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TERRA TERRA
23.11.2007
  • | di Marinella Correggia
    Il Carma, Bush e un caso giudiziario
    Si chiama Carma (Carbon Monitoring for Action, www.carma.org) il primo inventario globale di quella che è al mondo la fonte più concentrata di anidride carbonica (il principale gas serra): le 50 mila centrali di produzione dell'energia, e le 4.000 compagnie energetiche. Secondo questo database messo in piedi da due centri indipendenti, la Confronting Climate Change Initiative e il Center for Global Development, gli Stati uniti sono il principale produttore di anidride carbonica da generazione di elettricità, e le relative emissioni continuano a crescere. Le centrali di produzione dell'energia sono responsabili del 40 per cento dei gas serra di origine antropica degli Usa e del 25 per cento di quelli mondiali. Una compagnia elettrica americana spicca su tutte per entità di emissioni ed è la Southern Company.
    Una sola delle sue centrali, quella di Juliette in Georgia, contribuisce al riscaldamento climatico più dell'intero settore energetico del Brasile. La Southern, che nel 2006 ha avuto un fatturato di 14,4 miliardi di dollari, ovviamente non intende sentir parlare di obblighi vincolanti nel contenimento delle emissioni e classicamente preferisce puntare sulle «tecnologie pulite». Non stupisce che il presidente Usa sia sulla stessa linea di pensiero: la compagnia ha generosamente finanziato la sua campagna elettorale e adesso cerca di bloccare sia i vincoli alle emissioni che l'introduzione di energie quali il solare, l'eolico, le biomasse.
    Haley Barbour, a suo tempo una delle principali lobbiste della Southern Co, ha avuto un ruolo cruciale nel convincerlo a fare marcia indietro dalle promesse della prima campagna elettorale, di ridurre le emissioni di Co2. La signora, ex presidente dei repubblicani, è stata rieletta governatore del Mississipi pochi giorni fa: porte scorrevoli fra politica e affari. Secondo Frank O'Donnell, dell'organizzazione ecologista Clean Air Watch, dopo che Bush arrivò alla presidenza la signora Barbour gli disse chiaramente che non l'avevano eletto per sopportare elevati costi dell'energia.
    Non che vada benissimo sul fronte dei democratici: a parte vaghe promesse da parte dei candidati alla presidenza, non c'è una vera pressione su queste compagnie energetiche affinché taglino le emissioni. In particolare la Southern, uno dei principali attori politici a Washington, influenza entrambi gli schieramenti.
    E se c'è chi denuncia con dati circostanziati le interferenze fra affari e politica, c'è poi chi persegue con successo la via giudiziaria. Tre giorni fa il giudice federale Louis Oberdorfer ha intimato all'agenzia ambientale governativa Us Environmental Protection Agency (Epa) di rivedere periodicamente come obbligatorio per legge gli standard fissati dalla legge nazionale Clean Air Act e riferiti a: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolati, ozono, piombo, monossido di carbonio.
    La sporca dozzina in oggetto deriva principalmente dalla combustione di carbone, dai motori dei veicoli e da altre fonti, e i suoi effetti coprono un ampio spettro di problemi sanitari e ambientali: oltre al contributo al surriscaldamento del clima nel caso degli ossidi di azoto, sono responsabili di smog, piogge acide che danneggiano l'agricoltura come le specie selvatiche e le foreste, diversi problemi per la salute umana fra i quali morti premature e malattie respiratorie. La decisione del giudice Oberdorfer ha fatto seguito a una causa intentata contro l'Epa dal Centre for Biological Diversity, organizzazione conservazionista con 35mila associati, e da una coalizione di pubblico interesse di diverse organizzazioni e individui che hanno sfidato l'incapacità dell'Epa di rivedere periodicamente come dovuto gli standard della qualità dell'aria. Secondo i ricorrenti, regole più stringenti contro l'inquinamento atmosferico sono essenziali anche per ridurre il riscaldamento globale oltre che per proteggere nell'immediato la salute di chi respira e dell'ambiente. L'Epa ha ora accettato di rispettare le scadenze.
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