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TERRA TERRA
11.12.2007
  • | di Marinella Correggia
    Burkina: i fagiolini, l'acqua, la partecipazione...
    Era un classico: i contadini delle zone meno aride del Burkina Faso coltivavano fagiolini verdi e non li mangiavano; né li mangiavano gli abitanti di Ouagadougou e delle altre città. Era tutto esportato. Questo meccanismo, l'opposto della sovranità alimentare, non piaceva affatto alla rivoluzione guidata da Thomas Sankara che arrivò alla presidenza nel 1983, per essere ucciso in un colpo di stato quattro anni dopo - venti anni fa. Così, si colse l'occasione di un «incidente commerciale»: un anno la ditta francese che importa i fagiolini non è soddisfatta della qualità e rigetta lo stock. Così comincia uno degli inediti esperimenti della «rivoluzione degli integri»: i funzionari con salario fisso e governativo sono obbligati a comprare gli ortaggi, 5 chili a testa. Pagamento cash oppure detrazione dal salario. Ricette e proprietà di questo ortaggio accompagnano l'iniziativa. Un intreccio fra provvedimento d'autorità e coscientizzazione che era tipico della rivoluzione burkinabè. «E qualcuno dirà: ecco, la solita imposizione dall'alto; ma il risultato fu che da allora i contadini stettero più tranquilli grazie a questo sbocco anche locale per i loro prodotti, e sia nelle città che nelle campagne il consumo di fagiolini e altre verdure aumentò, entrando nelle abitudini»: Michel Kouda, che con Sankara fu ministro dell'Acqua e adesso si occupa di lotta alla desertificazione, ha parlato di quegli anni ieri a Roma al convegno «Incontrare Thomas Sankara», organizzato dai migranti del Movimento degli Africani (presieduto dalla ghanese Sami Nkrumah, figlia del grande africano a cui anche il presidente burkinabè si ispirò).
    Mangiamoci i nostri prodotti alimentari, o scambiamoli con i paesi vicini e africani, e solo in modo residuale avviamoli al commercio internazionale: è questa anche l'esortazione, valida per tutti i continenti, del recente testo Commercio e agricoltura. Dall'efficienza economica alla sostenibilità sociale e ambientale (Emi) curato da Wolfgang Sachs e Tilman Santarius del Wupperthal Institute tedesco.
    La partecipazione era cruciale nelle scelte burkinabè in materia di agricoltura e di acqua. Come hanno spiegato Kouda e un altro ex ministro (del Lavoro), Fidèle Toè, Sankara volle evitare i progetti calati da Ouagadougou tramite i funzionari. Quindi i fu preliminare la conoscenza sul terreno, e vitale la partecipazione dei destinatari. Era cruciale partire dall'agricoltura, settore centrale, agendo su tre fattori chiave per la produzione e i produttori agricoli: le condizioni naturali, le condizioni di mercato, le scelte politiche. Quanto al mercato già si è detto: il principio adesso detto del «ciclo corto», dell'agricoltura rilocalizzata, del «consumare quel che si produce» e viceversa, minimizzando import ed export. Quanto alla politica, era vitale tranquillizzare i contadini con la riforma agraria e fondiaria, che rimase un punto debole per via delle resistenze dei capi tradizionali. Sulle condizioni naturali, il grande fattore limitante in molte parti del paese era l'acqua, per i suoi vari usi. Al diritto era destinato un quarto del magro budget governativo (pari a circa 50 milioni di euro tutto compreso...un bilancio risicato che non impedì ad esempio di abolire la precedente odiosa tassa sulle internazionali). Si susseguirono gli esperimenti; fra questi anche il bombardamento delle nuvole per provocare la pioggia, affittando un apposito aereo e formando come «segnalatori della nuvola giusta» gli agenti di polizia già dislocati nelle campagne (la pioggia provocata è una pratica tuttora in vigore, seppure non risultati non sempre eccelsi). Poi la gestione dell'irrigazione, lo scavo di pozzi e la realizzazione con squadre di lavoro di innumerevoli dighette e alcune dighe più grandi, che Sankara immaginava potessero servire anche per un po' di svago, ai bordi di questi «piccoli mari».
    Dicono i due ministri: «Se tutto ciò fosse stato così negativo, sarebbe stato abbandonato. Invece quei progetti fecero scuola in diversi paesi africani».
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