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TERRA TERRA
03.10.2007
  • | di Paola Desai
    I bananieri di Davao battuti in tribunale
    Una piccola vittoria per i lavoratori agricoli delle Filippine occupati nelle piantagioni di banane: un tribunale di Davao City ha respinto il ricorso della locale associazione delle aziende bananiere, che chiedevano di revocare un'ordinanza che vieta di irrorare pesticidi con mezzi aerei. Petizione respinta perché, ha argomentato il giudice, l'ordinanza in questione è perfettamente costituzionale e valida. La notizia è diffusa dal Pesticide Action Network (Pan), rete internazionale di attivisti sociali e ambientali che si batte «per sostituire le sostanze tossiche e nocive usate nell'agricoltura con alternative ecologicamente più tollerabili». In particolare, nei paesi dell'Asia sud-orientale i gruppi legati a Pan lavorano per «proteggere la sicurezza e salute delle persone e dell'ambiente dai pesticidi», e «per l'empowerment delle persone coinvolte, specialmente donne, lavoratori agricoli, contadini e braccianti» che si trovano spesso esposti alla contaminazione chimica senza neppure conoscere chiaramente il rischio per la propria salute.
    In questo senso la sentenza del tribunale filippino è un piccolo caso positivo. Nel distretto di Davao dunque resta vietato cospargere pesticidi con mezzi aerei: il motivo è abbastanza facile da comprendere, gli insetticidi e anticrittogamici cosparsi dall'alto si depositano su ampie zone, ben oltre le piantagioni spesse, come li porta il vento. E contaminano riserve d'acqua, vegetazione, terreno, così che la popolazione locale - oltre ai braccianti nelle piantagioni stesse - è esposta in modo massiccio.
    L'ordinanza che vieta l'irrorazione con mezzi aerei era stata approvata dal consiglio comunale di Davao City lo scorso marzo dopo che uno studio aveva rivelato come lo stato di salute della popolazione residente vicino alle piantagioni risentiva in modo diretto e visibile della contaminazione da pesticidi. Secondo l'ordinanza, i produttori avevano tempo fino a giugno per «mettersi in regola»; invece di attrezzarsi per osservare la nuova norma però le aziende, rappresentate dalla Pilipino Banana Growers and Exporters Associazion (associazione dei coltivatori ed esportatori di banane) hanno fatto ricorso contro l'ordinanza. Dicono che il divieto minaccia la produttività dei circa 5.000 ettari di coltivazioni di banana nel distretto, e che è incostituzionale. Il consiglio minicipale aveva ribattuto citando il caso della vicina provincia di Bukidnon, dove un simile divieto è in vigore ed è osservato, e le piantagioni di banana sono rimaste redditizie anche senza pesticidi spruzzati dal cielo.
    E dire che i produttori avevano presentato al tribunale, come testimone a proprio favore, un esperto chimico britannico consulente dei laboratori Dow (una delle maggiori multinazionali della chimica), il quale ha cercato di dimostrare che le irrorazioni aeree non mettono a repentaglio la salute pubblica. Il giudice autore della sentenza, Renato Fuentes, ha osservato che il testimone non è stato convincente: «Quando messo di fronte all'etichetta del funghicida Dithane anche lui ha ammesso che l'azienda per cui lui lavora come consulente - Dow AgroSciences European Development Center - avverte gli utenti degli effetti dannosi per la salute umana, tanto che l'azienda declina ogni responsabilità per ogni incidente risultante da uso improprio di tale funghicida». Quell'avvertenza in sé, dice il giudice, è una patente ammissione degli avversi effetti del prodotto chimico sulla popolazione. E le autorità di governo - municipali in questo caso - hanno il potere e dovere di emettere ordinanze per proteggere la salute pubblica...
    Il caso di Davao in fondo è una piccola storia, anche se positiva. Perché quando si parla di pesticidi agricoli si tirano in ballo grandi piantagioni, braccianti indotti a manipolare sostanze tossiche senza grandi protezioni, contadini che ne usano troppi senza rendersene conto, e un'industria chimica mondiale con giri d'affare giganteschi. Non è una battaglia facile.
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