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TERRA TERRA
09.05.2007
  • | di Fulvio Gioanetto
    Argentina e Perù, le insostenibili miniere
    Tornquist y Saavedra, sud est della provincia di Buenos Aires (Argentina). Due anni fa il ministero dell'economia della provincia aveva dichiarato ufficialmente «riserva mineraria» due zone, per una superficie totale di 47.000 ettari, dove «realizzare attività di ricerca geologico-mineraria per conoscere le risorse minerali presenti, sviluppando uno sfruttamento razionale». Le ricerche poi hanno confermato, pare, la presenza di abbondanti giacimenti d'oro, argento, rame e pare anche uranio.
    Nel silenzio totale, la settimana scorsa sono arrivate sul posto le prime macchine estrattrici. Attività minerarie qui significa fare uno scempio ambientale all'interno del sistema montagnoso Serrano de la Ventana, ai bordi del parco naturale E.Tornquist. La notizia è corcolata grazie alle radio comunitarie delle cittadine di Sierra della Ventana e Villa Ventana, i partiti locali si sono mobilitati, gli abitanti hanno cominciato a discutere del progetto minerario. In breve si sono dichiarati «in stato d'allerta e mobilitazione contro queste imprese estrattrici che creeranno crateri, inquineranno le acque e distruggeranno le nostre montagne». Hanno ricordato ai consiglieri municipali e al sindaco che l'anno passato fu proprio l'amministrazione comunale a firmare due delibere che dichiaravano Tornquist come «municipio ecológico» e «Zona non nucleare», vietando l'estrazione e la circolazione di uranio e materiali radioattivi.
    Montagne di Famatima, piú a nord del continente argentino, verso le Ande. Sono ormai settimane che tra i ghiacciai e i torrenti di acque cristalline si susseguono le proteste. Le assemblee cittadine di Esquel, Jachal, Andalgalá, Calingasta, Mendoza, Río Negro, Jujuy e Santa Cruz sono mobilitate contro i progetti della multinazionale mineraria Barrick Gold. Con picchetti, blocchi stradali e sit-in di fronte ai municipi della regione della Rioja. In Patquia centinaia di cittadini hanno bloccanto una strada vitale, la 38 , circondati da centinaia di gendarmi armati, provocando code di chilometri di veicoli bloccati. Gli striscioni dicono «No alla miniera Barrick Bush Gold . La nostra acqua vale piú dell'oro». Infastidisce molto questo «nostro», la legittima riappropiazione territoriale degli abitanti. Perché il progetto di estrazione dell'oro era pronto dall'epoca dell'amministrazione del presidente Menem. Ma non esiste estrazione mineria dell'oro senza contaminazione: e nell'ultimo decennio, in America Latina e non solo, sono successi centinaia di incidenti gravi dovuti al cianuro utilizzato.
    La Barrick Gold inoltre é ben conosciuta per le mazzette, le minacce a giornalisti e oppositori ai loro progetti, le distruzioni ambientali. Come nel caso della miniera Pierina, in Perú, tanto decantata come esempio di estrazione a basso impatto ambientale. Tralasciamo le minacce di morte ai reporters che denunciarono le gravi patologie gastronitestinali, polmonari e le dermatiti toccate agli abitanti che toccavano l'acqua contaminata della «miniera ecologica» di Callejón de Haylas, dove opera appunto la Barrick Misquinchilca Gold Corporation: durante i governi liberisti di Fujimori e di Toledo, questa e altre potenti imprese minerarie hanno usato l'apparato represivo per silenziare i giornalisti che denunciavano i danni ambientali provocati dalle loro attività.
    A Veladero e Pascua-lama alla frontiera tra Argentina e Cile, la Barrick Gold demolirà montagne intere, polverizzando rocce, perforando pozzi e deviando torrenti per formare lagune che gli permettano di utilizzare cianuro per lisciviare l'oro e l'argento estratti. Secondo i primi calcoli derivati dallo studio di impatto ambientale, saranno utilizzate 4.000 tonnellate annue di cianuro, triturando 200.000 tonnellate di roccia per ottenere 5 milioni di minerale. E questo a costo di devastare i fiumi Potrerillos e Canito Sur, che danno l'acqua potabile della regione. Anche il progetto Pascua-lama ha suscitato grandi proteste.
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