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TERRA TERRA
30.05.2007
  • | di Marinella Correggia
    Chi vuol riaprire il commercio dell'avorio?
    Piccole soluzioni per grandi problemi: nel Parco nazionale Liwonde del Malawi, dove gli elefanti sono protetti, le comunità hanno sostituito la coltura del mais con quella del peperoncino. Due vantaggi in uno: a differenza del mais, il peperoncino non è gradito agli elefanti, e oltretutto garantisce un reddito ben maggiore. Questa la piccola idea vincente - anche se certo non generalizzabile - si propone a titolo di esempio ai lavori della quattordicesima conferenza delle parti della Convenzione Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie di fauna e flora protette, per prevenirne l'estinzione), che si terrà all'Aya (Paesi Bassi) dal 3 al 15 giugno prossimi.
    Un gruppo di paesi guidato dal Kenya vuole che la Cites dichiari una moratoria di 20 anni al commercio di avorio. Contrari Botswana e Namibia che chiedono, per sé, per il Sudafrica e lo Zimbabwe di poter commerciare legalmente. Il Botswana chiede anche che gli sia permesso una tantum di vendere 43 tonnellate di avorio grezzo e di pezzi, già in suo possesso. Le organizzazioni protezioniste internazionali, come l'Ifaw appunto, sostengono la proposta kenyana, avvertendo che se la Cites permetterà ai paesi dell'Africa meridionale di riprendere il commercio legale sarà un bel semaforo verde per i bracconieri.
    Di parere opposto altre organizzazioni. Gerhard Verdoorn, direttore esecutivo di Birdlife Suf Africa e vicepresidente dell'associazione dei cacciatori africani per la conservazione della selvaggina, sostiene che in Sud Africa, Botswana e Namibia gli elefanti sono ben gestiti e i bracconieri sono pochi, a differenza dell'Africa dell'Ovest e dell'Est a causa di una gestione insufficiente. E i cacciatori dell'Africa meridionale dicono che non vogliono pagare per le colpe dell'insufficiente controllo in Kenya. Fanno il loro interesse, ovviamente. Anche se è certo che la capacità di carico «elefantesco» delle riserve sudafricane, del Botswana e dello Zimbabwe è stata superata; rischiano di morire di fame. Perciò si chiede via libera alla caccia per controllare la popolazione di pachidermi. Le carni sarebbero usate dalle comunità locali e le pelli vendute con l'accordo della Cites.
    Ma per il direttore regionale dell'Ifaw Jason Bell-Leaske «la proposta di moratoria viene dopo un aumento sostanziale del contrabbando e dello smercio illegale di avorio: 23 tonnellate sono state sequestrate in diversi paesi fra agosto 2005 e agosto 2006; pochi giorni fa sono state sequestrate 7 tonnellate in Zimbabwe e nell'agosto scorso 3 in Giappone». Gli scienziati sembrano confermare il rischio. Nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, pochi mesi fa, il direttore del Centro per la conservazione biologica all'Università di Washington ha scritto che sono stati uccisi per l'avorio illegale circa 23.000 elefanti, il 5 per cento della popolazione africana.
    Senza moratoria, dunque, potrebbe ripetersi quanto successo all'inizio degli anni 80: gli elefanti scesero da 1,3 milioni di 1979 ai 350.000 di oggi (220.000 vivono nelle riserve dell'Africa australe).
    Nel 1997, Botwsana, Namibia e Zimbabwe ottennero una vendita condizionale una tantum di 50 tonnellate di avorio, esportate in Giappone due anni dopo. Nel 2002 la Cites accordò un'analoga concessione per un totale di 60 tonnellate a Botswana, Namibia, Sudafrica.
    Perfino internet contribuisce a promuovere il commercio di specie protette: in una sola settimana di osservazione, come ha scritto il rapporto Ifaw del 2005 Caught in the Web: Wildlife Trade on the Internet (Catturato nella rete: il commercio di animali selvatici su internet), sono stati trovati in offerta 9.000 fra animali e loro parti.
    Quanto ai conflitti fra esseri umani ed elefanti, fra le soluzioni proposte c'è la posa di recinzioni metalliche elettriche...intorno alle comunità e ai raccolti (catturati anche loro?). Ma per controllare le popolazioni di pachidermi senza ucciderli si può ricorrere alla sterilizzazione programmata o al loro spostamento in aree meno popolate (di elefanti).
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