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TERRA TERRA
05.04.2007
  • | di Marinella Correggia
    Baby foche fra caccia e ghiaccio sciolto
    I cuccioli di foca dalla bianca, maledetta pelliccia, sono vittime della caccia commerciale e al tempo stesso del riscaldamento climatico. La caccia 2007 è iniziata il 2 aprile in Canada. Nel Sud del golfo di San Lorenzo gli osservatori animalisti dell'Ifaw (International Fund for Animal Welfare) hanno testimoniato le prime stragi. I piccoli sono presi a randellate e spesso scuoiati ancora vivi. Quanto all'uccisione delle foche adulte (se ne vende il grasso), spesso per facilitare le cose gli animali sono presi a fucilate anche in mare aperto e a distanza, con il rischio di lunghe agonie o di essere issati ancora vivi con uncini sulle navi. L'anno scorso, dicono le statistiche fornite dal governo canadese, sono stati uccisi 350 mila animali, il 98 per cento di meno di tre mesi. È permesso cacciarli dai dodici giorni di vita in avanti.
    Nel corso del 2007 la quota prevista è di 270.000 animali. In gran parte, pelliccia e grasso saranno esportati, confermando così che si tratta di un'attività commerciale (uno degli ultimi esempi rimasti - insieme all'attività baleniera - di uso commerciale di mammiferi marini). Per un confronto, la quota di sussistenza concessa alle popolazioni inuit è di 4.860 foche. Al tempo stesso, anche per i cacciatori/pescatori la vendita di pellicce all'industria non è fonte di grande reddito, che arriva invece dalla pesca. Per questo sta avendo un certo seguito una campagna di boicottaggio dei crostacei e altri «prodotti della pesca» canadesi; il settore ittico ha visto l'anno scorso la riduzione nell'esportazione verso gli Usa di granchi (neanche loro fanno una bella fine), per un valore di 350 milioni di dollari canadesi.
    Sono venticinque anni che le orrende immagini dei cuccioli uccisi con le mazze fanno il giro del mondo, eppure questa caccia commerciale - che presuppone dunque una domanda del prodotto - continua. Il governo canadese negli anni aveva ridotto la quota cacciabile a 15 mila individui, soprattutto - spiega un servizio della Bbc - per la carne e l'artigianato locale. Ma negli ultimi anni la pelliccia è tornata di moda, e la caccia ha ripreso vigore. Negli ultimi tre anni sono stati uccisi un milione di animali. Il ministro delle Risorse naturali sostiene che la popolazione di foche sta esplodendo e ciò danneggia gli stock ittici. Due paralleli rapporti veterinari che nel 2001 hanno studiato la caccia alle foche (uno era commissionato dallo stesso governo canadese), evidenziavano che la quasi totalità dei cacciatori non si curava di uccidere velocemente i cuccioli prima di scuoiarli; infatti i cadaverini già spellati e lasciati sul posto evidenziavano fratture minime, probabilmente insufficienti a uccidere. Di conseguenza, la caccia viola anche le norme esistenti.
    Quest'anno nel golfo di San Lorenzo la stagione della caccia è slittata per via del caos climatico: mancanza di ghiaccio e dunque di foche. Secondo voli di ricognizione di due settimane fa, il ghiaccio si rompeva dappertutto e c'erano solo piccoli gruppi di foche arroccati su lastre di ghiaccio. Il che non ferma i cacciatori. Inoltre gli esperti presenti hanno rilevato un altissimo tasso di mortalità perché quando il pack artico si spacca i piccoli, non sapendo ancora nuotare, cadono in acqua e annegano.
    La Lega antivivisezione rinnova l'appello al Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio «affinché trasformi al più presto in legge definitiva il bando di importazione dei prodotti di foca nel nostro paese» (lo stanno facendo anche Austria, Belgio, Lussemburgo, paesi bassi, Svizzera e Regno Unito.
    La Raccomandazione 1776 - del 2006 - del Comitato permanente del Consiglio d'Europa raccomanda il divieto di importazione e commercializzazione di tutti i prodotti derivanti dalla caccia alle foche. Già la direttiva europea 129 del 1983 imponeva il bando alle pelli di foca, seguendo gli Stati uniti che nel 1972 avevano proibito la caccia e l'importazione di qualunque mammifero marino e dei prodotti derivati. Ma intanto, la caccia continua.
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