domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
13.12.2007
-
| di Valeria Brigida
L'oro nero di Ortona
Se leggete «petrolio» quale area geografica vi viene in mente? Non occorre volare con la mente verso lontani continenti. A Ortona, piccola località abruzzese nella provincia di Chieti, ormai nota per i suoi vini doc e per la sua agricoltura biologica, ha avuto via libera alla costruzione del nuovo imponente impianto di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline limitrofe. È il nuovo «Centro Olii» dell'Eni, la compagnia italiana a partecipazione statale, che ha dato prova di grandi abilità nel destreggiarsi tra gli ostacoli della lenta e cavillosa burocrazia italiana. Non solo. È riuscita anche a non attirare l'attenzione dei mass media che, al solo annunciare della notizia di fronte a tutta Italia, avrebbero potuto scatenare mobilitazioni di massa stile «No Tav» o dell'emergenza rifiuti in Campania.
Dunque negli ultimi giorni gli abitanti di Ortona hanno notato «strane operazioni» attorno ai 117,000 mq di riserva naturale protetta destinati all'Eni. Il timore è che alla fine, in silenzio, si stia realmente procedendo alla realizzazione della centrale. Il 20 novembre 2007 il ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio riceve una lettera. Questo messaggio porta la firma del dottor Luciano D'alfonso, sindaco di Pescara, che allerta: «Un insediamento petrolifero di così estese dimensioni nel territorio di Ortona potrebbe avere come conseguenza, innanzitutto, quella di alterare fortemente ed irrimediabilmente l'equilibrio ambientale». Il primo cittadino di Pescara, per sostenere la sua tesi, cita un rapporto tecnico-scientifico dei dipartimenti di matematica e di biomatematica delle università di Los Angeles: dimostrerebbe che «un impianto di prima raffinazione del petrolio è in grado di diffondere in atmosfera scarichi di H2S per un raggio di 40 km, in condizioni di vento normali, e di arrecare conseguenze dannose in termini di inquinamento ambientale ad un territorio di oltre 100 km quadrati in ipotesi di incidenti all'impianto». L'aspetto ancora più inquietante è che - sempre secondo la ricerca statunitense - «il rilascio prolungato di tale sostanza alla lunga è destinato ad avere effetti deleteri per la salute della popolazione sottoposta alla sua inalazione, creando disturbi neurologi, respiratori, cardiaci e motori, arrivando nei casi più gravi anche a rappresentare la causa di neoplasie al colon».
A nulla sono servite le innumerevoli manifestazioni spontanee di migliaia di abitanti dell'area. Invano gli striscioni mantenuti dei bambini abruzzesi che, di fronte a uno sfruttamento del territorio per almeno i prossimi quindici anni, chiedevano semplicemente: «lasciateci crescere». La battaglia di Ortona è per certi versi una battaglia senza colore politico. Il 2 ottobre Carlo Costantini, deputato abruzzese di Italia dei valori, ha presentato alla Camera un'interpellanza urgente. Al suo fianco c'erano Maurizio Acerbo (Prc), Teodoro Buontempo (An) e Massimo Donadi (Idv). In questo documento l'onorevole Costantini ha denunciato le incoerenze e le irregolarità del cosiddetto «Progetto Maglianico». Le prime si riferivano alle perplessità espresse dal parlamentare sul se e il come il Governo «intenda accertare che il piano industriale dell'Eni per Ortona e per l'Abruzzo, sia congruo rispetto alle politiche energetiche e alle misure governative di sostegno alle fonti alternative al petrolio». Dubbi, inoltre, su come l'Eni fosse riuscita a superare «i secchi no» di Regione e Provincia. All'interrogazione parlamentare ha controbattuto il vice ministro allo Sviluppo economico, Sergio Antonio D'Antoni: a suo giudizio i pareri favorevoli degli enti locali erano già arrivati nel 2002, dalle precedenti giunte. D'Antoni ha inoltre assicurato il rispetto delle procedure per garantire «la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e insieme la salvaguardia della natura di quei territori». Ma a cosa servirà una proclamazione d'intenti a cose fatte? L'unica cosa certa è che a Natale, sotto gli alberi delle riserve naturali abruzzesi, l'unico oro che brillerà sarà «nero».
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