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TERRA TERRA
25.07.2007
  • | di Marina Forti
    Vietnam, le nuove battaglie per la terra
    Centinaia di persone, forse un migliaio o forse di più, hanno trascorso quasi un mese davanti agli uffici del governo a Città Ho Chi Minh, la metropoli meridionale del Vietnam. Una protesta analoga è avvenuta nella capitale Hanoi, dove per un'intera settimana alcune centinaia di persone si sono accampate in un parco pubblico vicino all'Assemblea nazionale. In entrambi i casi i manifestanti venivano dalle province rurali: contadini e agricoltori si sono riversati in città per denunciare questioni di terra espropriata e di funzionari locali corrotti. Il tutto alla vigilia di una lunga sessione dell'Assemblea Nazionale, la prima dopo le elezioni di maggio, cominciata giovedì scorso a Hanoi: nei prossimi giorni varerà un nuovo governo e discuterà le linee guida di politica economica per gli anni a venire.
    Il Vietnam è tra le piccole potenze emergenti del'Asia orientale, la crescita ha superato l'8% nel 2005 e 2006 e punta al 9% quest'anno. La strategia punta sullo sviluppo industriale. E però tre quarti dei circa 75 milioni di vietnamiti vivono nelle campagne, e l'agricoltura occupa tra il 60 e 70% della forza lavoro. Così, è vero che dagli anni '90 l'economia è cresciuta in modo spettacolare, ma ha fatto i suoi esclusi: il gap tra reddito urbano e rurale cresce, l'espansione delle industrie è stata fatta spesso a spese delle terre agricole. E tutto questo crea conflitti.
    A Città Ho Chi Minh i manifestanti hanno cominciato a raccogliersi davanti agli uffici governativi il 22 giugno. Hanno appeso alla cancellata bandiere vietnamite, color rosso e oro, insieme a striscioni bianchi e rossi e ritratti di Ho Chi Minh, l'uomo che ha guidato la lotta per l'indipendenza vietnamita (e a cui è stata rinominata Saigon). Protesta pacifica, ma supersorvegliata da polizia e agenti in borghese. Sull'agenzia reuter leggiamo che i manifestanti venivano da 7 province del centro e sud del paese; Viet Tan, un partito di exilés con sede negli Stati uniti (è illegale in Vietnam) parla di 18 province. Chiedevano, pare, risarcimenti per le terre che gli sono state tolte. Il 19 luglio la protesta di è sciolta, non si sa quanto pacificamente: secondo Viet Tan un migliaio di agenti hanno circondato i manifestanti, strappato striscioni e cartelli, tolto la copertura ai telefonini e arrestato decine di persone. Alle notizie di Viet Tan dà credito l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, in una nota allarmata del 21 luglio. La Reuter però dice che diplomatici occidentali a Città Ho Chi Minh non confermano lo sgombero forzato.
    Cosa insolita, anche la stampa vietnamita, controllata dal governo, ha parlato della protesta - forse perché era più numerosa e ostinata dal solito. Il 10 luglio dunque un articolo in prima pagina del giornale della polizia di Città Ho Chi Minh riferiva che ispettori del governo erano stati mandati «a risolvere le rivendicazioni delle persone radunate in grandi gruppi a Hanoi».
    Il problema è esplosivo e i dirigenti vietnamiti lo sanno bene, a giudicare da quanto scriveva Mai Thuc Lan, ex vicepresidente dell'Assemblea Nazionale, in un articolo pubblicato la settimana scorsa (lo cita la Reuter): «Il gap tra ricchi e poveri si sta allargando, i lavoratori sono sfruttati, e gli agricoltori che perdono la terra o non riescono più a vivere con l' agricoltura hanno lasciato le campagne per cercare lavoro nelle aree urbane». In effetti, le notizie di proteste per la terra in Vietnam sono ricorrenti da ormai una decina d'anni. Per fare spazio a «progetti di sviluppo», centri industriali o espansioni urbane, popolazioni rurali vengono sgomberate senza tanti complimenti; spesso le terre sono prese in modo indebito da potenti funzionari locali. Il Vietnam Economic Times scriveva che solo negli ultimi 5 anni oltre 360mila ettari di terra coltivabile sono stati convertiti in «parchi industriali», e nei prossimi 5 anni tale estensione potrebbe raddoppiare: ma riconosce che il «cambio di uso» delle terre èun grave problema per i contadini, senza contare l'inquinamento rampante.
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