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TERRA TERRA
14.03.2007
  • | di Marizen
    Bestiame, a rischio estinzione il 20% delle razze
    A suonare l'allarme è un recente rapporto della Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) secondo il quale, delle oltre 7.600 razze di animali da allevamento censite nella sua «banca dati», 190 si sono estinte dai primi anni '90 ad oggi e altre 1.500 sono considerate in pericolo. Negli ultimi cinque anni sono andate perdute circa 60 razze bovine, ovine, suine, equine e avicole e, al ritmo attuale, ogni mese sta scomparendo una razza animale destinata all'alimentazione umana. Sotto accusa la globalizzazione del mercato zootecnico che, secondo al Fao, influisce negativamente sulla biodiversità. Il settore zootecnico contribuisce alla sussistenza di oltre un miliardo di persone; da esso dipende la sopravvivenza di oltre il 70% delle popolazioni rurali povere.
    Inoltre, in termini economici, il settore zootecnico rappresenta attualmente circa il 30% del prodotto interno lordo agricolo dei paesi in via di sviluppo, una percentuale destinata a raggiungere circa il 40% nel 2030, a scapito dell'agricoltura vegetale se è vero che, per ogni kg di carne bovina, vengono consumati dai 9 agli 11 kg di mangimi, in buona parte composti da mais, soia e orzo, prodotti altrettanto adatti all'alimentazione umana. Ma questo è un altro discorso.
    I sistemi di allevamento tradizionali hanno bisogno della diversità biologica delle razze animali, per finalità ed impieghi multipli in grado di fornire servizi diversi perché il pool genico animale esistente contiene risorse preziose per la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo futuri, specialmente in condizioni ambientali difficili.
    I moderni sistemi di allevamento, invece, si basano sull'ottimizzazione delle caratteristiche di razze che rispondono alla richiesta dei mercati, raggiungendo sì straordinari incrementi della produttività ma riducendo la diversità genetica degli animali. Proprio come accade per le varietà dei semi in agricoltura. Solo 14 delle oltre 30 specie di mammiferi addomesticati (tra bovini, pecore, capre, maiali) e di pollame forniscono il 90% dell'alimentazione umana a base di carne, come scrive Irene Hoffmann, responsabile del servizio di produzione animale della Fao.
    Il documento dell'Organizzazione, curato da 150 esperti di 90 paesi, costituisce una prima bozza del rapporto sullo stato delle risorse zoogenetiche mondiali, The State of the World's Animal Genetic Resources, il primo studio globale sulla situazione delle risorse zoogenetiche, sulla capacità dei paesi di gestire questo patrimonio in modo sostenibile e sugli interventi, indispensabili per arrestare le perdite.
    «Il mantenimento della diversità genetica animale - afferma José Esquinas-Alcázar, segretario della Commissione Fao sulle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura - consentirà alle generazioni future di selezionare lo stock genetico o di sviluppare nuove razze capaci di rispondere all'emergere di nuove sfide, come il cambiamento climatico, il sorgere di malattie e il cambiamento dei fattori socio-economici».
    E, analizzando l'interdipendenza dei paesi in materia di risorse zoogenetiche, per Esquinas è fondamentale facilitare lo scambio continuo di queste risorse e il loro sviluppo, per far sì che vi sia una condivisione equa dei benefici da parte degli allevatori, dei selezionatori, degli operatori del settore, ma anche dell'intera umanità.
    Il testo definitivo dello studio - che fotografa la situazione con dati provenienti da 169 paesi e mette in evidenza l'importanza del settore zootecnico per l'agricoltura - sarà presentato a Interlaken (Svizzera) il prossimo settembre, in occasione della Prima conferenza tecnica sulle risorse zoogenetiche, che dovrebbe concludersi con l'adozione di una strategia globale e di un piano d'azione a livello mondiale per fermare la perdita di diversità genetica animale e migliorarne la gestione, lo sviluppo e la conservazione sostenibile.
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