domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
08.12.2007
-
| di paola desai
Una rete mondiale contro i pesticidi
Era nato a Penang, in Malaysia, come piccolo gruppo di persone preoccupate dalla diffusione sempre più massiccia dei pesticidi agricoli nei paesi in via di sviluppo. Ora il Pesticide action network («rete d'azione sui pesticidi») è una rete di circa 600 organizzazioni e gruppi in oltre 90 paesi e cinque coordinamenti regionali, e si definisce un «movimento globale» che lavora per «eliminare dal mercato i fitofarmaci più tossici a favore di soluzioni sostenibili; resistere al sistema di produzione agricola geneticamente modificata; promuovere l'emancipazione e partecipazione dei movimenti di base di cittadini e specialmente delle donne, dei lavoratori agricoli, contadini e coltivatori indigeni; aumentare gli investimenti per la ricerca e l'uso di alternative non-chimiche al controllo dei parassiti agricoli». Per celebrare il suo venticinquesimo anniversario del Pan la settimana scorsa una sessantina di delegati di questa rete sono tornati a Penang, per partecipare a una conferenza internazionale.
A volte si dimentica quanto sia pervasivo l'uso di pesticidi (termine che indica tutti gli insetticidi o anticrittogamici usati in agricoltura), di cui mangiamo una gran quantità di residui nel nostro cibo quotidiano. L'uso di pesticidi è aumentato di 50 volte dagli anni '50 e oggi ammonta a 2,5 miliardi di tonnellate all'anno. È in grande crescita soprattutto nei paesi del sud del mondo, dove sono sparsi in quantità spesso eccessive (con risultati nefasti sulle piante che dovrebbero proteggere) e molto spesso senza precauzioni (sono frequenti i casi di sostanze tossiche manipolate a mani nude e/o spruzzate senza proteggere chi lavora nei campi, le persone, i bambini e le famiglie che vivono magari accanto ai campi, il bestiame). Vengono in mente casi famigerati, come la scia di malattie provocata tra i lavoratori delle piantagioni di banane del Nicaragua per l'uso di sostanze peraltro vietate negli Stati uniti perché troppo nocive (questa rubrica se ne è occupata a più riprese). L'uso sempre più massiccio di pesticidi altamente tossici negli ultimi 50 anni ha avuto un impatto novivo sulla salute umana, ha contaminato acqua e terreni, ha effetti negativi sulla sostenibilità dell'agricoltura, sottolinea il Pan: e stima che quancosa come 41 milioni di persone ogni anno siano esposte a queste sostanze tossiche.
«Gli acuti e cronici effetti dei pesticidi su milioni di contadini e lavoratori agricoli, e perfino sui figli che avranno, devono diventare una responsabilità di tutto. L'abuso di questi veleni è inaccettabile tanto più che sono disponibili alternative più sicure e fattibili», spiegava durante quella conferenza a penang Sarojini Rengam, che dirige il coordinamento Pan Asia Pacifico. Stiamo parlando di sostanze con effetti che variano dalle alterazioni e malattie della pelle a problemi respiratori, gastrointestinali, neurologici, fino a tumori, effetti sul sistema riproduttivo, malformazioni dei neonati, disordini del sistema endocrino e immunitario. Molte di queste sostanze sono persistenti e provocano grande contaminazione dei terreni e delle falde acquifere, dei fiumi e paludi, dei sedimenti che qiesti portano. In Africa si preoccupano dell'accumulo di stock di sostanze tossiche (scaricate là o «generosamente» offerte dai paesi ricchi): il coordinatore di Pan Africa, Abou Thiam, parla di oltre 50mila tonnellate di pesticidi obsoleti accumulati nei paesi africani.
L'uso di pesticidi è incoraggiato da un'industria chimica multimiliardaria che ha enorme potere di influenza sui governi e sulle agenzie che fissano standard e normative. E poi è incoraggiato da politiche che danno priorità alle coltivazioni intensive per l'export, coltivazioni «a valore aggiunto». Il Pan si batte contro la monocoltura su larga scala, l'uso commerciale delle terre a beneficio delle grandi aziende agroindustriali - e a scapito delle piccole economie locali. Ha aperto anche la battaglia contro gli agrocarburanti. Per gli attivisti del Pan, difendere l'agricoltura sostenibile è una questione di democrazia e di giustizia.
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