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TERRA TERRA
20.06.2007
  • | di Fulvio Gioaneto
    La dengue attacca l'America Latina
    Il cambiamento del clima, con il riscaldamento dell'atmosfera provocato dall'aumento innaturale di gas a «effetto serra», e tutte le alterazioni degli ecosistemi provocate dall'attività umana sul pianeta, cominciano a mostrare un risvolto preoccupante: la proliferazione di malattie ed epidemie anche in zone dove erano sconosciute
    In varie regioni sudamericane e centroamericane l'alternarsi di piogge più forti del solito e di piú anomale ondate di siccità hanno causato l'insorgere di alcune varianti di malattie infettive sconosciute fino a pochi anni fa. È il caso della dengue, malattia infettiva virale che provoca febbre, mal di testa, dolori diffusi, irritazione cutanea. La sua forma emorragica è una potenzialmente mortale, con febbre alta ed emorragie. Ed è proprio dengue emorragico che si è diffuso nell'Amazzonia boliviana e peruviana, dove le intense e incessanti pioggie degli ultimi quattro mesi hanno permesso alle zanzare della specie Aedes aegypti di riprodursi senza freno. Ma la dengue si è spinta anche più a sud, tra Paraguay e Argentina. Alcuni ricercatori argentini segnalano che il riscaldamento globale accelera lo sviluppo del virus dentro del vettore, amplia la zona di influenza delle zanzare e sviluppa negli insetti nuove capacità per adattarsi a temperature più fredde, anche attorno ai 14-15 gradi.
    Nella sola Bolivia il mese scorso almeno 50.000 famiglie hanno dovuto essere evacuate nelle zone colpite dalle inondazioni nelle regioni orientali di Beni e Santa Cruz, dove già sono più di 2000 i casi segnalati del mortale virus, mentre già si riportano anche altri casi clinici di altre malattie altrettanto favorite da questi squilibri climatici: la malaria, la febbre gialla ed alcune letali forme di tetano. In Paraguay, che si è trasformato in epicentro dell'epidemia del dengue emorragico, già sono più di 20.000 i casi riportati, con 25 persone morte. Secondo la stampa locale e regionale in realtà i dati ufficiali sono sottostimati e falsificati, giacchè varie cliniche e ospedali regionali riportano la spaventosa cifra di circa 300.000 persone contagiate dalle quattro varianti del virus. In Asuncion, la capitale, sono più di 3000 i casi segnalati
    La epidemia si è estesa anche al sud del Brasile, dove soltanto nello stato di Mato Grosso do Sul, alla frontiera fra Paraguay e Bolivia, fra gennaio e marzo di quest'anno sono stati riportati 95.000 casi di dengue, una quantità del 30% maggiore dello stesso periodo monitorato nel 2006; un'ottantina di persone, di cui già otto sono morte, sono state infettate dalla variante emorragica del dengue.
    Varie istituzioni nazionali ed internazionali avevano fin dall'anno scorso lanciato l'allarme preventivo. Non si può dire che le autorità sanitarie dei tre paesi frontalieri non l'abbiano preso in considerazione: ma alla fine non hanno potuto fare granchè per prevenire l'epidemia di dengue - perché, dicono, si tratta di squilibri climatici pianetari dei quali i loro governi non sono responsabili diretti. Il Paraguay ad esempio, di fronte al collasso del suo sistema sanitario, ha giá chiesto aiuto internazionale e ha messo in quarentena intere regioni per 60 giorni. Ma le zanzare vettori avanzano e giá sono segnalati i primi casi nelle provincie argentine di Misiones, Jujuy, Buenos Aires e Rosario. Non esiste nessun vaccino né cura effettiva contro questo letale virus, l'unico trattamento possibile è cercare di distruggere le zanzare che lo diffondono.
    L'associazione diretta tra incremento delle pioggie e sviluppo accelerato del ciclo riproduttivo delle zanzare vettore è conosciuta da tempo e segnalata in vari rapporti ufficiali internazionali relativi al cambio climatico. Il clima si conferma un fattore chiave tanto nella crescita delle popolazioni di zanzare che trasmettono la malaria tanto nello sviluppo del parassita. E con un clima tanto instabile, vettori e parassiti cominciano a diffondersi in zone che prima non raggiungevano.
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