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TERRA TERRA
19.05.2007
  • | di Marinella Correggia
    Abbassa quella luce, per favor...
    Mentre la messa al bando degli shopper di plastica in favore delle vecchie, comode e indistruttibili borsone di tela sembra conoscere difficoltà a livello internazionale, c'è un altro uovo di Colombo tecnologico che pare avere maggiore fortuna: il divieto di vendita delle lampadine a incandescenza, sostituibili con le fluorescenti compatte, a basso consumo (un quarto delle altre a parità di efficienza luminosa), o con nuovi sistemi di illuminazione ancora più efficienti, come i led. Le fluorescenti sono in circolazione da una vita ma fino a poco fa sono state usate solo dagli ecologisti quotidiani e i supermercati non le vendevano per il loro costo superiore, anche se ampiamente ricompensato dai risparmi in bolletta e dalla loro longevità. Finalmente qualcosa si muove, come scrive Lester Brown, direttore di Earth Policy Institute , in un articolo riportato dall'agenzia Inter Press Service. L'Australia ha annunciato che entro il 2010 non saranno più vendute le lampadine sprecone. Se il resto del mondo imitasse quel pur non esemplare paese, la riduzione dei consumi di elettricità permetterebbe di chiudere una quantità di centrali termoelettriche per una potenza totale di 500 megawatt. Il consumo totale di elettricità si ridurrebbe di oltre il tre per cento, con questa messa al bando, e del 6 per cento se si sostituisse anche l'illuminazione stradale e i vecchi tubi fluorescenti. La Commissione Europea potrebbe bandire le vecchie luci entro il 2009; non basterà certo a mantenere gli impegni di riduzione, visto che per molti altri aspetti le politiche europee sembrano andare in ben altra direzione, ma nei 27 paesi membri dell'Ue si vendono ogni anno circa 2,1 miliardi di lampadine inefficienti (e solo 180 milioni fluorescenti a basso consumo) e quelle in uso in Europa sono circa 3,6 miliardi. Dunque se si potesse sostituirne solo la metà, si risparmierebbero 23 milioni di tonnellate di CO2 e 7 miliardi di euro. Il Canada aprile ha annunciato la fine delle incandescenti per il 2012. E in Nuova Zelanda, il ministro David Parker ha annunciato che il suo paese potrebbe seguire l'Australia. In California il parlamentare Lloyd Levine propone la messa al bando per il 2012. Sulla costa orientale, gli uffici governativi dovranno probabilmente sostituire le lampadine entro il 2010 come parte degli sforzi verso una maggiore efficienza. A Mosca le autorità preferiscono non vietare ma chiedere ai cittadini di passare alle nuove luci. Greenpeace ha chiesto al governo indiano di mettere al bando le incandescenti, che nel paese si vendono al ritmo di 640 milioni all'anno (solo 10 milioni sono quelle risparmiose), per contribuire a ridurre le emissioni e anche, dopo un po', far risparmiare i contribuenti. A livello delle industrie, la European Lamp Companies Federation, associazione dei principali produttori europei del settore appoggia gli standard di efficienza dell'Ue che dovrebbero portare alla fuoriuscita delle vecchie lampadine dal mercato. E l'inglese Currys, la principale catena di vendita di materiali elettrici nel paese, ha annunciato che non venderà più le incandescenti. Un sito ingegnoso (www.18seconds.org) permette agli americani di tenere il conto di quante lampadine a basso consumo sono state acquistate nel paese dal gennaio 2007 (oltre 37.380.000) e dà conto del risparmio in dollari sia per le famiglie che per il clima. Tutto perfetto? Certo, le fluorescenti, come gli oggetti elettronici e le pile, alla fine della loro lunga vita devono essere riciclate in modo appropriato. Contengono infatti una piccola quantità di mercurio; ma si tratta davvero di una piccola frazione rispetto a quella che è emessa in atmosfera bruciando carbone per «nutrire» una più energivora luce incandescente. Il mercurio rilasciato dalle centrali elettriche a carbone è la principale ragione per la quale negli Stati uniti le autorità sanitarie hanno chiesto ai consumatori di limitare il consumo di pesci di acqua dolce.
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