia la produzione su larga scala, realizzata in Marocco e affidata a un partner privato, la Sanofi-Aventis, primo gruppo farmaceutico in Europa e terzo a livello mondiale. La scelta si spiega con i grandi numeri dei potenziali beneficiari: per quasi mezzo miliardo di persone in 31 paesi Asaq può essere considerato come trattamento di prima linea.
Però, le salvaguardie messe a punto da Dndi in questa partnership che Dndi definisce «innovativa» con un'industria farmaceutica sono solide. Derivano da anni di esperienza nella lotta contro i brevetti; ricordiamo la campagna portata avanti da Msf per l'accesso a farmaci essenziali, che brevetti ventennali rendono economicamente inaccessibili ai più e non copiabili dalle industrie farmaceutiche globali. Sull'Asaq, dunque, non è stato chiesto e non sarà mai chiesto alcun brevetto perché, spiega il comunicato di Dndi, «è prodotto a beneficio dei pazienti economicamente sfavoriti ed è concepito per la distribuzione la più ampia possibile proprio a chi ne ha maggior bisogno». Viene distribuito a prezzo di costo (senza profitto) a organizzazioni pubbliche di paesi endemici, istituzioni internazionali, Ong e programmi sanitari.
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