mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
TERRA TERRA
08.02.2008
  • | di marina forti
    Baghdad, i liquami e il gelo
    La capitale irachena sta affondando nelle sue stesse fognature, ha sete d'acqua potabile e manca di elettricità. A descrivere così Baghdad è un funzionario del governo. Il signor Tahseen Sheikhly, portavoce civile del piano di sicurezza per Baghdad (diretto e sostenuto dalle forze statunitensi), ha parlato dei problemi di Baghdad durante una conferenza stampa, domenica scorsa, di cui troviamo nota sull'agenzia France Presse. Ha spiegato che dei tre impianti di depurazione dei reflussi liquidi che una volta servivano la città sulle sponde del Tigri oggi ne funziona uno, a intermittenza; un altro è fuori uso e nel terzo le condutture sono ostruite, così che la fogna forma un lago puzzolente così grande «che può essere visto come una grande macchia nera su Google Earth», ha detto Sheikhly. Inutile dire che tutto va a finire nel fiume. Nell'intera città le condutture idriche, dove esistono, sono così vecchie e fragili che non si può pomparvi l'acqua nel volume necessario per soddisfare la domanda, così molti quartieri la ricevono solo di tanto in tanto. Quanto all'energia elettrica, la città di Baghdad ha un deficit di 3.000 megawatt: oggi gli abitanti ricevono la corrente solo a intermittenza e devono contare sui generatori a gasolio per illuminarsi o per far funzionare tv ed elettrodomestici (che però sono in aumento). Baghdad aveva circa 4 milioni e mezzo di abitanti prima dell'invasione guidata dagli Stati uniti; non abbiamo un dato preciso sulla popolazione attuale.
    «Fognature, acqua ed elettricità sono i nostri tre problemi principali», ha insistito Shaikhly: ben cinque anni dopo l'invasione la vita quotidiana degli abitanti di Baghdad è un inferno. Attribuire responsabilità ovviamente è un esercizio politico. Il portavoce governativo ha sottolineato che già sotto Saddam Hussein, negli anni dell'embargo economico, il regime aveva messo poca attenzione nelle infrastrutture civili essenziali. È vero che allora Baghdad «funzionava» discretamente: il disastro è avvenuto dopo, con i bombardamenti, poi la città abbandonata a saccheggi e distruzione nelle ore seguite all'ingresso delle truppe Usa. Vandalismo e «violenza settaria» hanno ulteriormente danneggiato i servizi della capitale, accusa il funzionario: la sicurezza è un deterrente (o un alibi) alla ricostruzione.
    Si aggiunga la penuria di carburante: a Baghdad si vedono code di centinaia di metri alle pompe di benzina, e così in molte province del paese. Benzina per le auto, kerosene per le stufe, gasolio per i generatori scarseggiano in particolare in questo periodo, e anche qui c'è un rimpallo di accuse: il ministero dell'energia accusa quello del petrolio e viceversa, ed entrambi accusano i sabotaggi compiuti dai combattenti antigovernativi, frequenti sia alle installazioni petrolifere sia alle linee di distribuzione dell'energia. Sta di fatto che Baghdad è in crisi, segnala Irin news, l'agenzia delle Nazioni unite per gli affari umanitari. I ministeri, ad esempio della sanità, hanno scorte d'emergenza con cui rifornire ad esempio gli ospedali - anche se per il momento l'ospedale al Yarmouk, il maggiore della città, ha scorte sufficenti e funziona normalmente. Ma ad aumentare la domanda di carburante, e la pressione sulla già fragile rete elettrica, è un inverno eccezionalmente freddo: a Baghdad in gennaio le temperature sono scese fino a meno 4 gradi centigradi. Senza kerosene non c'è modo di scaldarsi: ma il kerosene sul mercato ufficiale (14 centesimi di dollaro al litro) è scarso, e sul mercato nero costa oltre un dollaro al litro; una famiglia per scaldarsi ha bisogno 10 litri al giorno, cioè una spesa di 300 dollari al mese.
    Il signor Sheikhly non voleva dare un'immagine negativa: anzi, diceva che l'operazione di sicurezza lanciata l'anno scorso sta permettendo il graduale ripristino dei servizi essenziali. La situazione di fatto però resta quella sopra descritta. Presa nel circolo vizioso di attacchi e accuse, la vita dei baghdadini è piombata nel buio, in tutti i sensi - anche letterale.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI