mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
06.09.2007
-
| di Marinella Correggia
La (durissima) vita del povero ciuchino
«Le molte fatiche saran remunerate di fame, di sete, di disagio e di mazzate e di punture» recita un indovinello di Leonardo da Vinci riferito agli asini, il simbolo dei tantissimi animali da fatica che hanno accompagnato nei millenni il lavoro e la fatica umani. Secoli dopo (e molte macchine dopo), sono ancora 90 milioni gli animali lavoratori in giro per il mondo, concentrati nei paesi impoveriti.
L'agenzia Reuters racconta della loro condizione in un paese, l'Etiopia, dove gli asini sono essenziali per la sopravvivenza dei contadini e dove è durissima la stessa vita umana. A 50 chilometri a est della capitale c'è il Donkey Health and Welfare Project, ovvero Progetto per la salute e il benessere degli asini (lavoratori). Fa parte della scuola veterinaria di Bishoftu, appartenente all'Università di Addis. Nello stesso luogo un'altra organizzazione inglese, la Society for the Protecion of Animals Abroad, finanzia una clinica per cavalli e muli.
I veterinari di Bishuftu visitano e curano gratuitamente gli animali e danno ai loro «padroni» - contadini e commercianti - consigli su come trattarli. Ogni settimana alla clinica arrivano centinaia di animali sofferenti: dorso scorticato da basti inadatti, lussazioni e rottura degli arti, malnutrizione, malattie varie. Il centro ha sale operatorie, stalle per il recupero, un laboratorio e due unità mobili. Nel reportage, il veterinario Fissiha Gebre-ab, arrivato in un villaggio con l'unità mobile, rimprovera un uomo che ha appena percosso a sangue i suoi quattro asini gravemente malnutriti. Rivolgendosi agli altri contadini, Fissiha dice: «Oltretutto, non conosci il detto che un uomo senza asino è un asino egli stesso, perché dovrà portare da sé i pesi?». Quelli che non fa portare alla donna, potremmo aggiungere: abbastanza nota è la triste situazione delle donne portatrici di legna, curve sotto fascine più pesanti di loro. Buona parte delle fatiche degli asini, come di quelle delle donne e dei bambini, si ridurrebbero se finalmente le quotidiane incombenze del trasporto di acqua e legna da ardere da lunghe distanze fossero sostituite da punti d'acqua vicini e combustibili alternativi (i quali eviterebbero anche ulteriore deforestazione), un dovere politico disatteso da parte delle comunità locali e della comunità internazionale.
Fissiha continua: «Trattate i vostri animali in modo umano, mettete loro un basto che non li ferisca, non caricateli eccessivamente, non picchiateli, nutriteli a sufficienza: è nel vostro stesso interesse se volete che vi aiutino a lungo».
La morte di un asino per una famiglia è una mezza tragedia ma i maltrattamenti continuano a essere la norma. Asini affaticati e maltrattati, informa il sito del Donkey Sanctuary inglese che ha fondato la clinica a Bishoftu nel 1999, vivono in media 9 anni, mentre in altri paesi dove pure lavorano, ad esempio Kenya e Messico, arrivano a 14, e invece nei paesi dove sono diventati animali da affezione (non da affettare) arrivano a 30 e oltre.
In condizioni se possibile ancora peggiori si trovano gli asini che lavorano nei servizi all'edilizia. In paesi come l'India e l'Afghanistan un gran numero di loro trasporta per 12 ore al giorno sabbia e ghiaia dai letti dei fiumi. Centinaia di migliaia lavorano poi nelle fabbriche di mattoni in Egitto, India e Pakistan, portando tonnellate di materiale dentro e fuori le fornaci. La maggior parte di loro non ottiene riposo né acqua o cibo per tutto il giorno, subisce temperature atroci, soffre per le percosse da parte dei lavoratori a cottimo che, sfruttati dai padroni, hanno bisogno di mettere insieme un po' di denaro consegnando il tonnellaggio massimo possibile. In certe fabbriche di mattoni le condizioni degli asini sono così terribili che la mortalità prima del tempo supera il 100 per cento.
Di questi animali, in India come in Egitto, in Pakistan come in Afghanistan si occupa il Brooke Hospital, clinica veterinaria inglese che sostiene il lavoro sanitario e educativo di diversi veterinari locali.
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