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TERRA TERRA
22.12.2007
  • | di Marina Forti
    Le raffinerie che avvelenano il Brahmaputra
    Gli abitanti di Guwahati, capitale dello stato dell'Assam, in India nord-orientale, sono rimasti sconcertati questa settimana nel trovare migliaia di pesci morti sulle rive del Brahmaputra, il fiume che attraversa la città. Altrettanti pesci sono ammalati, dicono le autorità, così che la morìa sembra destinata a continuare, mentre il governo assamese ha chiesto alle autorità sanitarie di riferire al più presto sulle cause del fenomeno.
    «Potrebbe essere un caso di avvelenamento causato dall'inquinamento del fiume, o anche il risultato di qualche esplosione provocata in acque profonde per pescare pesce in grande quantità», ha detto alla Bbc un dirigente sanitario, C. K. Bhuiyan. Pare che la pesca con l'esplosivo, ovviamente illegale, non sia rara. Ma gli indizi più consistenti puntano piuttosto sull'inquinamento, che da tempo crea grande allarme. A Guwahati c'è una grande raffineria di petrolio, in tutto lo stato ce ne sono cinque. Già alla fine del 2006, esattamente un anno fa, l'ente statale per il controllo ambientale (Assam Pollution Control Board) aveva ingiunto alle compagnie petrolifere di ripulire il sistematico inquinamento ambientale di cui sono responsabili, e di procedere alla bonifica.
    Il petrolio è un'industria rilevante in Assam, anche se lo stato è forse più noto per l'ottimo tè che produce nella verdeggiante valle del Bahmaputra e che esporta in grande quantità (nelle piantagioni lavora una popolazione di origine tribale tenuta ai margini della società assamese: sul conflitto delle «tribù del tè» vedi terraterra, 29 novembre).
    L'Assam produce però anche circa il 15% del greggio estratto on-shore (sulla terraferma) in India. Lavorano nello stato nord-orientale le compagnie di stato Oil India Ltd e Oil and Natural Gas Corporation Ltd, che riforniscono le raffinerie della Indian Oil Corporation Ltd.
    Un anno fa il Pollution Control Board dell'Assam aveva condotto un'ampia indagine sulle attività estrattive e ne era risultato un pesante atto d'accusa: per oltre 40 anni queste aziende hanno devastato zone ricche di risorse naturali, distrutto ampie porzioni di foresta aprendovi pozzi e strade d'accesso, poi hanno impedito la rigenerazione delle medesime foreste lasciandosi dietro chiazze di greggio mai ripulite. Inoltre hanno messo in pericolo la salute di milioni di persone, poiché hanno contaminato le falde acquifere scaricando fanghi velenosi negli stagni e inquinato i fiumi scaricandovi i residui non trattati delle loro attività. L'ente di controllo ambientale aveva messo sotto particolare osservazione le raffinerie, trovando che scaricano nel Brahmaputra e nei suoi affluenti sostanze tossiche in misura tra 15 e 20 volte più alta dei limiti fissati dalle leggi federali.
    Il Brahmaputra, uno dei grandi fiumi che nascono dalle nascono dalla catena dell'Himalaya sugli altopiani del Tibet, attraversa l'Assam da nord-est prima di correre a sud attraverso il Bangladesh, dove si butterà nel Golfo del Bengala formando un gigantesco delta comune con il Gange. Ma l'inquinamento petrolifero si traduce in un danno ecologico pesante: pesce, tartarughe, il raro delfino fluviale sono quasi scomparsi.
    Dunque l'ente di controllo ambientale aveva ordinato alle 5 raffinerie di adeguarsi a un livello di «inquinamento zero» entro il 31 dicembre di quest'anno, o altrimenti saranno chiuse d'autorità. Pare che due abbiano comunicato di aver eliminato gli scarichi, altre sono a buon punto - anche se le informazioni sono ancora alla verifica delle autorità. Ma la raffineria di Guwahati è «renitente» e resta la più grande fonte di inquinamento dello stato, hanno commentato ieri i funzionati dell'ente di controllo, con scarichi centinaia di volte più alti di quelli ammessi. La moria di pesci sembra avere una causa molto precisa. Mentre il 31 dicembre si avvicina.
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