mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
21.08.2007
-
| di Marina Zenobio
Allevatori burkinabé e contadini ivoriani
Alla ricerca di pascoli e acqua per il loro bestiame, cresce l'emigrazione degli allevatori dal Burkina Faso verso la Costa d'Avorio. Ma è un esodo che sta causando seri conflitti tra gli allevatori emigranti burkinabe e gli agricoltori ivoriano, conflitti che sfociano anche in violenza. Se non si fosse trasferito da Doli (nord del Burkina Faso) a Dikodougou (nord della Costa d'Avorio), con oltre 1.000 capi di bovini e 500 di ovini, racconta Samba Diallo all'agenzia Ips, avrebbe perduto tutti gli animali, molti già morti per mancanza di cibo e acqua. E come lui, molti altri allevatori - anche dal Mali e dalla Nigeria - stanno emigrando con tutto il bestiame verso la nazione confinante, dove la natura sembra essere ancora un po' indulgente. Il bestiame è controllato e difeso da mandriani assoldati dagli allevatori e armati di machete.
Ma per gli agricoltori ivoriani l'arrivo di mandrie affamate e assetate sulle loro terre significa la distruzione di interi raccolti. Le tensioni quindi sono inevitabili. Yaya Sekongo, contadino ivoriano di Bada Farakoro, racconta alla Ips (da cui abbiamo tratto anche le testimonianze citate di seguito) che qualche tempo fa, durante il periodo della raccolta di cotone, una mandria di bovini invase il suo campo distruggendo la piantagione, senza che alcun mandriano facesse nulla per impedirlo: anzo, alla sua richiesta di intervento perché allontanassero gli animali dalla sua terra per tutta risposta lo minacciarono. Reagì tentando di cacciare le bestie con l'aiuto di altri contadini, ma a quel punto i mandriani tirarono fuori i machete e iniziò uno scontro cruento nel corso del quale tre giovani contadini rimasero gravemente feriti. Il fatto fu ignorato dall'amministrazione locale che dirottò i contadini al tribunale. Purtroppo, il proprietario degli animali era rientrato nel suo paese, la questione non arrivò mai in giudizio e Sekongo, per sopravvivere, ha dovuto cambiare lavoro. Altre tristi testimonianze arrivano da Nawa Traoré e Lobèko Ouatara, mogli di due contadini che hanno condiviso la stessa esperienza. Scoperto di notte del bestiame che stava divorando i loro raccolti, le due donne hanno prima fatto ubriacare e legato i mandriani, poi cacciato via gli animali. «Lo abbiamo fatto perché gli allevatori stanno distruggendo l'unica fonte per la nostra sopravvivenza», si sono difese le due donne raccontando anche che molte famiglie sono costrette a lasciare l'agricoltura e togliere i figli da scuola perché non ce la fanno a pagare le rette, e molte coppie hanno divorziato a causa dei gravi problemi economici. Ma il tribunale non ha dato loro ragione ed entrambe stanno scontando una condanna di sei mesi di carcere per sequestro di persona.
Da parte loro, gli allevatori danno la colpa ai mandriani che dovrebbero controllare gli spostamenti degli animali assicurargli il pascolo in aree debite. Ma chi dovrebbe controllarli? Tra l'altro gli allevatori sono anche accusati di corrompere funzionari e giudici quando si tratta di ridurre le multe da pagare agli agricoltori per la distruzione dei loro raccolti. «E allora - confessa Silué, contadino di Kaouara (estremo nord della Costa d'Avorio) - decidiamo di farci giustizia da soli catturando e uccidendo gli animali che ci capitano a tiro». Anche Silué, o meglio la comunità di Kaouara, ha un conto in sospeso con gli allevatori, che non pagano quanto dovuto per l'utilizzo delle riserve di acqua presenti in quell'area: 20 centesimi di franco Cfa (Comunità finanziaria africana), un'inezia se si pensa che un euro equivale a 656 Cfa, e che la comunità Kaouara utilizzerebbe per il mantenimento dello stagno dove si raccoglie l'acqua.
Da Korhogo, il parlamentare Abou Coulibaly Nibi invita gli agricoltori a vigilare e a denunciare qualsiasi abuso da parte degli allevatori. Agiunge che proverà ad accelerare l'iter per il risarcimento dei danni ai contadini. Quanto però a fermare l'immigrazione degli allevatori dagli stati confinanti e la conseguente emigrazione degli agricoltori ivoriani, sembra impossibile.
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