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TERRA TERRA
21.04.2007
  • | di Marina Forti
    L'Australia ora «prega per la pioggia»
    Chissà quanto si sono sentiti rassicurati, gli agricoltori australiani, quando il loro primo ministro John Howard ha dichiarato, in pieno parlamento: «Dobbiamo sperare e pregare perché piova». La situazione è estremamente difficile, ha aggiunto il premier, «inutile fingere il contrario». È così: da una decina d'anni l'Australia sta soffrendo di siccità, e la situazione è andata peggiorando dal 2002 e poi di nuovo nel 2006: la peggiore siccità da almeno un secolo, a quanto pare. E non accenna a finire: tanto che giovedì Howard ha convocato una conferenza stampa per annunciare un «piano d'emergenza». Ha detto che nei bacini idrici del paese resta abbastanza acqua per il consumo umano essenziale nelle città e negli insediamenti del bacino Murray-Darling - il bacino dei due principali fiumi nell'Australia occidentale, principale zona coltivata e «granaio» dell'intero paese. Non c'è però abbastanza acqua per alimentare le campagne: così il flusso nei canali d'irrigazione sarà sospeso. Da tempo ormai gli australiani di città sono abituati a un razionamento severo (sta per finire un'estate in cui è stato vietato annaffiare i giardini più di una volta alla settimana, con controlli draconiani per evitare sprechi e multe salate ai trasgressori). Ora però anche i farmer (contadini) dovranno fare a meno dell'acqua per irrigare.
    Questo significa che la produzione agricola crollerà, e anche l'export (l'Australia è uno dei grandi esportatori mondiali di cereali), e che i prezzi dei generi alimentari saliranno. Il governo prevede che la siccità prolungata «mangerà» circa l'1% del Prodotto interno lordo del 2006-07 (pari a 940 miliardi di dollari australiani, 789 miliardi di dollari Usa). Il bacino Murray-Darling è un territorio grande circa come la Spagna e la Francia sommate, e fa il 41% della produzione agricola australiana. Per tutte le colture che dipendono dall'irrigazione, i raccolti sono già calati l'anno scorso: il cotone (pianta che beve molta acqua ha prodotto 250 mila tonnellate nel 2006-07 contro quasi 600 mila tonnellate l'anno prima (e oltre 800 mila tonnellate nel 2000-01). È in declino la produzione di uva da vino: quest'autunno ne hanno raccolte 1,3 milioni di tonnellate, il 30% meno che nel 2000. Il riso è crollato: 106 mila tonnellate nel 2006 contro 1,6 milioni di tonnellate prima dell'ultima ondata di siccità, e probabilmente zero raccolti quest'anno - a meno che piova.
    Il premier Howard ha concluso la sua conferenza stampa dicendo che le cose «sono nelle mani di dio». Da cui l'appello a sperare e pregare... Nel paese però la siccità prolungata ha acceso un dibattito sull'insieme delle politiche ambientali. Il «gruppo di lavoro sull'impatto del cambiamento del clima» del Csiro, la massima istituzione scientifica nazionale, stima che ogni previsione futura sul sistema delle precipitazioni sia incerta, ma considera che sia ragionevole attendersi una diminuzione delle piogge invernali (l'Australia sta andando ora verso l'inverno). La penuria è reale e l'Australia deve abituarsi all'idea che ci sarà sempre meno acqua, ha dichiarato di recente Peter Cullen, un esperto idrologo e membro del Wentworth Group of Concerned Scientist («Gruppo di scienziati impegnati»). Le piogge nel sud e sud-ovest del paese sono andate diminuendo sempre più, ha detto a un importante quotidiano nazionale, ma «i responsabili degli acquedotti un po' ovunque nel paese hanno adottato una strategia interessante chiamata «speriamo che piova».
    Già, proprio quello che ha detto il premier John Howard. «Ma è una strategia che non funziona», attacca lo scienziato: il clima sta cambiando, la siccità è più frequente, vediamo sempre più forti ondate di caldo e ondate di incendi. E anche se non possiamo dire per certo che è il cambiamento del clima a modificare il sistema delle piogge, è un'ipotesi plausibile. Inutile sperare che piova: «La realtà è che dovremo abituarci a vivere con meno acqua, e sarà molto difficile».
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