mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
07.04.2007
-
| di Pupa Brunori
Uganda, piantagione contro foresta
Una grande piantagione di canna da zucchero versus una zona protetta di foresta tropicale in Uganda. E' un braccio di ferro che dura da mesi, e vede da un lato tra il presidente Yoweri Museveni, dall'altro le associazioni ambientaliste e la National Forests Authority (Fna), cioè l'ente forestale dello stato. In gioco sono 7 mila ettari della Mabira Forest Reserve, dichiarata area protetta dal 1932, per fare posto a una piantagione di canna da zucchero. La società ugandese Mehta Group, infatti, ha chiesto al governo l'autorizzazione di ampliare le proprie piantagioni di canna da zucchero, in modo da aumentare la produzione di zucchero nei suoi stabilimenti, Kakira Sugar Work.
Situata a 40 chilometri dalla capitale ugandese Kampala, la Mabira Forest Reserve con i suoi 30 mila ettari (pari a 60 mila campi di calcio) è un ecosistema delicato e importante per la sua biodiversità. La foresta si estende su un'area dolce e sinuosa tra colline dalla piatta sommità e vallate poco profonde. Per lungo tempo la mano dell'uomo è intervenuta in modo pesante in questa regione centrale del paese africano. La Mabira Forest Reserve è separata dalle altre zone protette da estese piantagioni intensive di caffè e banani. e da villaggi densamente popolati che dagli inizi del secolo scorso hanno preso il posto di vaste aree boscose - via via scomparse per la grande fame di legname. Fino agli anni '60, la foresta è stata la maggiore fonte di carbone per le vicine città di Jinja e Kampala. Negli anni '80 è stata invasa da circa 3500 famiglie contadine che vi praticano un agricoltura di sussistenza. Nonostante ripetuti ordini di sfratto per gli «abusivi» (nel 1988), l'attività di sfruttamento della foresta è continuata: su scala ridotta però, tanto che nonostante tutto, la Mabira Forest Reserve rappresenta una buona integrazione tra una comunità e il suo habitat. Il vero pericolo arriva dagli interessi dell'industria saccarifera, cioè dai progetti di grandi piantagioni (tanto più che quello di Mabira non è l'unico caso di una concessione che va a erodere aree di riserva naturale ugandesi).
La concessione data al Metha Group mette a repentaglio 312 specie di alberi, 287 specie di uccelli e 199 specie di farfalle. Di quest'ultime, 9 specie rischiano l'estinzione perché presenti solo qui, o nelle zone limitrofe. Anche la capacità idrica della zona viene ridotta, con grave danno alle altre attività produttive e alla sussistenza degli abitanti. Tagliare quasi un quarto della riserva per fare posto a una piantagione di canna da zucchero, infatti, significa compromettere la raccolta delle acque nei bacini di fiumi e laghi (incluso il lago Vittoria, la cui quantità di acqua è già diminuita) e modificare il microclima locale, con la conseguente diminuzione delle precipitazioni. E dire che il governo ugandese è stato uno dei primi firmatari della Convenzione sulla biodiversità del 1992.
Il Mehta Group ha già incassato l'autorizzazione del presidente Museveni, nonostante le continue manifestazioni di protesta degli abitanti cominciate l'autunno scorso, il boicottaggio della compagnia dello zucchero. Nonostante le obiezioni delle associazioni ambientaliste ugandesi e internazionali che hanno organizzato petizioni mobilitando il popolo di internet. Nonostante, infine, il parere negativo della National Forest Authority dopo uno studio di fattibilità comissionato, peraltro, dal presidente ugandese l'agosto scorso. Il falso dilemma tra sviluppo produttivo e protezione ambientale si è riproposto in tutta la sua infondatezza. Mantenere integri quei 30 mila ettari, obiettano gli ambientalisti ugandesi, non solo salvaguarda l'ambiente ma può essere l'occasione per sviluppare ulteriormente l'attività turistica ecosotenibile, praticata già da diversi anni. Il braccio di ferro continua, la parola ora passa al parlamento di Kampala.
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